Legambiente, il bilancio di Goletta 2018 e l’esposto oggi al governo. Zampetti: “Verificare le cause delle criticità e denunciare i responsabili”

Legambiente, il bilancio di Goletta 2018 e l’esposto oggi al governo. Zampetti: “Verificare le cause delle criticità e denunciare i responsabili”

È terminato il consueto viaggio estivo di Goletta Verde 2018, partita il 22 giugno dalla Liguria e attraccata in ultima tappa in Friuli. Dopo aver navigato in lungo e in largo tutta la Penisola per conto di Legambiente per il monitoraggio della qualità delle acque marine, per la denuncia delle illegalità ambientali, per la gestione di varie altre tematiche, come il problema dei rifiuti in mare e l’accoglienza per le persone che scappano dalla disperazione attraverso canali legali, la caravella ambientalista ha raccolto in questi due mesi materiale a sufficienza che è stato presentato oggi a Roma da Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, Serena Carpentieri, vicedirettrice e Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico dell’associazione ambientalista. All’incontro è intervenuto Andrea Di Stefano, responsabile progetti speciali Novamont e Roccandrea Iascone di Ricreautile, in rappresentanza degli enti che hanno sostenuto l’iniziativa.

È stata così fornita una chiara fotografia su quella che è a tutti gli effetti la situazione attuale. I criteri che vengono utilizzati fanno riferimento al fattore di rischio presunto, orientati prettamente verso parametri microbiologici e di contaminazione batterica, dovuti alla insufficiente depurazione operata delle città e agli scarichi illegali che inevitabilmente vengono riversati nel mare. Vengono dunque considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane è risultato entro i limiti di legge; il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) e “inquinato” (9%). Perlopiù si parla di spiagge (il 43% dei campionamenti); di foci dei fiumi, di cui su 149 monitorate 106 sono risultate “fortemente inquinate” e la restante parte “inquinate”; di canali; di corsi d’acqua e di scarichi sospetti. La causa di questi risultati è sicuramente da attribuire alla mala depurazione di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese e per la quale l’Unione europea ci ha presentato un conto salatissimo. Sulla depurazione, l’Italia è oggetto di due condanne e di una terza procedura d’infrazione, che riguardano complessivamente 909 agglomerati urbani, di cui il 25% in Sicilia (231 agglomerati), 143 in Calabria (16%), e 122 in Campania (13%).

Sono stati oggetto di studio anche le acque abbandonate, ossia i tratti lasciati abbandonati e non adibiti alla balneazione, e lo smaltimento degli olii esausti nei mezzi agricoli e nelle imbarcazioni che possono essere reimpiegati. “La mala depurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza – ha affermato il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti – La multa che dobbiamo pagare all’Ue è di 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola”. Zampetti prosegue avanzando delle possibili soluzioni: “Una grande opera pubblica da mettere in atto sarebbe infatti il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue che permetterebbe anche di non sprecare i soldi pubblici pagando per le nostre inadempienze, ma investirli in nuovi impianti, con le tecnologie e le conoscenze oggi disponibili possono trasformarsi da problema in risorsa, restituendo acqua pulita per diversi usi, a partire da quello irriguo”.

“Alla denuncia pubblica sullo stato delle acque – prosegue Zampetti – abbiamo deciso di continuare l’azione giudiziaria, che già lo scorso anno ha permesso di intervenire in diverse situazioni, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili secondo le nuove norme previste dalla legge sugli ecoreati”. La denuncia dell’associazione fa leva sulla legge 68/2015, che ha inserito i reati ambientali nel codice penale e che, in questi tre anni di applicazione ha già consentito di perseguire i colpevoli, sequestrare depuratori malfunzionanti, fermare l’inquinamento causato da attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, intervenire su situazioni di inquinamento pregresso o per fermare attività illegali di vario genere.

“Con il nostro monitoraggio – spiega Serena Carpentieri, vice direttrice generale di Legambiente – non intendiamo rilasciare patenti di balneabilità, sostituendoci alle autorità competenti in materia di controlli e di balneazione ma, con ‘fotografie’ istantanee, portare all’attenzione di amministratori e cittadini le criticità che minacciano la qualità e la salute dei nostri mari, affinché se ne individuino e risolvano le cause”.

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