L’economia in tilt. Crescono solo i precari, 700 mila in più. Cala la produzione industriale, -1,8%. Nel frattempo Salvini e Di Maio cincischiano sulla manovra di Bilancio. Tria fa l’equilibrista

L’economia in tilt. Crescono solo i precari, 700 mila in più. Cala la produzione industriale, -1,8%. Nel frattempo Salvini e Di Maio cincischiano sulla manovra di Bilancio. Tria fa l’equilibrista

Le interviste si sprecano. Ora che anche le televisioni riprendono i talk show politici, sempre più comparsate del Salvini e del Di Maio. I due vicepremier occupano quotidianamente i teleschermi, le radio, la carta stampata; argomento dominante la messa a punto del Def, il documento di Economia e Finanza e la preparazione del Bilancio per il 2019. Scadenze importanti per il futuro del nostro paese. I due vicepremier fanno a gara  a chi arriva prima. Di Maio vuole subito il reddito di cittadinanza, Salvini la flat tax. In campo anche la revisione della legge Fornero. Nel contratto di governo siglato fra  la Lega e i Cinquestelle, questi sono i punti cardinali. Si dà il caso che l’attuazione del contratto, base del governo gialloverde, avrebbe un costo superiore ai cento miliardi. Che non ci sono. I due vicepremier allora fanno a gara a chi viene prima. Siccome il ministro che tiene i cordoni della borsa ha fatto sapere che non ci sono soldi per coprire il costo del contratto di governo, che  gli impegni presi con gli elettori potrebbero essere realizzati “gradualmente”, nell’arco  della legislatura, cinque anni, i due vicepremier stanno facendo pressione perché sia data precedenza a ciò che più preme a ognuno. Nessuno dei due, nelle interviste, si fa per dire, perché gli scriba sono comprensivi e le domande sono fatte in modo che l’intervistato si trovi a suo agio, fa il minimo cenno alle difficoltà che sta vivendo l’economia del nostro paese.

Due indicatori economici segnalati da Istat indicano che non siamo ancora fuori dalla crisi

Speriamo di essere smentiti nei prossimi giorni, speriamo che Salvini e Di Maio, ed anche Tria, si rendano conto che l’Italia sta male, che ben altre sono le politiche da mettere in campo per affrontare problemi economici e sociali che diventano sempre più gravi. Non parliamo del presidente del Consiglio che sembra estraneo rispetto a queste problematiche. Due indicatori economici resi noti dall’Istat indicano un Paese che non è ancora uscito dalla crisi. Addirittura regredisce, fanalino di coda in Europa, con indici relativi all’occupazione e alla produzione industriale che si muovono verso il basso. Istat, come è sua abitudine, per non turbare il manovratore parla di aumento  dell’occupazione. Ma come al solito è tutta una finta. Dice la nota dell’Istituto che “nel secondo trimestre 2018 si contano 205 mila occupati in più rispetto al secondo trimestre 2008″. Non solo, Istat parla di “recupero dei  livelli pre-crisi” e sottolinea che “si è raggiunto e superato il numero  degli occupati del secondo trimestre 2008 e il tasso di occupazione 15-64 anni non destagionalizzato è tornato allo stesso livello”, ovvero al 59,1% in entrambi i periodi. Istat parla poi della ripresa iniziata prima nel Centro Nord e poi nel Mezzogiorno dove il calo degli occupati ha riguardato complessivamente 700 mila unità fino al 2014, il saldo rispetto al pre-crisi è ancora ampiamente negativo (-258 mila, -3,9%; il relativo  tasso -1,6 punti). Poi, insieme ad un  mare di numeri arriva il dato vero: “Riguardo alle caratteristiche dell’occupazione – scrive l’Istituto – il recupero interessa esclusivamente il lavoro alle dipendenze, specialmente nella componente a termine”. Rispetto  al pre crisi si parla di un +30,9%, pari a 700 mila lavoratori a tempo determinato. “A questa crescita – si legge – fa da contraltare la perdita di circa 600 mila indipendenti (-10,2%). Nel nel secondo trimestre 2018 l’occupazione è cresciuta rispetto al trimestre precedente (+203 mila, +0,9 punti) a seguito dell’ulteriore aumento dei dipendenti a termine, della stabilità dei lavoratori a tempo indeterminato e della ripresa degli indipendenti”. Il tasso di occupazione aumenta di 0,5 punti, portandosi al 58,7%.  In un anno la crescita è stata di 387 mila occupati (+1,7% ), concentrata tra i dipendenti a termine a fronte del calo di  quelli a tempo indeterminato (+390 mila e -33 mila, rispettivamente) e  della crescita degli indipendenti (+30 mila). Nel secondo trimestre del 2018 l’incidenza dei lavoratori dipendenti a termine sul totale dei dipendenti raggiunge il 17%.

Industria, cala la produzione

Sempre Istat ci  offre uno spaccato dell’industria italiana di fatto tutto in negativo. Per la prima volta dal 2016 si parla di una inversione di rotta e di una brusca discesa della produzione nel mese di luglio. Inutile, come fanno alcuni  scriba parlare di un “quadro a luci ed ombre” a proposito di quello offerta da Istat e rilanciato dalle agenzie di stampa. A luglio infatti si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,8% rispetto a giugno. Corretto per gli effetti di calendario l’indice è diminuito dell’1,3%. Su base annua si tratta della prima flessione da giugno 2016 e del risultato peggiore da oltre tre anni (-1,8% a gennaio 2015). Male anche la produzione italiana di autoveicoli: a luglio scende del 10,9% rispetto a giugno (dato destagionalizzato). Su base tendenziale la produzione cala del 6,5% (dato corretto per gli effetti di calendario) e del 4,4% (dato grezzo).

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