Genova. Comparso il decreto “urgenze”, ma è una beffa per la città. Ricostruzione in 10 anni e poche risorse. LeU e Pd chiedono le dimissioni di Toninelli. Autorizzata la Cig per cessazione

Genova. Comparso il decreto “urgenze”, ma è una beffa per la città. Ricostruzione in 10 anni e poche risorse. LeU e Pd chiedono le dimissioni di Toninelli. Autorizzata la Cig per cessazione

Quarantaquattro giorni dal crollo del ponte Morandi, il decreto urgenze su Genova è realtà. Il testo è stato infatti finalmente bollinato dalla Ragioneria di Stato ed è ora all’esame del Quirinale. Nel testo sono indicate in maniera dettagliata le coperture (fonti di lunghe trattative nel governo) e non mancano i passaggi rilevanti. In primis un leit-motiv del M5S: Autostrade per l’Italia (Aspi), ritenuta “responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità” del ponte Morandi crollato, dovrà “far fronte alle spese di ricostruzione dell’infrastruttura”. E attenzione: lo stesso decreto prevede anche che, in caso di omesso versamento da parte di Aspi, il commissario straordinario potrà individuare “un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie”. Le risorse? A garanzia dell’immediata attivazione del meccanismo di anticipazione, è autorizzata “la spesa di 30 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2018 al 2029”. E se per il nome del commissario si fa il nome di Titti Postiglione della Protezione civile, per le spese della superfigura che gestirà il post crollo vengono messi a disposizione per il prossimo triennio 4,5 milioni di euro complessivi (suddivisi in 1,5mln per il 2018, 1,5mln per il 2019 e 1,5mln per il 2020). In più ci sarà un team di venti persone, di cui 19 unità di personale non dirigenziale e una unità di personale dirigenziale di livello non generale. La durata dell’incarico del commissario è di dodici mesi “e può essere prorogata o rinnovata per non oltre un triennio dalla prima nomina”. Nel decretone (Toninelli dixit) viene specificato come per la ricostruzione sarà esclusa Autostrade, ma non solo. Oltre ad alcune misure per i territori colpiti dal terremoto come Ischia e il centro Italia, torna la cassa integrazione per cessazione. Come aveva già annunciato il vicepremier, Luigi Di Maio “può essere autorizzato sino ad un massimo di dodici mesi complessivi, previo accordo stipulato in sede governativa presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali”, nel caso in cui “l’azienda abbia cessato o cessi l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di cessione dell’attività con conseguente riassorbimento occupazionale”. Infine, un’ultima chicca: il governo punta ad eliminare la cosiddetta ‘norma De Luca’ introdotta con la legge di Bilancio 2017, approvata l’11 dicembre 2016. Verrebbe quindi reintrodotta l’incompatibilità tra ruolo di commissario regionale per la sanità e qualsiasi incarico istituzionale presso la Regione soggetta a commissariamento (prevista invece nella legge di Bilancio 2015). Dopo la luce verde del Quirinale, il dl urgenze approderà in aula il 22 ottobre: i genovesi aspettano speranzosi.

Luca Pastorino, LeU: “Toninelli si dimetta. Oppure presenterò mozione di sfiducia”

“Il decreto Genova venuto fuori dopo una lunga gestazione e che pare non sia arrivato nemmeno al Quirinale, non fornisce alcuna risposta: dal governo arriva appena una manciata di milioni di euro, senza tenere conto delle necessità della città. Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, deve dimettersi: se non lo farà, ho intenzione di chiedere una mozione di sfiducia chiedendo il sostegno di tutti i parlamentari liguri. Spero che di fronte a un decreto inadeguato, che non destina adeguate risorse nemmeno al porto e al trasporto, i miei colleghi, indipendentemente dall’appartenenza politica, sottoscrivano l’iniziativa”, afferma il deputato genovese, Luca Pastorino, segretario di presidenza per Liberi e Uguali alla Camera, commentando il testo del decreto Genova. “I ritardi sulla stesura – aggiunge Pastorino – hanno trovato così una spiegazione: mancavano i fondi e anche le idee. Alla fine il testo è stato predisposto solo perché da Genova è arrivata la pressione dei cittadini, stanchi di questi rimpalli di responsabilità. Per i partiti di governo è finito il tempo della propaganda: alla prova dei fatti, la risposta è ridicola e quindi offensiva per una città già ferita con il crollo del ponte Morandi”.

Ubaldo Pagano, Pd: “il ponte sarà ricostruito in 10 anni. Questo dice il decreto” 

“Per il decreto del governo il ponte di Genova sarà ricostruito in dieci anni. Sono queste le stime contenute nelle coperture economiche aggiunte dalla Ragioneria dello Stato al decreto in bianco di Di Maio e Toninelli, che se confermate darebbero il colpo di grazia alla città, provata dai morti e dai ritardi”, scrive su Facebook il deputato del Pd Ubaldo Pagano. “Secondo le anticipazioni di stampa – prosegue Pagano – lo stanziamento per la ricostruzione del ponte è spalmato in stanziamenti annuali da 30 milioni dal 2018 al 2029, per un totale di 360 milioni. Dopo il lutto per le vittime, sarebbe un altro colpo devastante per Genova e la Liguria, per le famiglie, per i lavoratori, per le aziende. Ricostruire in dieci anni significa distruggere il tessuto sociale ed economico della città. Ritardi inevitabili per un governo che a quasi due mesi dalla tragedia, non ha ancora nominato il commissario, detto chi ricostruirà e in quali tempi”.

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