Toninelli alle Commissioni Ambiente del Parlamento sul crollo del ponte Morandi. “Colpa di D’Alema”, dice con sprezzo del ridicolo. Opposizioni sul piede di guerra: solo propaganda, nulla su Genova

Toninelli alle Commissioni Ambiente del Parlamento sul crollo del ponte Morandi. “Colpa di D’Alema”, dice con sprezzo del ridicolo. Opposizioni sul piede di guerra: solo propaganda, nulla su Genova

Si è aperta con un minuto di silenzio l’attesissima audizione del ministro dei Trasporti e Infrastrutture, Danilo Toninelli, nelle commissioni Ambiente di Camera e Senato, sul crollo del ponte Morandi a Genova. Ministro, deputati e senatori hanno ricordato le 43 vittime del disastro del 14 agosto. Al termine dell’audizione i giudizi sono stati ovviamente contrastanti: le opposizioni, LeU, Pd e Forza Italia hanno criticato l’impostazione “propagandistica” della relazione del ministro Toninelli, e soprattutto hanno stigmatizzato l’assenza di un piano concreto per Genova, mentre i suoi colleghi pentastellati hanno apprezzato soprattutto il “corpo a corpo” con i Benetton e Autostrade per l’Italia. Silenzio di Toninelli anche sul tema, spinosissimo, della nazionalizzazione dell’intera rete autostradale, che non incontra il favore dei capi della Lega, da Salvini a Giorgetti (che nel 2008, governo Berlusconi, votarono per l’estensione della concessione ai Benetton). Silenzio colto da Stefano Fassina, di Sinistra Italiana, che pure è favorevole ad un processo di ritorno al monopolio “naturale”, pubblico, della rete autostradale: “Il ministro è stato ambiguo sul disegno strategico per la gestione delle autostrade. La nazionalizzazione non può essere a la carte. Le autostrade sono un monopolio naturale; va programmata, nei tempi necessari, la gestione in house”. Inoltre, aggiunge Fassina, “nessuna parola sulla procedura di revoca della concessione a Autostrade per l’Italia. Il ministro è stato iper-generico anche sulle modifiche da fare alle concessioni in essere, senza alcun riferimento alle clausole risarcitorie previste ad inaccettabile beneficio dei gestori privati in caso di revoca delle concessioni per grave inadempimento”. Insomma, un discorso, quello del ministro Toninelli, che ha deluso soprattutto i genovesi, e gli italiani, in attesa di parole chiare, tempi certi e decisioni razionali.

Toninelli: colpa di D’Alema, “con il suo governo iniziò l’immenso business dell’asfalto ai privati”. Una evidente fake news

Il ministro dei Trasporti ha parlato di “una tragedia che doveva e poteva essere evitata, questo è il momento della solidarietà e della coesione, tutti abbiamo il dovere di stringerci attorno a Genova, si deve fare chiarezza e individuare le responsabilità”. Dopo aver ricostruito i fatti, dal crollo del ponte che attraversa la città di Genova, agli interventi successivi, promettendo le case per gli sfollati entro novembre, il ministro Toninelli ha affrontato il tema delle concessioni autostradali senza risparmiare attacchi ai governi precedenti. “Tutte le convenzioni uniche sottoscritte nel periodo 2007-2008 sono state approvate per legge sotto i governi di centrosinistra e centrodestra di quegli anni. Questa procedura ha di fatto escluso la valutazione da parte degli Uffici amministrativi preposti all’epoca ovvero Anas, Mit e Mef. Quindi sullo stato attuale delle convenzioni, essendo state escluse le amministrazioni, la responsabilità è unicamente politica”. Duro attacco anche a Massimo D’Alema: “Con il suo governo iniziò l’immenso business dell’asfalto ai privati. In Italia si è deciso di privatizzare senza fare mercato, senza vera concorrenza, si è trasferito un monopolio dalla mano pubblica a quella privata e senza nemmeno istituire da subito una efficiente Autorità regolatrice – ha spiegato il ministro dei Trasporti e Infrastrutture -, bisogna ribaltare il sistema a partire dalla trasparenza sulle convenzioni che hanno finora arricchito soltanto i privati”. In realtà, va detto a beneficio della storia e dei nostri lettori, che negli Anni ’90 lo stato incassò dalle privatizzazioni oltre 120 miliardi di euro, quasi l’11% del Pil medio di quel periodo. L’Italia nel 1992 era stata sull’orlo della bancarotta. Nel marzo del 1995 lo spread Btp Bund era di 600 punti base. Anche grazie alle privatizzazioni si sistemarono i conti pubblici e si poté accedere alla moneta unica europea. Va inoltre ricordato al Toninelli smemorato che nell’ottobre del 1999 si realizzò la privatizzazione di Società Autostrade che avrebbe portato nelle casse dello stato 5 mila miliardi di lire. Ai tempi le Autostrade producevano più di 3.500 miliardi di lire di fatturato e impiegavano poco meno di 10 mila dipendenti. Al Gruppo Iri, l’azionista pubblico di riferimento, subentrava con il 30% un nucleo stabile di azionisti privati guidati dalla famiglia Benetton e riuniti nella Società Schemaventotto Spa, il restante 70 % venne quotato in Borsa. Gli azionisti della cordata Schemaventotto erano Edizione (la holding della famiglia Benetton), Fondazione Crt, Acesa Italia, Ina, UniCredito Italiano e Brisa. Nel 2003 a seguito di un nuovo assetto organizzativo, le attività di concessione autostradale vengono conferite ad Autostrade per l’Italia, controllata al 100% da Autostrade SpA, società quotata in Borsa che dal maggio 2007 ha mutato denominazione in Atlantia Spa. La nuova convenzione è entrata in vigore nel 2008 ed è valida fino al 2038. Quella convenzione, del 2008, venne votata dalla maggioranza berlusconiana e dai parlamentari Salvini e Giorgetti.

