Il mantra di Renzi. Ma se Salvini e Di Maio sono al potere è anche grazie a lui

Il mantra di Renzi. Ma se Salvini e Di Maio sono al potere è anche grazie a lui

Lo dice, lo ripete come un mantra. Evidentemente gli piace, se ne compiace. Matteo Renzi non perde occasione per rimproverare Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani e gli altri “scissionisti” d’aver fatto la guerra al “Matteo sbagliato”; sarebbe grazie a questa guerra, che ora spadroneggia e impazza il Matteo che andava combattuto. Matteo Salvini, ovviamente. Lo dice, lo ripete. Pensa così di occultare una verità che può essere negata mille volte, ma sempre tale rimane: se oggi spadroneggiano e impazzano i Salvini e i Di Maio; se Lega e Movimento 5 Stelle sono al potere, e alla bisogna corrono in soccorso Forza Italia e Fratelli d’Italia, merito e responsabilità, in buona quota, va a Renzi e al suo “cerchio” fiorentino: responsabili di tante e tali mirabolanti imprese che anche in un paese di scarsa memoria come l’Italia, restano impresse, come marchiate.

Giova ricordare che non si è mai visto in nessun paese al mondo un leader di partito sconfitto sette volte di seguito, che promette un ritiro a vita privata; e ancora ha la pretesa di “guidare” e dettare la “linea”. Giova ricordare che grazie a un delirio di onnipotenza senza corrispondenza, questo leader ha perso un referendum su modifiche costituzionali raffazzonate e pericolose, e così messo una pietra tombale per chissà quanto tempo a riforme che pure necessitavano. Giova ricordare che questo leader ha fortissimamente voluto una legge elettorale pessima, pensando di “asfaltare” i suoi avversari politici, finendone però “asfaltato”, e col risultato che di riforma elettorale nessuno parla piu’. Giova ricordare che questo leader  ha fortissimamente voluto una legge di riforma della RAI, pensando cosi’ di impadronirsi dell’informazione pubblica, col bel risultato che ad avvantaggiarsene solo oggi coloro che dovevano venirne mortificati.

Giova ricordare che la “medaglia” Salvini-Di Maio nel suo rovescio ha il volto di Renzi. Loro inseguono uno sciagurato “sovranismo” inanellando corbellerie inaudite (l’ultima in ordine di tempo è che il “sovranismo” è in Costituzione, in quanto si sancisce che il popolo è “sovrano”), e si fanno ispirare da  personaggi come Steve Bannon e Viktor Orban; Renzi risponde inseguendo prima Tony Blair, poi Barack Obama, alla fine Emanuel Macron… Un po’ d’erba del proprio giardino, senza guardare quella dei vicini non guasterebbe. Ma occorre prima di tutto che ci sia, “l’erba”: le idee, un progetto, una “visione”. Proprio le cose che mancano, che non ci si dà neppure pena di cercare.

A D’Alema, Bersani e compagni si può e si deve rimproverare tanto: di errori ne hanno commessi in quantità. Ma Renzi è il tale che vede lo stecchino nell’occhio altrui, e pervicacemente ignora la foresta nei suoi. Non è serio accreditare ogni presunta vittoria a suo merito, addossare ogni autentica sconfitta sulle spalle altrui. Il “Matteo due” esiste anche per diretta responsabilità di “Matteo uno”, dei suoi errori, delle sue miopie, dei suoi egoismi, della sua arrogante supponenza. Così come per certi versi non è arbitrario né paradossale dire che Renzi sia “figlio”, anche se illegittimo, di Silvio Berlusconi.

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