Genova in lacrime, come tutta l’Italia, ricorda le vittime del ponte Morandi. Enorme emozione in piazza De Ferrari

Genova in lacrime, come tutta l’Italia, ricorda le vittime del ponte Morandi. Enorme emozione in piazza De Ferrari

L’intera città di Genova, e attraverso di essa tutta l’Italia, si è stretta, commossa, ma orgogliosa, nel ricordo delle sue 43 vittime, sepolte dalle macerie del ponte Morandi, esattamente un mese fa. Un crollo che il sindaco, Marco Bucci, interpretando la disperazione di tutti, definisce il “Ground Zero” della città. Nel luogo simbolo delle grandi manifestazioni, piazza De Ferrari, erano in migliaia per ricordare chi non c’è più, per rendere omaggio ai tantissimi soccorritori e soprattutto per chiedere presto alle istituzioni il nuovo ponte, simbolo di rinascita di una città ferita nel profondo ma per nulla rassegnata, pronta a risorgere più forte di prima. Una commemorazione non formale, fortemente sentita, come dimostra il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, intervenuto sulle colonne del giornale della città, Il Secolo XIX, per ricordare a tutta Italia che “ricostruire è un dovere” e che Genova attende “concretezze nelle scelte”.

In piazza anche le istituzioni, col sindaco Bucci, il governatore Toti e il premier Conte. La promessa è la medesima: “rifaremo presto il ponte

In piazza, dopo le testimonianze degli sfollati, dei vigili del fuoco, anche il premier Giuseppe Conte, che all’indomani di un controverso Consiglio dei Ministri, mostra alla piazza genovese il testo del decreto, promette l’imminente nomina del commissario straordinario. Ma soprattutto assicura che tornerà a Genova per l’inaugurazione del nuovo ponte. Anche lui adotta lo slogan della serata, assicurando che questo governo “ha Genova nel cuore”. Anche Giovanni Toti, applauditissimo, assicura che Genova avrà il suo ponte, “costi quel che costi”. “Lo meritano – insiste il governatore azzurro – le 43 vittime, lo meritano le centinaia di migliaia di genovesi che ci credono. Ricostruiremo un ponte bellissimo e ci passeremo sopra insieme perché sarà un risultato di tutti”. Anche il sindaco Bucci morde il freno: “Vogliamo fare velocemente e ritornare sul ponte a ottobre o novembre del prossimo anno”.

Ma l’emozione collettiva è stata alimentata da Tullio Solenghi, quando ha letto i nomi delle vittime

Al di là della politica, oggi è stata la giornata dell’emozione, del dolore ma anche dell’identità genovese. A condurre la serata, con tempi di rara umanità e spontaneità, è stato l’attore Tullio Solenghi. Il suo lungo elenco delle vittime, chiamate nome per nome, accompagnato da qualche dettaglio semplice ma prezioso per ognuna di loro, ha scosso profondamente la piazza. Prima in silenzio, poi applaudendo con pudore, tutti i genovesi hanno salutato questa piccola “Spoon River”, con la gola strozzata in un pianto senza fine. Ogni genovese ha riconosciuto ancora una volta, in ciascuna vittima, una madre, un padre, un bambino che poteva essere il proprio. Poi lo scoppio in un pianto collettivo quando il popolarissimo attore ha ricordato la vittima più piccola, Samuele, appena otto anni, scomparso abbracciando il suo pallone di spiderman. “Sono sicuro che giocherà nel cielo con i cherubini”. Una identificazione di massa che ha unito tutti, nel dolore, ma anche nella solidarietà e nella voglia di rinascere. “La nostra città è chiamata La Superba. Dopo questo mese eccezionale dovremmo chiamarla l’Orgogliosa”, ha concluso Solenghi con gli occhi gonfi di lacrime. Dolore ma anche speranza. Storie di morte, ma anche di vita. Un altro popolare attore genovese, Andrea Bizzarri, ha sollevato la piazza raccontando la storia di Erik, un bambino nato proprio sul ponte Morandi, l’anno scorso, a bordo della macchina del padre, alle 5 di mattina, mentre cercava di raggiungere l’ospedale.

Nel frattempo, in Procura, proseguivano gli interrogatori degli inquisiti, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Hanno fatto tutti scena muta davanti ai magistrati i primi quattro indagati convocati in procura oggi nell’ambito dell’inchiesta sul crollo di ponte Morandi. In mattinata si sono presentati al nono piano del palazzo di giustizia Salvatore Bonaccorso e il professor Antonio Brencich, mentre nel pomeriggio è stata la volta di Mario Servetto e Giuseppe Sisca. I quattro facevano parte del comitato tecnico del Provveditorato delle opere pubbliche, presieduto da Roberto Ferrazza (indagato), che il primo febbraio diedero l’ok al progetto di retrofitting (i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10 del viadotto). Secondo i pm Massimo Terrile e Walter Cotugno, il comitato tecnico oltre a valutare la bontà del progetto di retrofitting doveva verificare pure se il ponte era in buone condizioni e sollecitare approfondimenti. Brencich – che nel 2016 in una intervista disse del viadotto “viene indicato come un capolavoro, in realtà è un fallimento” -, Sisca, Servetto e Bonaccorso hanno comunque fatto sapere ai pm che sono disposti a farsi interrogare successivamente, carte alla mano. I nuovi interrogatori sono stati fissati per il 24, il giorno prima dell’inizio dell’incidente probatorio. Per quella data sarà convocato anche il direttore del primo tronco Stefano Marigliani. Nel mirino degli inquirenti anche la Direzione generale per le strade e autostrade e per la vigilanza, del ministero dei Trasporti: tra i suoi compiti ci sono anche la predisposizione di programmi di ispezione.

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