Viareggio. Piazza Mazzini gremita applaude i vincitori del Premio ideato da Rèpaci giunto alla 89esima edizione. I vincitori: Narrativa ex aequo Genovesi e Lupo. Per la poesia premio a Roberta Dapunt, per la saggistica Guido Melis

Viareggio. Piazza Mazzini gremita applaude i vincitori del Premio ideato da Rèpaci giunto alla 89esima edizione. I vincitori: Narrativa ex aequo Genovesi e Lupo. Per la poesia premio a Roberta Dapunt, per la saggistica Guido Melis

Per la prima volta il Premio Viareggio Rèpaci è andato in piazza. La città dove questo premio giunto alla 89esima edizione è nato ha risposto con grande entusiasmo. Non più la sala di un grande albergo, di un cinema, oppure uno spazio nella cittadella del Carnevale, ma la Piazza Mazzini, il lungomare dove i Carri sfilano fra due ali di folla. In fondo era questo cui pensavano coloro che hanno “inventato” questo Premio.

Viene da lontano, dicono con orgoglio i viareggini, e malgrado tanti tentativi di mandarlo in soffitta, ogni anno rinasce, supera difficoltà, quelle economiche in primo luogo, tiene alta la bandiera della libertà della cultura. Solo il fascismo riuscì a spegnere questa voce che nasce in Versilia, terra ribelle, antagonista dei potenti, patria dell’ironia, della satira resa viva dai grandi carri allegorici che segnano un carnevale fra i più belli del mondo, una risata ti distruggerà potrebbe essere il motto del carnevale. Nasce nel 1929, sulla spiaggia, sotto un ombrellone, per iniziativa di Rèpaci, Salsa e Colantuoni. Nel 1926 per iniziativa di Orio Vergani a Milano era nato il Bagutta, aprendo la stagione dei grandi premi letterari del Novecento. Tre amici, Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, non vogliono lasciare a Milano il primato. Pensano ad un premio, non ad “un cenacolo” di addetti ai lavori, ma una offerta alla società italiana di una libera circolazione delle idee. All’aria aperta, a Viareggio appunto, in riva al mare, scrive Repaci, “noi fondatori  intendemmo contraccambiare la bella spiaggia di quell’amore che aveva saputo accendere nel fondo di noi, da quando avevamo associato il suo nome a quello di Shelley, il ricordo di un tonfo di risacca al crepitio del rogo col quale un Poeta ritornava, dio immortale, ai puri spazi da cui era disceso per scolpire la statua di Prometeo, finalmente liberato dalle potenze e dalle presenze del Male”. Repaci resta alla guida del Premio fino al 1935.

La difesa dal tentativo fascista di farne oggetto del regime

Lo difende dal tentativo fascista di farne un oggetto del regime. Sempre Rèpaci ricorda “Si può affermare che fino al ‘35 il Premio Viareggio salvò in qualche modo le forme, e non riuscì ai gerarchi di padroneggiare. In seguito la mano del regime si appesantì e divenne impossibile per un uomo dignitoso mantenere una posizione, non dico indipendente, ma neppur riservata nei confronti dei fascisti zelanti, divenne impresa disperata battersi per un libro che non fosse gradito al Ministero Stampa e Propaganda. La Presidenza del Premio arrivava a Viareggio con l’aggiudicazione già stabilita a Roma. Ce ne andammo senza far rumore. Poi venne la guerra e il Premio cessò”. Ma rimase in piedi la voglia di libertà, il valore della cultura, Rèpaci si rimette in moto e il Premio risorge. Nel 1946 i due libri premiati portano alla ribalta la Poesia, il Canzoniere di Umberto Saba, che il fascismo aveva umiliato riducendola a strumento di regime e la narrativa d’impegno civile con “Pane duro” di Silvio Micheli, un viareggino doc, fra le cui opere il racconto dei palombari dell’Artiglio, morti nelle profondità del mare, a Oneglia, colpiti dalle bombe mentre svolgevano un’operazione rischiosa. Nel 1947 furono premiate “alla memoria” le “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci. Fra i premiati per la saggistica figura Giorgio Amendola con “Lettere a Milano”. Rileggere, anno per anno, la storia del Viareggio, scorrono i nomi più significativi della cultura italiana, ognuno porta un contributo alla storia della narrativa, della poesia, della saggistica.

Musica e Libri una accoppiata risultata vincente

È sceso in piazza  il Premio e tanta folla ha partecipato alle iniziative che lo hanno accompagnato per tutto il pomeriggio, prendendo a prestito le melodie pucciniane, Turandot in particolare,  che risuonano a Torre del Lago, il Festival che onora il grande maestro. Musica e libri, una accoppiata risultata vincente, così come una accoppiata si è aggiudicata il premio per la sezione narrativa dopo lunghe discussioni gestite dalla presidente del Premio, Simona Costa, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi Roma Tre. La serata è stata condotta da Tiberio Timperi, presenti il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e tantissimi ospiti che hanno onorato con la loro presenza questa edizione del Premio. Vediamo i premiati settore per settore. Per la sezione narrativa ci sono gli ex aequo, se non andiamo errati è la prima volta che si verifica un caso del genere. Vincono infatti  Fabio Genovesi con Il mare dove non si tocca, Mondadori e Giuseppe Lupo con Gli anni del nostro incanto, Marsilio. Roberta Dapunt ha vinto con Sincope, Einaudi, la sezione Poesia e Guido Melis, con La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello stato fascista, Il Mulino la sezione Saggistica.

Gli altri riconoscimenti. Il Viareggio del Presidente a Nerio Nesi

Nel corso della serata sono stati assegnati anche gli altri riconoscimenti di questa edizione 2018 del Premio Letterario Viareggio Rèpaci: il Premio Viareggio opera prima per la narrativa a Simone Somekh, per il libro Grandangolo delle edizioni Giuntina, il Premio internazionale Viareggio-Versilia all’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, per la sua battaglia al servizio della legalità e della convivenza civile, il Premio speciale Città di Viareggio a Giordano Bruno Guerri, dal 2008 presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, originale storico del Novecento, di cui ha rivisitato con un’ottica innovativa alcune delle figure fondamentali, e infine il Premio Viareggio del presidente a Nerio Nesi per il nuovo libro Le passioni degli Olivetti, edizioni Aragno.

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