Genova. Nulla si sa del decreto. La città ha perso speranza e pazienza. C’è chi manifesterà sotto casa di Beppe Grillo. Critiche durissime al governo da sindacati e Confindustria

Genova. Nulla si sa del decreto. La città ha perso speranza e pazienza. C’è chi manifesterà sotto casa di Beppe Grillo. Critiche durissime al governo da sindacati e Confindustria

Il decreto Urgenze, contenente misure per Genova, per la sicurezza delle infrastrutture e sui terremoti di Ischia e del Centro Italia sarebbe pronto per essere inviato al Quirinale anche se al momento, secondo quanto si apprende, nessun testo è stato ancora recapitato al Colle. Nelle scorse ore si sono rincorse indiscrezioni secondo cui la Ragioneria avrebbe bloccato il testo. Le stesse fonti hanno fatto sapere che il provvedimento è giunto alla Ragioneria dello Stato senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture e che proprio su queste erano impegnati i tecnici del ministero. Qualche ora più tardi è arrivato anche un chiarimento da Palazzo Chigi per far sapere che gli interventi in conto capitale “sono integralmente finanziati”. Sempre da Chigi è arrivata la notizia che gli interventi di parte corrente sono integralmente finanziati per il 2018 e, solo in parte, per gli anni successivi. “Per la parte residua – hanno fatto sapere dalla presidenza del Consiglio – sarà data copertura nella prossima legge di Bilancio, che sarà presentata al Parlamento il 20 ottobre”.

Ma sui tempi del decreto i ministri pentastellati tirano ancora il freno a mano 

“E’ difficile per il governo dare tempi certi. Non possiamo dettarli noi ma credo che questa settimana si dovrebbe concludere tutto e la prossima settimana arriveranno in commissione”, spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, al termine della conferenza dei capigruppo del Senato rispondendo ai cronisti a proposito dei tempi per l’esame parlamentare dei decreti Genova e sicurezza. “Rispettiamo i tempi del Quirinale, è giusto che si prenda tutto il tempo che ritiene necessario”, ha aggiunto Fraccaro. Gli fa eco l’ineffabile ministro Toninelli, che nel question time della Camera afferma: “Il mio obiettivo al pari di quello dell’intera compagine di governo, è quello di assicurare al martoriato territorio di Genova la ricostruzione quanto più veloce possibile del ponte crollato, con l’intransigente rispetto della legalità e della trasparenza”. Traduzione: non so dire quanto tempo occorrerà, né per il decreto, né per la ricostruzione. Una evidente dichiarazione di impotenza, dopo un mese e mezzo di inutile grancassa mediatica. Nel decreto legge che sta per essere portato all’attenzione del Parlamento, aggiunge Toninelli, “si prevede la nomina di un Commissario straordinario. Questi avrà il compito di porre in essere ogni azione necessaria per affidare, in osservanza della direttiva UE n. 24/2014, i lavori necessari al ripristino del sistema viario colpito dal crollo di quel tratto dell’autostrada A10”. Insomma, chi e quando costruirà il nuovo ponte sulla Valpolcevera? E quanto costerà? E chi metterà le risorse? Cercare le risposte a queste domande è impresa ardua, senza il testo del decreto, sventolato come una bandierina dal presidente Conte il 14 settembre scorso, diventato fantasma, passato attraverso le forche caudine della Ragioneria dello Stato e ora atteso al Quirinale. Un comportamento estremamente imbarazzante, per usare un eufemismo, per un governo che aveva annunciato “tutto e subito” per Genova.

