Legambiente a caccia delle mancate demolizioni nei comuni italiani: 71.450 gli immobili coinvolti. Presentazione di proposte normative al Parlamento

Legambiente a caccia delle mancate demolizioni nei comuni italiani: 71.450 gli immobili coinvolti. Presentazione di proposte normative al Parlamento

Il cemento, oggi come ieri, continua ad avanzare e ad espandersi invadendo gli spazi urbani e trasformando i panorami delle coste nostrane. In Italia vige una legge in fatto di abbattimenti sistematici a scopo regolativo, ma in molti casi i comuni decidono di autogestirsi, in maniera quindi indipendente, distaccandosi dalle direttive generali.

Da qualche tempo Legambiente si sta dedicando alla questione delle demolizioni che restano ferme, dunque mai partite o mai completate. Il dossier “Abbatti l’abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni nei comuni italiani”, presentato a Palermo in presenza di Stefano Ciafani, presidente Legambiente, Antonino Morabito, responsabile Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, Rossella Muroni, deputata della Commissione ambiente della Camera dei deputati e prima firmataria di un progetto di legge per snellire l’iter degli abbattimenti, Pino Virga, sindaco di Altavilla Milicia, insignito del premio Ambiente e Legalità 2018, Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia, è la fotografia precisa ad oggi della situazione.

Di tutti gli edifici censiti, 71.450 immobili risultano colpiti da ordinanze di demolizione, più dell’80% però non ancora eseguite. Soltanto il 3,2% risulta registrato negli archivi comunali, su una base di indagine di 1804 comuni che hanno risposto. I restanti 6mila comuni italiani si sono opposti all’indagine, informazione preziosa che restituisce un’idea sull’entità del problema. Un abusivismo che viene legittimato da vecchi permessi e concessioni che non hanno più valore e andrebbero rivisti a partire da una analisi del fenomeno dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, con un generale ripristino della legalità.

“È ora di chiudere questa pagina vergognosa della storia italiana che ha prodotto e alimentato illegalità e ha cambiato i connotati, devastandole, a intere aree del Paese – dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente -. Sappiamo bene di essere di fronte a un fenomeno complesso, immerso in un pantano burocratico che si è allargato a dismisura con i tre condoni edilizi, che hanno puntualmente rilanciato nuove stagioni di abusivismo, con la complice inerzia dei Comuni e con lo stallo prodotto dai ricorsi amministrativi mai giunti a sentenza. Proprio per questo è indispensabile mettere mano a questa materia, perché occorre riscattare interi territori e le loro comunità, riportando legalità, sicurezza, bellezza, economia sana e turismo. È questo il senso nella nostra proposta al Parlamento per accelerare il ripristino della legalità, per rendere più rapido ed efficace l’iter, affidando allo Stato e ai prefetti la competenza sulle demolizioni degli abusi edilizi, oggi in mano ai Comuni troppo spesso vittima del ricatto elettorale”.

I dati regionali: passato e presente a confronto

Storicamente, la regione più esposta al fenomeno dell’abusivismo è sempre stata la Sicilia con il 9,3% del totale delle ordinanze emesse su tutto il territorio nazionale, a seguire la Calabria con il 3,9%, la Puglia con il 3,2%, dati che aumentano se ci si sposta dall’entroterra alle zone costiere. La percentuale di abbattimento realmente avvenuto si aggira invece attorno ad una media del 15%, lasciando intendere un grande margine di inadempienza.

Oggi, rispetto ai dati degli ultimi 15 anni, valutando il rapporto tra ordini di demolizione e reali  abbattimenti, la performance migliore è quella del Friuli Venezia Giulia, con il 65.1%; quella peggiore è della Campania, con il 3% di esecuzioni. Se si considera il numero assoluto di ordinanze, allora la prospettiva si corregge: il Friuli Venezia Giulia ha un tasso di demolizioni alto a fronte di un numero basso di ordinanze (l’1,1% a livello nazionale), mentre la Campania detiene il record di ordinanze, oltre il 23% del totale nazionale. Risultano buoni i risultati della Lombardia, che con il 6,9% delle ordinanze nazionali ne ha eseguite il 37,3%, del Veneto (9,5% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 31,5%) e della Toscana (7,1% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 24,8%).

“Rispetto al boom degli ultimi decenni del secolo scorso, l’abusivismo non è scomparso, ha sostanzialmente scelto di non dare troppo nell’occhio, è diventato una pratica più subdola e quindi meno facile da individuare – aggiunge Laura Biffi, curatrice del dossier di Legambiente –. Tenere alta la vigilanza su questo tema è di fondamentale importanza, anche per opporsi con tempestività ai tentativi, mai sopiti, di varare un quarto condono magari celandolo, grazie a qualche escamotage, in un emendamento. E non si sventoli la bandiera degli abusivi di necessità, cavallo di battaglia di tanti politici, perché l’unica risposta degna da parte delle istituzioni deve essere nel solco della legalità, assicurando non la disponibilità di una casa abusiva, ma un alloggio regolare, di edilizia pubblica e realizzato seguendo le più elementari regole costruttive che ne assicurino stabilità e sicurezza. Perché anche quello della sicurezza antisismica degli edifici è un aspetto ancora gravemente sottovalutato. Se fino a oggi nessun terremoto ha pesantemente colpito le aree del paese più densamente abusive è stato semplicemente un caso”.

Esempi positivi da riportare, dove qualcosa si sta muovendo, ce ne sono. È il caso del Salento in cui opera la Procura della Repubblica di Lecce da alcuni anni con importanti interventi di demolizione. A Capo Rizzuto, in Calabria, a febbraio i proprietari di un abuso in costruzione a pochi metri dal mare hanno deciso di abbatterlo senza aspettare che lo facesse il Comune o la Procura. Altri casi simili a Rocca di Papa e nel Casertano.

Le proposte normative al Parlamento

Legambiente chiede al Parlamento di intervenire con una proposta legislativa che renda più rapido ed efficace l’istituto delle demolizioni degli immobili abusivi, avocando innanzitutto la responsabilità delle procedure di demolizione agli organi dello Stato, nella figura dei prefetti, esonerando da tale onere i responsabili degli uffici tecnici comunali e i sindaci.

Inoltre, si ritiene necessario intervenire su altri tre aspetti significativi che concorrono all’efficacia delle procedure di ripristino della legalità in materia di abusivismo: il controllo della Corte dei Conti sul danno erariale prodotto; il rapporto tra la prescrizione del reato di abusivismo e la demolizione; l’effetto dei ricorsi per via amministrativa sull’iter delle demolizioni.

Infine Legambiente propone di istituire, per il periodo dal 2029 al 2015, un fondo di 100 milioni di euro per chiudere la stagione dei condoni edilizi e completare finalmente l’esame di milioni di pratiche ancora inevase e sepolte negli uffici comunali che si aggirano attorno a 5.392.716  dal 1985. Fino a chiudere con l’emersione degli immobili non accatastati, le cosiddette “case fantasma”.

“È bene – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – così come proponiamo, che la futura responsabilità sulle demolizioni passi ai Prefetti, per togliere qualsiasi alibi a chi, anche su queste vergogne, ha cercato e cerca consensi elettorali, ma è bene ricordare che continuano ad esistere, per fortuna, sindaci onesti, come quelli di Carini o di Altavilla Milicia che con tenacia, coraggio e determinazione non si sono fermati, hanno continuato ad abbattere, liberando i lori territori da scempi, illegalità e obbrobrioso cemento. A loro va il nostro plauso e ringraziamento”.

Share