In tema di concessioni il governo “farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e degli obblighi convenzionali, valutando di volta in volta se l’interesse pubblico sia meglio tutelato da forme di nazionalizzazione oppure dalla rinegoziazione dei contratti in essere in modo che siano meno sbilanciati a favore dei concessionari. Nel 2016 i ‘signori delle autostrade’ hanno fatturato quasi 7 miliardi, 5,7 miliardi derivano dai pedaggi autostradali e allo Stato sono tornati appena 841 milioni. Nel frattempo, dati del mio ministero, gli investimenti sono calati del 20% rispetto al 2015 e per la manutenzione si sono spesi appena 646 milioni, il 7% in meno rispetto all’anno prima”. Il ministro ha poi concluso: “Dobbiamo sapere da qui a poco quali sono e se ci sono altre infrastrutture che necessitano di interventi straordinari e, laddove c’è bisogno, questi interventi dovranno essere fatti e non soltanto annunciati. Questa è la più grande opera: la manutenzione ordinaria e la messa in sicurezza per evitare altre tragedie come questa”.

Autostrade intanto pubblica il testo integrale della convenzione con lo Stato: rendimenti al 10%

L’audizione del ministro Toninelli era stata anticipata da una mossa di Autostrade per l’Italia. Al fine di “rispondere alle polemiche e alle strumentalizzazione che dominano il dibattito politico sul tema”, Autostrade per l’Italia – che ha annunciato anche contributi per commercianti artigiani e imprenditori coinvolti nella tragedia di Genova – pubblica sul proprio sito il testo della Convenzione stipulata a suo tempo col ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, allegati compresi. Fogli nei quali sono tra le altre cose contenuti i dati relativi alla spesa per la manutenzione ordinaria, e sui quali si legge che il costo medio ponderato del capitale dell’azienda – cioè il tasso rendimento chiesto come compensazione per il contributo capitale – è del 10,21% (questo stando ai dati di sintesi Piano Finanziario 2013). La stessa azienda spiega in una nota che si tratta di documenti per cui nessuna norma interna o prassi internazionale prevede la pubblicazione.

Le reazioni. Luca Pastorino, deputato di Liberi e Uguali: “lungo spot di Toninelli dal quale è sparita Genova” e Rossella Muroni, LeU

“Dagli omissis sulle concessioni siamo passati agli omissis sui progetti per Genova. Le parole del ministro Toninelli in Parlamento sono state un lungo spot contro la società Autostrade e un’invettiva nei confronti dei precedenti governi. Una relazione perfetta per diventare un post sul blog di Grillo. Ma la città di Genova, tragicamente colpita dal crollo del ponte Morandi, è stata citata giusto per elencare i fatti avvenuti. Nessun riferimento è arrivato sulla legge speciale che ho chiesto fin dalla mattina del 15 agosto, nessun cenno ai problemi delle oltre 230 imprese ferme per inagibilità dell’area e nessun cenno alla ricostruzione”, dichiara il deputato genovese di Possibile, Luca Pastorino. Gli fa eco Rossella Muroni, deputata di LeU in Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici: “Il crollo – afferma – ha acceso i riflettori sulle distorsioni del nostro sistema di concessioni autostradali, che fino ad oggi ha garantito soprattutto i profitti dei concessionari piuttosto che l’interesse pubblico per infrastrutture moderne e sicure. Giusto, dunque, si parli di revoca per inadempienza o revisione della concessione ad Aspi. E’ fondamentale che nel momento in cui si rimettono in discussione le regole sulla gestione delle autostrade, arrivando ad immaginare una rinazionalizzazione, si dia spazio al confronto politico parlamentare cercando anche di capire cosa non ha funzionato e come in questi ultimi venti anni il partito delle concessionarie abbia saputo imporsi ai governi di ogni colore”.

