Si apre la stagione infernale per il governo gialloverde, diviso su tutto. Lo spread sale a oltre 280 punti. Il vertice europeo sulla missione Sophia fallisce. Conte infastidito, costretto alla cabina di regìa

Si apre la stagione infernale per il governo gialloverde, diviso su tutto. Lo spread sale a oltre 280 punti. Il vertice europeo sulla missione Sophia fallisce. Conte infastidito, costretto alla cabina di regìa

Le ‘scintille’ non ci sono (ancora), ma l’attivismo mediatico di Salvini sta diventando un problema. Il governo gialloverde, alla soglia dei 100 giorni, svela i primi limiti di un’alleanza tra due forze, il M5S e la Lega, che hanno molte caratteristiche in comune ma obiettivi differenti. A partire dal fatto che il Carroccio una linea politica estera definita ce l’ha, ormai da quattro anni, e la sta alimentando dal primo giorno di questa nuova avventura: prima sfidando l’Europa sui migranti (caso Aquarius e Diciotti), poi attraverso l’alleanza tra il vicepremier e l’Ungheria di Orban e ora minacciando di tagliare la quota di contributi all’Ue di nostra competenza. A Salvini finora sembrava bastasse veramente poco per prendersi la scena, valicando anche i confini della mediaticità patria. Le sue invettive sono tutte a ‘costo zero’ e con un rapporto ‘qualità-prezzo’ decisamente a favore del segretario leghista. Il problema è che ogni volta in cui decide di puntare i piedi con Macron, la Spagna, l’Unione europea o la Commissione Ue, a diventare rovente non è certo il suo telefono, ma quello del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Come è giusto che sia, in questi casi è al premier che gli altri leader chiedono delucidazioni, rispetto a quello che combina uno dei suoi vice. E l’economia mostra i segni del cedimento del governo. Sale infatti la tensione sullo spread alla vigilia di un atteso giudizio di Fitch sul rating dell’Italia. Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi a dieci anni ha terminato la seduta a 285 punti base, con il decennale italiano con un tasso di interesse del 3,2% sul mercato secondario. L’Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto dall’ex commissario alla Spending review, Carlo Cottarelli, calcola che l’aumento dei tassi di interesse nelle aste di debito italiano a partire da maggio può costare circa 6 miliardi di euro alle casse del Tesoro nel prossimo biennio.Nell’asta di oggi via XX Settembre ha collocato tutti i 6 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni offerti, ma registrando rendimenti in netto rialzo. Il Tesoro ha venduto 2,25 miliardi di Btp a 10 anni pagando un tasso del 3,25%, in rialzo dal 2,87% della precedente asta dello scorso 30 luglio, e 3,75 miliardi di Btp a 5 anni pagando un tasso del 2,44%, in rialzo rispetto all’1,8% del collocamento precedente.

Il governo e il presidente del Consiglio Conte sempre superati dall’attivismo mediatico di Salvini. Ma a Palazzo Chigi dicono che la misura è colma

Finora Conte ha ‘coperto le spalle’ a Salvini, ma prima o dopo la misura potrebbe diventare colma. Ecco perché i colloqui con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, braccio destro del segretario del Carroccio e uomo che gode di buona stima dalle parti del Quirinale, si stanno sempre più intensificando. Spesso viene chiamato a colloquio dal capo del governo (l’ultima volta martedì scorso), con il quale – dicono i bene informati – abbia stabilito un gran bel rapporto umano, e non solo di collaborazione. Anche se, ultimamente, al centro delle loro conversazioni ci sarebbe spazio quasi esclusivamente per due temi: la prossima legge di Bilancio e, appunto, il vulcanico attivismo di Salvini. Di migranti se ne discuterà la prossima settimana, tutti insieme, come squadra di governo, alla piena ripresa dell’attività politico-parlamentare. Perché il tema va ‘condiviso’ e non lasciato solo nelle mani del ministro dell’Interno, evitando di creare così malumori nella truppa pentastellata, che sta facendo una fatica del diavolo a stare dietro al ‘socio’ leghista. Ogni volta che Di Maio e i suoi riescono a mettere a segno qualche ‘gol’ (vitalizi, decreto Dignità e pensioni d’oro), Salvini ha sempre pronto un ‘coniglio nel cilindro’ da tirar fuori conquistando prime pagine, aperture di telegiornali e media internazionali. Polemiche annesse, che comunque, se gestite con astuzia, fanno comunque gioco. A Conte non viene chiesto di fare da ‘equilibratore’ o addirittura da ‘moderatore’ tra il populismo ‘spinto’ di Salvini e quello ‘ragionato’ di Di Maio, ma qualche lamentela al suo orecchio è arrivata. Con tanto di invito a intervenire per richiamare all’ordine il leader del Carroccio. Richieste puntualmente girate, con garbo, a Giorgetti. Sperando che almeno a uno dei suoi migliori uomini Salvini dia retta. Prendendo atto della situazione, il ministro dell’Interno ha annunciato una riunione del gruppo dirigente del Carroccio per martedì prossimo, che dovrà mettere a punto la posizione del suo partito su un dossier cruciale per i destini dell’alleanza di governo, e cioè quello della legge di stabilità. Un incontro preparatorio alla “cabina di regia” governativa che i due partner dell’esecutivo sembrano aver deciso di rispolverare proprio in vista dell’approdo in Parlamento del più importante provvedimento di governo, e che sembra riecheggiare liturgie e stagioni politiche dalle quali i due vicepremier hanno sempre affermato categoricamente di voler prendere le distanze ma che evidentemente viene vista come imprescindibile, data la gravità delle questioni in ballo. Sono infatti le scadenze imposte dalla sessione di bilancio a rendere necessaria nel minor tempo possibile una mediazione sulle questioni economiche, ancor prima del chiarimento su quelle internazionali.

