Bilancio. Il silenzio di Tria. Conte, Salvini e Di Maio le sparano grosse mentre lo spread mette fuori la testa. Moscovici (Ue), “quando un paese si indebita si impoverisce”. La Cgil indica le priorità

Bilancio. Il silenzio di Tria. Conte, Salvini e Di Maio le sparano grosse mentre lo spread mette fuori la testa. Moscovici (Ue), “quando un paese si indebita si impoverisce”. La Cgil indica le priorità

Mentre Conte,il presidente del Consiglio, esulta insieme ai vicepremier, Salvini e Di Maio, sparandole grosse, per il ministro Giovanni Tria non sarà un buon compleanno. Compie 70 anni e, forse, non avrà mai pensato che in un giorno che dovrebbe essere di festa, invece di un bel pezzo di torta è stato costretto ad ingoiare una manovra economica che non contiene niente di buono per il nostro Paese. Le prime notizie in negativo vengono da Piazza Affari. I timori di Tria sui rischi di una manovra economica basata sulla crescita del debito sono confermati. Piazza Affari tratta al ribasso. Il Mib, l’indice azionario della Borsa italiana, apre al ribasso. Le perdite si aggirano attorno al 4% poi salgono al 4,6%. Pagano un prezzo pesante le banche italiane. Lo spread, il nemico pubblico numero uno, il rapporto fra i nostri Bot e i Bund tedeschi, sale fino a quota 280. Il ministro del Tesoro tace mentre Conte, Di Maio e Salvini, esultano e si avventurano in dichiarazioni che sono il segnale della loro pochezza. Di Maio afferma che “la povertà scomparirà” , Conte  parla di un piano di investimenti che farà la storia del nostro paese, Salvini fa sapere alla Commissione Ue che la manovra di Bilancio andrà avanti così com’è anche se Bruxelles non approva . Tanta fatica sprecata da parte di Tria, tanti incontri con i Commissari della Ue, le telefonate, le riunioni a Bruxelles, Vienna e in altre città, per convincerli ad “autorizzare” un rapporto fra deficit e Pil non superiore all’1.6% ad un paese come l’Italia che, in quanto a debito pubblico non ha quasi rivali. Aveva preparato una nota aggiuntiva al Documento di Economia e finanza predisposto dal governo Gentiloni che consentiva di  predisporre il Bilancio per il 2019 in modo tale da dare risposte positive al “contratto di governo” sottoscritto da Lega e M5S con il quale si dava una risposta alle promesse elettorali che Salvini e Di Maio avevano portato in giro per tutta l’Italia. Certo non tutto e subito, ma gradualmente “il piano” Tria, messo a punto dal ministro dell’Economia, veniva incontro alla revisione, chiamiamola così, della riforma Fornero, alla flat tax, per fare pagare meno tasse ai ricchi, ad un bel condono fiscale chiamato “pace fiscale”, sempre a favore dei paperoni, un posticino anche per il reddito di cittadinanza,che stava a cuore del Di Maio. Per quanto riguarda gli investimenti, il lavoro, i giovani, niente da fare. Ma in particolare il vicepremier pentastellato aveva bisogno, tutto e subito, di dare un segnale chiaro sul reddito di cittadinanza, il fiore all’occhiello, facendo passare questo provvedimento come la lotta alla povertà.

I falsi elogi nei confronti del ministro del Tesoro

Sarebbe stata necessaria una manovra di Bilancio del tutto diversa, come affermano molti esponenti delle opposizioni di cui daremo conto a conclusione della cronaca di queste due giornate, puntando davvero ad un piano di investimenti produttivi, cominciando ad abbattere il debito e liberare risorse ma questa linea politica è del tutto estranea al governo gialloverde. Tria si era adeguato. Ma non bastava. Oggi nei confronti del ministro vengono elogi da parte di Conte, Salvini, Di Maio. Si nega che abbia offerto le sue dimissioni e, tanto più che gli siano state chieste. Conte gli invia un messaggio: “Il ministro Tria e tutto il governo rimarranno fino al 2023”. Salvini  si sbilancia proprio. Nel governo “andiamo d’amore e d’accordo e condividiamo obiettivi e responsabilità. Sono soddisfatto di questi quasi quattro mesi di governo”. “Passo più tempo con Di Maio e Tria e Conte che con i miei genitori e i miei figli. Ormai è un rapporto, un sodalizio, una coppia allargata, una famiglia di fatto”. Torniamo un attimo a Conte il quale fa sapere che per quanto riguarda la crescita e gli investimenti verrà creata una cabina di regia a Palazzo Chigi. Qualcuno doveva avvertirlo che quando si creano cabine di regia vuol dire che siamo alla frutta.