Le reazioni. Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera: “volevamo chiarezza sul destino di Genova, ma non abbiamo sentito niente”

Molto duri i commenti de parlamentari del Pd. In particolare, il presidente del gruppo alla Camera, Delrio, ha sottolineato: “Noi oggi ci aspettavamo un avanzamento nella verità dei fatti, ci aspettavamo soprattutto per i genovesi una serie di proposte, una legge speciale per Genova, un decreto per non far pagare i mutui ai proprietari delle case danneggiate, una zona economica speciale per il porto. Ora più che mai Genova è una città che ha bisogno di un’idea di sviluppo e di un piano di investimenti. E soprattutto volevamo chiarezza su chi ricostruirà e in quanto tempo il ponte, chi realizzerà la Gronda se verrà costruita. Questo ci aspettavamo: verità su quanto accaduto, responsabilità e proposte per il Paese e per l’economia del territorio, delle famiglie e delle imprese. Non abbiamo sentito niente di tutto questo, non sappiamo nemmeno più dalle parole del ministro se ci sarà una revoca della convenzione ad Autostrade”. Graziano Delrio ha infine segnalato che “finalmente Toninelli ha corretto una menzogna che ha detto pubblicamente più volte, e cioè che il governo del Pd aveva prolungato la concessione ad Autostrade per l’Italia. Questa è una bugia ed è bene che il ministro abbia fatto marcia indietro”.

Le reazioni. Mariastella Gelmini, capogruppo Forza Italia alla Camera: “Il crollo non si deve trasformare in una catastrofe economica”

“Non vorrei che un dibattito, pur legittimo, sui grandi temi ci porti a sottovalutare le difficoltà e i tempi della ricostruzione. Oggi Toti diceva che Genova e la Liguria hanno bisogno di tanti fatti, di poche parole e di nessuna polemica”, ha detto a sua volta Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, intervenendo nelle Commissioni Ambiente riunite dopo l’informativa del ministro Toninelli sul crollo del ponte Morandi di Genova.“Ho sentito tante parole, una tesi politica già scritta che va verso la nazionalizzazione ma non ho visto interventi concreti per la ricostruzione. Il porto di Genova è il più importante del Mediterraneo: ci lavorano 36mila dipendenti che, se si considera l’indotto salgono a 50mila persone. Vale dieci miliardi. Sul ponte Morandi passava l’80% del traffico legato al porto. Il crollo non si deve trasformare in una catastrofe economica, perché noi non vogliamo la decrescita felice ma vogliamo che Genova riparta”, conclude.

Le reazioni. I parlamentari 5Stelle sostengono Toninelli ma nulla dicono sui progetti per Genova

Diversa naturalmente la reazione dei parlamentari pentastellati che sostengono le tesi esposte dal ministro Toninelli e le rilanciano. In sostanza, scrivono i parlamentari 5Stelle delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, “faremo finalmente chiarezza sul crollo del ponte Morandi, sapendo che la responsabilità politica è dei governi precedenti, di destra e di sinistra. Metteremo fine all’immenso business dei ‘signori delle autostrade’ e restituiremo agli italiani un sistema trasparente, sicuro ed efficiente. Come dichiarato dal ministro Toninelli, infatti, da settembre i concessionari delle infrastrutture dovranno presentare i programmi dettagliati degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione e ci dovranno dire quali risorse destinano al riammodernamento – proseguono i parlamentari M5S -. E’ finita l’epoca degli atti secretati, degli accordi sottobanco e degli scambi di favore tra politica e alcune imprese, che tradiscono gli interessi dei cittadini e cancellano il senso di ‘bene comune’. D’ora in poi la trasparenza sarà la prima regola”. Anche in questa nota, come si vede nessun accenno al destino di Genova e alle opere di breve, medio e lungo periodo da realizzare per dare aiuto concreto alla sua popolazione.

La ciliegina sulla torta, il post di Luigi Di Maio: nazionalizzeremo le autostrade. Col disaccordo della Lega…

Infine, poteva mancare Luigi Di Maio in questo surreale dibattito nato dalle ambigue e generiche parole di Toninelli? Assolutamente no. Il vicepremier ha voluto dire la sua con il tradizionale post su Facebook, nel quale annuncia con determinazione la volontà dei 5Stelle di pervenire ad una nazionalizzazione della rete autostradale, sostituendosi a Toninelli e correggendone la posizione. Di Maio scrive: “usciremo dalla logica del profitto, faremo pagare meno i pedaggi, faremo molta più manutenzione e introdurremo innovazioni tecnologiche per migliorare la sicurezza e la mobilità. Chi blatera che nazionalizzare è antiliberale, si faccia un giro in Germania dove le autostrade sono pubbliche e gratuite per tutti, tranne che per i camion. Per inciso i soldi dei pedaggi dei mezzi pesanti saranno utilizzati dallo Stato tedesco per investire 7 miliardi di euro nelle infrastrutture stradali, non andranno certo a riempire le tasche di qualche famiglia amica di chi governa”. Infine, Di Maio aggiunge: “Quella della nazionalizzazione è anche una sfida: vogliamo dimostrare che con onestà, trasparenza e competenza lo Stato può garantire ai cittadini ciò che gli spetta di diritto”. Dovrebbe dirlo ai suoi colleghi leghisti di governo, per i quali la nazionalizzazione turberebbe gli equilibri economici e metterebbe in difficoltà le migliaia di azionisti, piccoli e medi imprenditori, di Atlantia che risiedono nei territori governati dalla Lega. Mentre Salvini torna a blaterare di modello australiano per i migranti, Di Maio e Toninelli preparano lo sgambetto. Il presidente Conte? Non pervenuto.

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