I cittadini di Genova hanno perso la pazienza e sono indignati: non escludono una manifestazione sotto casa di Beppe Grillo

“Non so cosa faremo, ma  se non esce qualcosa adesso sicuramente andremo sotto qualche palazzo. Non escluderei di fare anche una manifestazione sotto casa di Beppe Grillo”, ha detto, ai microfoni di Mediaset, Franco Ravera, presidente del comitato degli sfollati di via Porro dopo l’allungamento dei tempi del decreto per Genova. “Il mondo del lavoro, delle professioni, del commercio, dei singoli cittadini, il mondo degli sfollati è ferocemente arrabbiato”, ha sottolineato. Più conciliante, ma altrettanto interdetto, appare il governatore ligure Toti, il qualle avverte: “Non vorrei vedere regredire per veti reciproci, per necessità di cassa e sottovalutazione del problema, il decreto a un ‘decretino’ dopo essere usciti da Palazzo Chigi con soddisfazione, dopo qualche momento di tensione precedente, concordando con il governo una serie di normative e investimenti a sostegno della nostra città, della nostra regione e più in generale dell’economia italiana che il porto di Genova rappresenta”. Toti, parlando delle aspettative sul contenuto del provvedimento, ha aggiunto che “dispiacerebbe se aziende e cittadini, che aspettano un risarcimento dovessero venire ad essere risarciti e aiutati meno di quanto potrebbero esserlo con altri percorsi che regione e comune avevano individuato”. Un tradimento del governo, insomma: questo pare essere il timore da parte delle autorità locali, che interpretano i sentimenti dei cittadini.

Furlan, leader Cisl: “le assicurazioni verbali nei talk show non bastano più”. E accusa con durezza il governo

La leader sindacale Cisl, Annamaria Furlan, scrive una nota durissima su Genova, nella quale sostiene che “le assicurazioni verbali dei ministri nelle trasmissioni televisive non bastano più e non sono sufficienti. A più di un mese e mezzo del crollo disastroso del ponte Morandi, non è ancora chiaro il percorso che il governo e le istituzioni vogliono seguire per risolvere una situazione sempre più complicata per la città di Genova e per le attività economiche dell’intera regione”. Furlan segnala che “nessuno conosce ancora il contenuto del decreto annunciato tre settimane fa ed approvato dal Consiglio dei Ministri con la strana formula del ‘salvo intese’. Non sappiamo il nome del Commissario che dovrà gestire la ricostruzione del ponte e la sistemazione di tutta l’area oggi completamente distrutta. C’è un gioco di annunci, rinvii, rimpalli di responsabilità, nel quale si coprono incompetenze, strumentalizzazioni politiche, demagogia”.

E la Uil parla esplicitamente di “presa in giro per i genovesi”

“Ciò che sta accadendo in queste ore, in attesa del famoso decreto, è una presa in giro per i genovesi”, afferma, in una nota, Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria. “La pazienza è finita e auspichiamo che queste ore surreali e concitate si utilizzino per inserire all’interno della bozza del decreto ciò che manca per dare un aiuto vero a chi ha perso tutto. Se questo non sarà possibile, siamo convinti che la città tutta debba far sentire la propria rabbia”. Per il segretario generale Uil Liguria, occorre “urlare a gran voce – tutti insieme – a questo governo che le promesse vanno mantenute”. Come Uil “ci attiveremo preso le altre organizzazioni sindacali e cercheremo il coinvolgimento di tutte le forze sociali liguri e genovesi per organizzare una grande iniziativa di piazza che abbia l’obiettivo di rivendicare un futuro per Genova e la Liguria”.

Mondini, Confindustria Genova: “difficile rimanere ottimisti”

“Se torniamo a ritroso al 14 settembre, il decreto Genova era stato annunciato per il lunedì  dopo. Dire che è una situazione di incertezza è dire poco: tutto questo si trasforma in una forte preoccupazione. Oltre all’incertezza per il documento che non arriva, tutti sappiamo dell’urgenza del commissario, c’è anche incertezza sull’entità e sui contenuti”. Lo dice all’Adnkronos Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova, parlando dell’attesa per l’arrivo del decreto per la città, dopo l’emergenza di ponte Morandi. “Nelle successive bozze circolate inoltre c’è sempre meno – aggiunge Mondini – sembrerebbe si vada al ribasso e che rispetto ad un certo tipo di considerazioni iniziali ci sia anche minore consistenza economica. Aspettiamo che esca questo decreto. La fiducia non manca mai anche se è difficile rimanere ottimisti”.

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