Tutto va bene per i gialloverdi. Peccato che esistono i Commissari Ue

Negano che vi sia stato un intervento del presidente della Repubblica per far recedere Tria da possibili dimissioni. Insomma  grande pace. Tutto va per il meglio, se non ci fossero i commissari Ue che mettono i bastoni fra le ruote. Il progetto di legge di bilancio italiano per il 2019, con il suo sforamento del deficit al 2,4%, “appare ad oggi fuori dai paletti” delle regole comuni europee, afferma il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. “Non abbiamo alcun interesse ad aprire una crisi tra l’Italia e la Commissione, ma non abbiamo neanche interesse a che l’Italia non riduca il suo debito pubblico, che rimane esplosivo – afferma  Moscovici – Voglio continuare il dialogo con le autorità italiane, dicendo che rispettare le regole non è per noi, ma è per loro, perché quando un paese si indebita, si impoverisce. Rilanciare quando c’è un debito molto alto, finisce per ritorcersi contro chi lo fa. Se gli italiani continuano a indebitarsi, cosa succede? Il tasso di interesse aumenta, il servizio del debito diventa maggiore. Gli italiani non devono sbagliarsi: ogni euro in più per il debito è un euro in meno per le autostrade, per la scuola, per la giustizia sociale”.

A Bruxelles la valutazione sulla bozza della manovra di Bilancio

A Bruxelles ora attendono che in Italia siano fatti i passaggi dovuti. Il 10 ottobre è previsto il voto della Camera sul Def. Entro il 15 ottobre deve essere inviata alla Commissione Ue la bozza della manovra di Bilancio. Entro 15 giorni la valutazione della Ue rispetto ad eventuali violazioni della legge di stabilità. Entro 5 giorni eventuali variazioni della manovra,  entro il 30 novembre la Commissione esprimerà il giudizio definitivo.

Veniamo così a  dar conto delle posizioni espresse dalle forze politiche di opposizione e in particolare dalla Cgil. “Gli interventi decisi dal Governo, e quindi anche le scelte di sforamento del rapporto deficit/pil, devono rispondere alle necessità del Paese e non al mero consenso elettorale, come la Flat tax”: così la Confederazione di Corso d’Italia che indica le priorità. “Devono essere – afferma la nota del sindacato –  gli investimenti e il lavoro; le infrastrutture materiali e le infrastrutture sociali per ridurre le disuguaglianze; la messa in sicurezza del territorio; la riduzione dei divari territoriali. Su questi punti si sarebbe dovuto intervenire coraggiosamente con un piano di investimenti finalizzato a crescita e sviluppo sostenibile”. “In attesa dei testi e della loro traduzione nella legge di bilancio – prosegue il sindacato di corso d’Italia – alcune operazioni ci sembrano mere partite di giro, poiché per finanziare gli interventi vengono ridotti altri strumenti, o si prefigurano ulteriori nuovi tagli sul welfare”. “Sul fisco – sottolinea – si sceglie di non abbassare le imposte a lavoratori e pensionati e di non combattere seriamente l’evasione fiscale, ma si annulla il criterio della progressività a favore di pochissimi e si annuncia l’ennesimo condono fiscale”. “La legge di bilancio dovrà nei prossimi giorni tradurre in scelte concrete la traccia contenuta nel Def: è necessario e urgente aprire un confronto con le organizzazioni di rappresentanza del lavoro. Vorremmo – conclude la Cgil Nazionale – evitare di misurare a posteriori la distanza tra le parole e i fatti, come ci sembra di poter affermare in relazione alle misure previste per Genova, dove lavoro e prospettive per la città sono scomparse o sono state fortemente ridimensionate”.

Epifani (Leu). Rischio meno trasferimenti su sanità, istruzione, periferie

Guglielmo Epifani, già segretario generale della Cgil oggi deputato di Liberi e Uguali dice che “i conti non tornano. L’euforia del governo fa a pugni con le reazioni dei mercati e la salita dello spread con le conseguenze inevitabili sui titoli della banche italiane”. “La somma delle spese previste per reddito di cittadinanza, pensioni, riduzione delle tasse unite alle risorse necessarie per non fare aumentare l’iva, non quadra. Il rischio che si pone è che una parte di queste spese dovranno essere finanziate con meno trasferimenti reali su sanità e istruzione, modello periferie, su una politica di contenimento del turnover necessario nel lavoro pubblico e su tagli di agevolazioni fiscali e ampliamento della logica dei condoni. Da una mano si riducono le tasse a un milione di cittadini dall’altra si aumenta l’Irpef per famiglie  di pensionati e lavoratori”.

