Governo gialloverde in tilt. Flop del Consiglio dei ministri. Conte si defila. Le incertezze di Tria. Il dilemma fra Salvini e Di Maio: sfioriamo (dolcemente) o sforiamo il 3 %. Lo spread continua a volare. La crescita non c’è

Governo gialloverde in tilt. Flop del Consiglio dei ministri. Conte si defila. Le incertezze di Tria. Il dilemma fra Salvini e Di Maio: sfioriamo (dolcemente) o sforiamo il 3 %. Lo spread continua a volare. La crescita non c’è

Ci provano Salvini Matteo e Luigi Di Maio, detto giggetto, a far credere agli italiani che tutto va per il meglio, che le promesse elettorali saranno mantenute punto per punto. Il vicepremier Salvini se la prende con i mercati. Di Maio con le agenzie di rating. Dice il capo leghista: “Dubbi dei mercati? Saremo compresi dai fatti”. La lingua italiana non è il suo forte. Voleva dire che i fatti dimostreranno che manteniamo gli impegni. Ed infatti afferma: “Mi stupisce che non si apprezzi il fatto che manteniamo gli impegni espressi in campagna elettorale”. Poi annuncia a proposito del debito e del documento di Economia e Finanza e del Bilancio: “Io voglio fare spesa utile”. E qui arriva l’ironia: “Spero che rientri nei canoni europei”. Poi il grande annuncio: “Nella manovra ci sarà un primo passo e tanti italiani pagheranno meno tasse”. Poi un capolavoro salviniano: “Ci si può avvicinare al 3%?” si è chiesto. “Lo sfioreremo, dolcemente, come i leghisti sanno fare, senza superarlo”. Quel “dolcemente” in bocca ad un leghista è davvero un capolavoro. Chissà a cosa pensa il vicepremier e capobastone leghista? Sui social qualcuno ricorda una veste femminile, tutta in trasparenza.

Il ministro degli Interni, mani sui fianchi, porta un volgare attacco a Maurizio Martina

In contrasto con il Salvini, il rude, che spesso si mette le mani sui fianchi, prima di iniziare un comiziaccio. Ricorda un altro che si metteva le mani sui fianchi, gonfiava il petto, poi salutava col saluto romano tanti anni fa. Non gli andò bene. Anzi. Oggi quel saluto lo fanno i neofascisti Ma non gli andò proprio bene. E quando parla degli avversari politici, cosa del tutto legittima, ti fa capire che li considera nemici, l’offesa è la sua specialità. Sentite come un vicepremier, ministro degli Interni, parla di un suo avversario politico, il segretario del Pd. “Secondo me – dice – Martina l’ha scelto Renzi così lui continua a fare bella figura”. E poi, “io pensavo che la persona più fisicamente triste fosse Fassino. No – dice – Martina riesce ad andare oltre. Io vedo Martina e mi viene voglia di dire, hai bisogno di due euro? Posso offrirti un tramezzino”. Di Maio, più “moderato”, ci tiene a far sapere che ormai ci siamo, reddito di cittadinanza, il primo obiettivo, e  revisione della Fornero sono cose fatte. Non solo. Mentre Salvini parla di sfiorare “dolcemente il 3%” lui, il giggetto, pure vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, parla di sforare il 3% e afferma che “non possiamo star dietro a un’agenzia di rating e poi pugnalare alle spalle gli italiani”.

Le parole reddito di cittadinanza neppure pronunciate dal capo leghista

Anche il Salvini, a dire il vero, aveva fatto propria questa richiesta, poi ci ha ripensato visto che il ministro Tria, il responsabile dell’Economia, stava alzando le barricate ed aveva preso qualche impegno con i Commissari Ue. Lui è rimasto dell’idea dello sforamento, sostenuto anche, guarda caso, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, quello che viene indicato come “la mente” della Lega, Giancarlo Giorgetti e dal viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, leghista di peso. E martedì si riunisce il vertice leghista per decidere quali misure inserire nella manovra, l’aggiornamento del Def. Lui ha anticipato annunciando che la riunione dovrà indicare “un cambio di direzione su pensioni, tasse, accise”. Le parole reddito di cittadinanza neppure pronunciate.

