Giustizia: un collasso che non si cura con tweet e annunci

Giustizia: un collasso che non si cura con tweet e annunci

Tutti ricordano le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’indomani della tragedia del ponte Morandi a Genova: «Non ci si può permettere il lusso di attendere i tempi lunghi, lunghissimi della giustizia italiana; e che qualcosa va fatta subito». Senza attendere che la magistratura accerti le indubitabili responsabilità per l’accaduto, occorre revocare subito alla società che gestisce quell’autostrada, la licenza. Senza indugiare, dare subito un segnale. Una posizione che non è del solo Conte: prontamente, e convintamente, l’hanno fatta loro anche i dirigenti e i leader del Movimento 5 Stelle. Qualche giorno dopo, alla notizia di essere stato indagato per la vicenda della nave “Diciotti” e i suoi profughi, il ministro dell’Interno Matteo Salvini reagisce da par suo; e tra i vari stupori che esprime c’è quello del cittadino indignato per il fatto che in questo paese vi sono milioni di processi che non vengono celebrati, che rischiano di andare al macero per prescrizione, che per la vicenda di Genova non ci sono ancora indagati, e si perde tempo con lui.

Fermiamoci qui, e senza entrare nel merito delle singole affermazioni, se non per sottolineare il fatto che Conte si mostra consapevole che i tempi della giustizia sono lunghi; al punto che non si può attendere i suoi scadenzari. E il ministro dell’Interno sa che migliaia di processi vanno in fumo per questi tempi lunghi. Bene, che ci si aspetta che facciano. Magari che ci spieghino che cosa intendano fare come azione politica urgente e necessaria per superare questa situazione. E invece nulla. Dopo le prime dichiarazioni, i primi tweet, il nulla. Si è convocato un consiglio dei ministri con all’ordine del giorno: i tempi lunghi della giustizia italiana, come contenerli? Il ministro della Giustizia, per quel che è di sua responsabilità e compito, si è attivato? Ha fatto e vuole fare qualcosa? E i due partiti di maggioranza, Lega e Movimento 5 Stelle, che intendono fare, che fanno? A quel che è dato sapere, niente, non si fa nulla; dietro una valanga di dichiarazioni e tweet, non c’è nulla.

È questo “nulla”, questo “niente”; questo non saper “fare” e non voler “fare” che inquieta, preoccupa; che dovrebbe essere contestato, rimproverato, costituire atto di accusa: un’inerzia grave, un’indifferenza colpevole. E invece anche da chi dovrebbe e potrebbe “nulla”, “niente”. Altro che lambiccarsi a cambiare il nome, se sotto il nuovo vestito, come per quello vecchio, resta questo “nulla”, questo “niente”.

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