Intanto sulla missione Sophia nulla di fatto alla riunione informale di Vienna dei 28 ministri degli Esteri e della Difesa

Intanto, nulla di fatto oggi a Vienna per l’Italia, impegnata in un braccio di ferro con l’Ue per ottenere una gestione condivisa dei flussi migratori e una modifica delle regole sugli sbarchi: si spera ancora in domani, quando potrebbe arrivare il sostegno di altri Paesi, ma non si nasconde la frustrazione e da Venezia il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha minacciato l’uscita dalla missione Sophia se non si trova un accordo. All’orizzonte incombe la minaccia di chiudere tutti i porti italiani, annunciata per fine agosto in occasione della riunione Cops del mese scorso. L’Italia si è presentata a Vienna con una proposta di modifica delle regole sugli sbarchi che verte su tre punti: rotazione dei porti, prevalenza del principio Sar (search and rescue) su quello geografico, creazione di una Unità di coordinamento ad hoc con Frontex e rappresentanti di tutti i Paesi Ue. A presentarla è stata il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, alla riunione informale dei colleghi Ue: “Ho trovato porte aperte ma anche chiuse”. “Speriamo e crediamo che qualcosa possa ancora cambiare perché domani c’è un nuovo incontro” dei ministri degli Esteri dei Ventotto, ha aggiunto la responsabile del dicastero, che guarda in particolare ai Paesi rivieraschi del Mediterraneo come Francia e Spagna, ma anche alla Germania, che “domani potrebbe essere a bordo”. Una speranza che lotta però con lo sconforto.

“Oggi mi sento delusa perché ho visto che l’Europa non c’è, ma sono fiduciosa”, ha sottolineato Trenta, senza nascondere lo scontento. “Tutti dicono di percepire l’importanza del problema, però per ora si rimanda la soluzione”. E sulla possibilità che l’Italia esca dalla missione Sophia in caso di mancata intesa, per il ministro “tutti condividono la sua importanza, e noi siamo i primi. E’ chiaro che dovremmo fare le nostre considerazioni, ogni decisione verrà presa insieme al governo e al premier, Giuseppe Conte”. Piu’ netto Salvini, che dall’Italia ha ironizzato: “La missione navale Sophia ha un bel nome ma spesso non bellissimi risultati”. “Ho chiesto di condividere i porti di sbarco. Se anche a fronte di questa nuova richiesta otterremo un ‘no’ dovremo valutare se continuare a spendere soldi per una missione che sulla carta è internazionale ma di fatto è tutta a carico di 60 milioni di italiani e di un solo Paese”. “Al momento abbiamo ricevuto un sacco di no da Macron e da altri – ha concluso – Abbiamo quasi esaurito tutti i ‘bonus dei no’. Poi faremo da soli, di sicuro non ci manca la fantasia e le capacità”.

Il ministro degli Esteri Moavero prende le distanze dalle politiche imposte da Salvini

Sulla necessità di una gestione europea del fenomeno migratorio è tornato a insistere il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, anche lui a Vienna per la riunione informale dei capi della diplomazia dei Ventotto. “Chiediamo la solidarietà dei paesi Ue e speriamo ancora che arrivi, prima o poi. E che non sia troppo tardi”, ha avvertito. Parlando al termine della sessione del Consiglio permanente dell’Osce, di cui l’Italia è presidente di turno, il titolare della Farnesina ha ricordato che “i migranti dall’Africa subsahariana si dirigono verso l’Europa, non un dato Paese. Ecco perché riteniamo che la responsabilità della gestione del flusso migratorio dovrebbe essere europea”. “Se la lasciamo ai singoli Paesi, sulla base solo della geografia o peggio delle rotte decise da trafficanti di esseri umani – ha sottolineato – stiamo facendo veramente un errore”. Il tempo è agli sgoccioli e le speranze che si raggiunga un’intesa a Vienna sembrano vane, si pensa già a un piano b. Intanto, l’ipotesi più probabile è che si rimandi la discussione alla riunione dei capi di Stato e di governo Ue a Salisburgo il 20 settembre.

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