Intanto, il ministro Tria, di ritorno dalla Cina, ha fatto capire che si dovrebbe stare lontani dal 3% ed al ministero si dice che stiano preparando il documento indicando il 2%. E Conte? Pare si sia convinto che quel 3% venga messo da parte. Non parla, forse ascolterà qualche consiglio del Capo dello Stato che avverte l’isolamento dell’Italia. Del resto, era stato annunciato che il Consiglio dei ministri, il primo dopo le vacanze, avrebbe affrontato a conclusione dei lavori, molto importanti, viste anche le drammatiche notizie che arrivano dalla Libia, i problemi economici. Tutti i ministri convocati. Ma non sarà così. Il presidente Conte è assente, rientra a Roma domani. Presiede il vicepresidente Salvini. Assente anche l’altro vice, il Di Maio, a Foggia per altri impegni. Non c’è notizia neppure del ministro Tria. La riunione si limita ad esaminare pratiche ordinarie. Il Salvini già che c’è, trova il modo di far sapere chi è. A proposito del taser la nuova dotazione per le forze di polizia dichiara: “In prospettiva mi piacerebbe che fosse presente in tanti ambienti, penso ad esempio ai treni su cui si viaggia” perché “non può essere un’avventura viaggiare sui treni”, confermando il “bentornata” alla capotreno di Trenord “che ha chiesto educatamente  – parole del ‘dolce’ Salvini – a due zingari di non rompere le palle”.

La situazione economica dell’Italia volge al peggio

Tutto questo avviene mentre la situazione economica del nostro Paese volge al peggio. Addirittura Salvini e Di Maio invece di guardare alla realtà, mettono sotto accusa le agenzie di rating che segnalano le difficoltà in cui si dibatte l’Italia. In particolare sul banco degli imputati è Fitch, che ha osato indicare prospettive negative per l’economia italiana. Non possiamo farci guidare dallo spread hanno gracchiato Salvini e Di Maio. Ma quotidiani come il Wall Street Journal titolano “la politica italiana tiene gli investitori globali sulle spine”. E parlano di una legge di Bilancio che “mette il debito del Paese in una direzione insostenibile e amplifica le tensioni con Bruxelles. Il gap tra il debito italiano e quello tedesco ha raggiunto in agosto il massimo degli ultimi cinque anni”. Se pensiamo che ci sono stati sottosegretari che hanno brindato al fatto che i titoli italiani hanno avuto una forte vendita,  ci vengono i brividi. Certo che gli acquisti sono andati bene, ma ciò lo si deve al fatto che gli interessi sono saliti vertiginosamente. Acquistare era un affare. Anche oggi lo spread fra i titoli italiani e i bond tedeschi ha superato quota 290 per poi ripiegare su quota 285 con un rendimento che si attesta al 3,1%. In un paese in cui la crescita è prevista all’1,2, la flat tax, il reddito di cittadinanza e la riforma pensionistica aggiungono ulteriori spese tra il 4,5% e il 7% del Pil, secondo le stime di Ubs, il gruppo bancario dell’eurozona, banca privata di investimenti.

Calano gli acquisti dei nostri titoli di Stato da parte della Bce

Da segnalare che ad agosto sono calati a 3,598 miliardi gli acquisti dei titoli di Stato italiani da parte della Banca centrale europea, segnando una riduzione dell’11,6% (471 milioni), rispetto ai 4,069 miliardi di luglio, portando il totale a 356,4 miliardi. In negativo anche il Pmi, Purchasing managers index, cioè l’indice dei direttori agli acquisti, figure chiave che hanno il polso della situazione aziendale. Nei diversi Paesi i direttori agli acquisti hanno una loro associazione professionale, e attraverso queste associazioni svolgono un sondaggio presso i propri associati. Questi sondaggi sono molto seguiti perché il campione è molto esteso e i risultati delle inchieste si sono rivelati affidabili nel tracciare e anticipare la congiuntura. Per quanto riguarda l’Italia è scesa da 51,5 del luglio a 50,1  ad agosto toccando i minimi da 2 anni. In una intervista al Corriere il professor Cottarelli indica in 50 miliardi il costo della flat tax, 8 miliardi per superare la legge Fornero, 17 miliardi per il reddito di cittadinanza. Totale 75 miliardi. Dice Cottarelli: “Se uno mi dice ce ne freghiamo delle agenzie di rating e aumentiamo il deficit poi mi deve spiegare dove trova chi ci presta i soldi”.

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