Rossi, governatore della Toscana: hanno deciso di portare l’Italia alla rovina

Il governatore della Toscana, Enrico Rossi (Mdp) afferma che “hanno deciso di portare l’Italia alla rovina. Il debito aumenterà e costerà di più. Gli italiani prima o poi dovranno pagarlo, obbligati a finanziare la campagna elettorale per le europee a Salvini e Di Maio, governanti irresponsabili stretti da un patto di potere, interessi e valori”. “Si poteva decidere lo stesso di cambiare la Fornero e di combattere la povertà, facendo pagare i ceti alti e mettendo una patrimoniale per i più ricchi e sui grandi capitali. Si poteva decidere anche di far crescere gli investimenti e il lavoro, di finanziare di più sanità, scuola e ricerca, puntando sul futuro – prosegue l’esponente di Mdp -. Invece si è scelto di mettere la flat tax, favorendo i più abbienti, e di fare un ennesimo condono per gli evasori. Il governo del cambiamento spende a gogo denaro che non possiede, come i peggiori governi democristiani della prima repubblica. Su questa strada l’Italia finirà come la Grecia; a pagare di più saranno i giovani, i lavoratori, i ceti medi. La finanziaria del popolo, purtroppo, danneggerà soprattutto il popolo”.

Barbagallo (Uil). Le risorse vanno utilizzate per fare investimenti

Il segretario generale della Uil afferma che “la Uil, insieme al sindacato europeo, è sempre stata contraria all’austerità e favorevole a scelte che puntino a rilanciare l’economia”. “Dobbiamo, però, discutere su come utilizzare
le risorse disponibili per ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni, per fare investimenti e per discutere di assistenza e previdenza. Il nostro giudizio sulla manovra dipenderà dalla capacità di rispondere a queste esigenze di merito dalle quali dipendono la ripresa dell’economia e dell’occupazione”.

De Petris. Il problema è come vengono usate le risorse reperite

Loredana De Petris (Leu), presidente del Gruppo misto al Senato afferma: “Non saremo certo noi a stracciarci le vesti per lo sforamento del deficit in sé, che condividiamo e che abbiamo sempre considerato necessario. Il problema è come vengono usate le risorse così reperite. Per noi sarebbe necessario impiegarle per un grande piano di  investimenti pubblici, crollati nel nostro Paese del 27% negli ultimi  anni, così da rilanciare sviluppo, occupazione e domanda interna. In  questa manovra, invece, lo sforamento sarà utilizzato in massima parte  per la spesa corrente e solo in piccolissima parte per gli  investimenti”. “Alcune delle misure – continua il comunicato – annunciate almeno dai titoli sembrano condivisibili, anche se sarà necessario conoscere ben i dettagli per esprimere una valutazione reale: la Quota 100 nella Fornero, il reddito di cittadinanza, l’aumento delle pensioni minime. Altre sono invece totalmente sbagliate e da respingere, come la Flat Tax, che premierà come al solito i più abbienti alla faccia della demagogia populista, e come l’ennesimo condono mascherato da pace fiscale”. “Il vero limite  strategico di questa manovra – conclude – resta tuttavia proprio l’assenza di investimenti e di una visione progettuale senza la quale è del tutto impensabile una ripresa dell’economia e dell’occupazione”.

A Fassina che elogia la manovra  di Bilancio chiediamo: Ma tu da che parte stai?

Dal fronte delle opposizioni una voce fuori dal coro. Quella di Stefano Fassina, deputato di Leu il quale in un lungo articolo sul blog di Huffington Post a proposito dell’obiettivo del deficit al 2,4 per il triennio 2019-20211 afferma che “è necessario e coraggioso, quindi pericoloso, come evidenzia la prevedibile e prevista agitazione dei mercati. Non è un obiettivo significativamente espansivo, dato che il 2018 è previsto chiudersi intorno al 2% del Pil. Ma evita il soffocamento dell’economia reale”. Non entriamo nel merito degli argomenti che Fassina usa e che riguardano sue valutazioni. Ciò che francamente non comprendiamo è la conclusione cui arriva quando afferma che ora, pensiamo si riferisca alla manovra di Bilancio messa a punto dal governo gialloverde, “si apre una  inedita partita. Finalmente, ritorna il primato della politica sull’economia, condizione necessaria, ahimè non sufficiente dati i rapporti di forza interni e esterni, al primato della sovranità costituzionale”. E conclude: “La cosiddetta sinistra da che parte sta? Continua ad affidarsi al ‘Generale Spread’ per miopi illusioni elettorali? Insiste a stare dalla parte degli interessi più forti e a fare coppia di fatto con Ms T.I.N.A. (‘There is no alternative’ al dominio neo-liberista)?”. Verrebbe da chiedere, in tutta amicizia e stima che personalmente ho per Fassina, ma tu da che parte stai?

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