Prometteva posti di lavoro nell’Amministrazione di Roma Capitale, arrestata una donna di 54 anni. Per lei 23 capi d’accusa

Prometteva posti di lavoro nell’Amministrazione di Roma Capitale, arrestata una donna di 54 anni. Per lei 23 capi d’accusa

Gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale hanno proceduto all’arresto di una donna italiana di 54 anni (T.D.Z. le iniziali), dando esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare, con traduzione immediata in carcere, emessa dal Tribunale di Roma. 28 capi di accusa a suo carico, tra cui truffa, falso, contraffazione, violenza, minacce, estorsione e millantato credito, con l’aggravante di aver compiuto tali reati in concorso con altre persone.

Nel corso delle indagini, avviate nel 2013 su delega della Procura della Repubblica di Roma e condotte dal personale della Polizia locale, sono emersi i numerosi raggiri, compiuti dalla donna e dai suoi complici, che hanno procurato guadagni illeciti per un ammontare superiore ai 100.000 euro. Una delle truffe eseguite dall’indagata era apparsa anche in un servizio d’inchiesta realizzato dalla trasmissione televisiva “Le Iene” nel 2015.

Una vera e propria associazione a delinquere, con a capo la donna, che ha ingannato diverse decine di persone, promettendo, in cambio di denaro, posti di lavoro all’interno di Roma Capitale, presso il Coni e altri enti a rilevanza pubblica. Le attività investigative hanno consentito di scoprire un meccanismo consolidato, attraverso il quale la donna procacciava direttamente i ‘clienti’ nei luoghi ritenuti più idonei al suo scopo o tramite contatti di fiducia e compiacenti.

La truffatrice era titolare di un’agenzia di servizi, dove riceveva i ‘futuri impiegati’, gestendo tutte le pratiche propedeutiche alla falsa assunzione: colloqui, visite mediche, certificati anagrafici, finti corsi di formazione. Per rendere la procedura più credibile, si avvaleva anche dell’aiuto di persone con ruoli fittizi: un sedicente psicologo del lavoro sottoponeva a colloquio preliminare le vittime precedentemente avvicinate dalla donna. Il tutto avveniva dietro un corrispettivo di denaro che oscillava dai 2.500 ai 6.000 euro a ‘cliente’.

Le somme venivano pagate in varie soluzioni, sino al saldo che avveniva alla consegna delle lettere di assunzione, autentiche solo in apparenza. Al fine di riuscire nell’inganno gli indagati utilizzavano carta intestata di Roma Capitale e falsi timbri datari e di protocollo. L’indagine è scattata nel 2013, quando una delle persone raggirate, dopo aver pagato la somma richiesta dalla T.D.Z. in cambio del prospettato impiego presso ‘Risorse per Roma Spa’, non ha più ricevuto alcuna notizia in merito. Dopo una lunga attesa, la donna vittima dell’inganno ha deciso di recarsi presso gli uffici del dipartimento Risorse umane di Roma Capitale. Da qui la scoperta dell’inesistenza dell’assunzione promessa e le prime denunce. Dalle dichiarazione delle persone truffate è emerso che la donna si spacciava il più delle volte come dipendente di ‘Roma Capitale’ o di ‘Risorse per Roma’ promettendo posti di lavoro anche in occasioni particolari come il Giubileo straordinario. In altri casi, millantando conoscenze politiche, la cinquantaquattrenne romana si é presentata quale incaricata della selezione del personale per conto del Coni.

Un ulteriore filone di indagine ha permesso di scoprire altre forme di truffe attuate dalla donna anche nell’ambito della locazione e vendita, a prezzi agevolati, di immobili appartenenti ad enti pubblici, quali Enasarco e Ater. É del 2016 la vicenda relativa ad un immobile di proprietà Enasarco dato in locazione, dietro consegna di un importo di circa 30.000 euro, ad una persona che, solo successivamente al saldo, veniva a conoscenza che l’immobile era in realtà sottoposto a sfratto esecutivo e che le procedure di subentro nel contratto di locazione erano completamente illegali.

Sono state applicate le misure cautelari con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ad altre 4 persone, che hanno avuto un ruolo di rilievo nelle numerose truffe oggetto dell’inchiesta. Il marito della donna, in particolare, gestiva il denaro proveniente degli illeciti e in più di un’occasione ha minacciato chi, accortosi del raggiro, aveva sporto querela e preteso la restituzione delle somme versate. Decine i capi di imputazione a carico di tutti gli appartenenti all’associazione a delinquere.

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