Consiglio europeo di Salisburgo. Sui migranti Conte sta con Visegrad: soldi e accoglienza zero. Merkel furibonda. Novembre decisivo per la Brexit

Consiglio europeo di Salisburgo. Sui migranti Conte sta con Visegrad: soldi e accoglienza zero. Merkel furibonda. Novembre decisivo per la Brexit

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha confermato al termine del vertice informale Ue oggi a Salisburgo (Austria) l’unità dei Ventisette dietro le posizioni del negoziatore capo dell’Ue per a Brexit, Michel Barnier. In particolare, Tusk ha sottolineato che la proposta della premier britannica Theresa May sulla cooperazione economica nei rapporti futuri fra Regno Unito e Ue “non funzionerà”, e che non ci sarà accordo senza un “backstop” (rete di salvataggio) in Irlanda, che garantisca in ogni caso che non venga ristabilita una frontiera “dura” al confine terrestre dell’Irlanda del Nord, mantenendo al tempo stesso l’integrità del mercato unico europeo. Il “backstop” proposto da Barnier nel caso in cui non si trovino soluzioni migliori prevede un “allineamento” dell’Irlanda del Nord alle normative Ue riguardanti il mercato unico e quindi lo spostamento nel Mare del Nord della frontiera fisica “dura” fra Ue e Regno Unito, che non si vuole ristabilire entro il territorio irlandese. L’Irlanda del Nord resterebbe insomma, di fatto, nel mercato unico e nell’Unione doganale insieme alla Repubblica d’Irlanda.

Le tre condizioni poste dai 27 alla Gran Bretagna per un’uscita ordinata dall’Unione Europea. Vertice di novembre decisivo

“Oggi, al nostro pranzo di lavoro a 27 – ha riferito Tusk durante la conferenza stampa finale del vertice – abbiamo avuto una buona discussione sulla Brexit, che ha riconfermato ancora una volta la nostra piena unità”, in particolare su tre punti: “In primo luogo, abbiamo riconfermato che non ci sarà alcun accordo di divorzio senza un ‘backstop’ irlandese solido, operativo e legalmente vincolante. E continuiamo a sostenere pienamente Michel Barnier nei suoi sforzi per trovare un tale modello”. In secondo luogo, ha proseguito Tusk, “abbiamo convenuto di fare una dichiarazione politica congiunta che fornisse la massima chiarezza possibile sulle relazioni future” fra Ue e Regno Unito. Tutti i leader dei Ventisette “hanno condiviso il parere che, sebbene ci siano elementi positivi nella proposta del Chequers (di Theresa May, ndr), il quadro suggerito per la cooperazione economica non funzionerà, in particolare perché rischia di minare il mercato unico”. In terzo luogo, ha spiegato ancora il presidente del Consiglio europeo “abbiamo anche discusso il calendario per gli ulteriori negoziati. Il momento della verità per i negoziati sulla Brexit sarà il Consiglio europeo di ottobre. A ottobre prevediamo il massimo progresso e risultati nei colloqui sulla Brexit. Quindi – ha concluso Tusk – decideremo se ci saranno le condizioni per convocare un vertice straordinario a novembre per finalizzare e formalizzare l’accordo”. La Ue convoca dunque un vertice straordinario sulla Brexit per il 17 e 18 novembre, ma Angela Merkel non vuole arrivare impreparata all’ultimo momento: “Abbiamo bisogno di progressi sostanziali ad ottobre, al fine di poter raggiungere un accordo a novembre”. Per il 18 ottobre è comunque programmato da tempo un altro Consiglio Europeo. Theresa May difende la linea del suo Governo: “La nostra proposta al tavolo è la sola seria e credibile” ma non chiude lo spazio ad una ulteriore trattativa: “C’è ancora da fare un lavoro molto duro”. La premier britannica apre anche sulla questione dei confini irlandesi: la Gran Bretagna avanzerà “presto nuove proposte” sul futuro dei confini tra Irlanda e Irlanda del Nord. Angela Merkel punta l’indice sui temi economici: “La Ue sarà molto dura sul mercato unico. Siamo tutti d’accordo sul fatto che sul mercato unico non ci possa essere alcun compromesso”.

Sui migranti, Conte si schiera apertamente con i 4 di Visegrad: soldi in cambio di zero accoglienza. Merkel trova invece orrenda la proposta di Budapest

Per la prima volta, anche se per ora solo come ipotesi di negoziato, l’Italia accetta che i paesi che non vogliono partecipare alla distribuzione solidale, possano versare dei soldi. La proposta non piace ad Angela Merkel, che rifiuta la solidarietà ‘a’ la carte’ che vuole invece Visegrad. “Non è possibile che ciascuno possa scegliere ciò che vuole”, dice la cancelliera che chiede invece una “onesta ridistribuzione dei migranti nell’Ue”. Merkel si lascia comunque una porta aperta: “L’argomento va approfondito molto e siamo lontani dalla fine della discussione”, dice. “C’è una discussione sulla possibilità di pagare per la solidarietà” – aggiunge il primo ministro del Lussemburgo, Xavier Bettel – ma “non parliamo di tappeti o di merci. Parliamo di esseri umani. Se iniziamo a parlare del prezzo di un migrante è una vergogna per tutti noi”. Oltre alla ‘solidarietà flessibile’ c’è un altro punto su cui al vertice di Salisburgo l’Italia conferma di guardare più verso est che non ai tradizionali alleati di Francia e Germania, ovvero Frontex. All’Italia non piace la proposta della Commissione che prevede un aumento di agenti fino a 10 mila uomini da qui al 2020, con compiti operativi e perfino armati se l’ordinamento nazionale lo consente. “Ho dei dubbi sull’utilità di un potenziamento massiccio di Frontex – dice apertamente Conte – progettare un tale investimento in questi termini qualche dubbio sull’utilità pratica lo solleva”. Dubbi condivisi da Viktor Orban ma non da Angela Merkel e da Emmanuel Macron. Per il presidente francese se non si rafforza Frontex si rischia di rimettere in discussione Schengen. “Abbiamo creato in Europa uno spazio di libera circolazione, con tutti i suoi vantaggi, se vogliamo proteggere meglio i nostri cittadini, dobbiamo proteggere meglio le nostre frontiere esterne”, dice il presidente francese. Il presidente francese inoltre ha di nuovo polemizzato con le scelte del governo italiano e le scelte del ministro Salvini pur senza nominarli. ‘Chi genera le tensioni? Quelli che dicono ‘non voglio rispettare il diritto umanitario e marittimo internazionale e quando una barca arriva nel porto più vicino non li prendiamo”. Riferendosi ai migranti. Dunque le tensioni ‘non sono generate dall’Europa’. Macron ha poi polemizzato con le posizioni dei leader del Gruppo di Visegrad: ‘A generare la crisi sono quelli che prendono i soldi dei fondi strutturali e poi dicono: da me non arriverà un solo rifugiato che ha diritto all’asilo’.

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