Nave Aquarius approdata nel Grand Harbour di Malta. I 141 migranti saranno curati, alimentati e registrati. Poi partiranno per 5 paesi europei

Nave Aquarius approdata nel Grand Harbour di Malta. I 141 migranti saranno curati, alimentati e registrati. Poi partiranno per 5 paesi europei

La nave Aquarius, con il suo carico di 141 migranti, è approdata a Malta, dopo un’odissea durata cinque giorni. Grida di gioia a bordo hanno salutato l’arrivo della nave nel porto del Grand Harbour, scrive il sito di Times of Malta. Sulla banchina sono in attesa uomini della polizia e delle forze armate di Malta per sovrintendere alle operazioni di sbarco. I 141 migranti verranno registrati e sottoposti ad esami medici. Secondo Medici Senza frontiere, ben 73 dei migranti sono minori, la maggior parte non accompagnati. Molti provengono da Somalia ed Eritrea e si trovano in uno stato di “denutrizione cronica”. Lo sbarco a Malta è stato reso possibile da un accordo raggiunto ieri in base al quale i migranti verranno ridistribuiti fra Francia, Germania, Lussemburgo, Spagna e Portogallo. Uno dei minori a bordo dell’Aquarius ha raccontato di essere stato rapito e di aver chiesto ai suoi rapitori di ucciderlo per non vivere più nella condizione in cui lo tenevano. E’ una delle testimonianze shock raccolte dall’equipaggio della nave e riprese dal giornale maltese ‘Times of Malta’. “Pregai i miei rapitori di uccidermi”, ha detto un adolescente all’equipaggio dell’Aquarius. I bambini, richiedenti asilo, hanno raccontato di essere stati vittime di rapimenti ed estorsioni a danno dei loro familiari.

La promessa di SOS Méditerranée: “Aquarius salperà di nuovo per salvare altre vite umane”

La ong SOS Méditerranée ha promesso che la nave Aquarius salperà il prima possibile per tornare nelle acque al largo della Libia, se necessario battendo bandiera tedesca. In conferenza stampa a Berlino, la direttrice generale della sezione tedesca di SOS Méditerranée Verena Papke ha negato che l’Aquarius sia stata falsamente registrata come imbarcazione da ricerca, affermando che fosse elencata come nave da salvataggio all’Organizzazione marittima internazionale da quando l’ong l’ha noleggiata due anni fa. “Ovviamente l’Aquarius ha l’intenzione e l’obbligo di salpare di nuovo il prima possibile, tornando nella zona di salvataggio al largo della costa libica”, ha detto Papke, aggiungendo che il momento scelto per la disputa sulla bandiera “solleva interrogativi”. Le ong, ha affermato, sperano di risolvere la questione, ma: “In caso perdessimo la bandiera di Gibilterra per qualsivoglia ragione, l’Aquarius continuerà probabilmente a navigare sotto bandiera tedesca. Questo è uno scenario immaginabile”.

L’Unhcr esprime apprezzamento, elogia i paesi ospitanti, ma chiede un piano regionale per gli sbarchi

L’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) esprime apprezzamento per la decisione di ieri del governo di Malta di consentire lo sbarco di 141 richiedenti asilo e migranti soccorsi nel mar Mediterraneo centrale dall’Aquarius, nave di una ong. L’Unhcr, si legge in un comunicato, elogia inoltre quei Paesi europei che si sono proposti di offrire posti per le persone soccorse e di trasferirle dopo lo sbarco. Questo dimostra i benefici che possono derivare da un approccio collaborativo. Tuttavia, il caso dell’Aquarius e in particolare la situazione di stallo degli ultimi giorni ha nuovamente evidenziato la necessità di un piano regionale per l’area del Mediterraneo che offra chiarezza e prevedibilità sul punto di attracco delle imbarcazioni che trasportano le persone soccorse. Questo è essenziale se si vogliono evitare ulteriori situazioni di questo tipo, afferma la nota. “L’Unhcr accoglie con favore la fine della situazione di stallo rispetto all’Aquarius e il fatto che 141 bambini, donne e uomini non siano più bloccati in mare”, ha dichiarato l’alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, Filippo Grandi. “Ma la situazione – ha proseguito, ribadendo quanto aveva scritto ieri su Twitter – non dovrebbe mai arrivare a questo punto. È sbagliato, pericoloso e immorale tenere le navi di soccorso a vagare nel Mediterraneo mentre i governi competono su chi può assumersi anche la minima responsabilità”. L’Unhcr ha ripetutamente richiesto un approccio regionale per gestire le operazioni di salvataggio e sbarco nel Mediterraneo e ha formulato proposte precise in una nota congiunta del 27 giugno insieme all’agenzia delle Nazioni unite per le migrazioni (Oim).  “C’è un urgente bisogno di rompere con questa continua corsa a creare impasse e approcci ad hoc nave-per-nave su dove far attraccare le persone soccorse”, ha detto Grandi. “Solo in presenza di porti sicuri chiaramente identificati, i comandanti saranno certi che, quando risponderanno alle chiamate di soccorso, saranno in grado di sbarcare rapidamente le persone a bordo e non diventeranno oggetto di lunghe negoziazioni”, ha aggiunto.

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