La disoccupazione cala? Non è vero. Crescono i precari e chi non cerca lavoro. Lo spread arriva a 290 punti. Di Maio e Salvini, arroganti, creano danni. Le Ue chiede di abbassare i toni e fa appello a Tria. Fitch: al ribasso le prospettive da ‘stabili’ a ‘negative’

La disoccupazione cala? Non è vero. Crescono i precari e chi non cerca lavoro. Lo spread arriva a 290 punti. Di Maio e Salvini, arroganti, creano danni. Le Ue chiede di abbassare i toni e fa appello a Tria. Fitch: al ribasso le prospettive da ‘stabili’ a ‘negative’

C’è poco da star sereni anche se l’Istat ci prova e ci racconta che cala la disoccupazione. Ci sono anche giornali che ci credono e così titolano. Ma tutti sanno bene che non è vero. Possono crederci personaggi come Di Maio e Salvini i quali non sanno neppure dove abitano le parole lavoro, economia. Il primo continua a far la voce grossa con i Commissari della Ue i quali mandano chiari avvisi al ministro Tria perché, dal momento che lui di economia se ne intende, moderi i due vicepremier se l’Italia vuole che la Ue abbia un occhio di riguardo, magari lo socchiuda,  per quanto attiene al documento di economia e finanza, il Def e poi il Bilancio del 2019 ma i vincoli  economici che valgono per tutti non si possono eludere come ha sottolineato Moscovici. In tarda serata giunge il giudizio dell’agenzia di rating Fitch.  Il debito pubblico dell’Italia rimarrà ”molto elevato”, scrive Fitch in una nota, lasciando il paese ”più esposto a potenziali shock”. Fitch sottolinea fra le criticità la ”natura nuova e non collaudata del governo, le considerevoli differenze politiche fra i partner della coalizione e le contraddizioni fra gli elevati costi dell’attuazione degli impegni presi nel ‘Contratto’ e l’obiettivo di ridurre il debito pubblico. Non è chiaro come queste tensioni politiche saranno risolte”.

Non è un caso che ci sia grande attesa negli ambienti economici per il pronunciamento della agenzia di rating, Fitch, ma già prima Moody’s, poi anche l’Ocse avevano rivisto al ribasso i parametri economici, il Pil dal 1,5 all’1,2 nel 2018, e dall’1,2 all’1,1 nel 2019. Ma  a dare un segnale netto, negativo, preoccupante, malgrado l’euforia dell’Istat arrivano i dati della Borsa di Milano che non solo chiude ancora una volta in rosso ma vede volare lo spread tra i nostri Btp e il tedesco Bund che sfiora i 290 punti, 289,9 in chiusura, con il rendimento del decennale italiano al 3,22%. Male le banche, in rosso aziende come Pirelli (-4,6%), Brembo (-2,4%), Fca (-1,9%) e Ferrari (-1%). Arretrano Carige (-3,2%), Banco Bpm (-3,1%), Mps (-2%), Mediobanca (-1,6%), Intesa e Unicredit (-1,3%). Male Tim (-3,3%) e Mediaset (-1,4%). In calo Atlantia (-1%), nel giorno del cda insieme a quello di Autostrade. Non solo i nostri titoli vengono comprati ma al rialzo del loro valore.

Le persone che hanno un lavoro sono diminuite di 28 mila

È in questa situazione che nel mese in cui è entrato in vigore il “decreto dignità” Istat scopre che il tasso di disoccupazione è sceso al 10,4 con un calo di 0,4 punti in percentuale rispetto a giugno. Anche se si trattasse di un dato reale ci sarebbe poco da gioire perché saremmo tornati ai livelli di marzo 2012. In realtà, il calo della disoccupazione che, dice Istat, riguarda “entrambi i generi e tutte le classi d’età”, si deve a 113mila persone in cerca di lavoro in meno. In calo anche la disoccupazione giovanile, scesa al 30,8% (-1,0 punti). Anche in questo caso si tratta di un incremento di chi non studia e non cerca lavoro. Non solo. Leggendo bene i dati si scopre che la stima degli occupati registra ancora una lieve flessione: ci sono 28mila persone in meno con un lavoro, il -0,1% su base mensile. Resta ampiamente positivo il dato annuo (+277mila occupati), ma “la diminuzione congiunturale dell’occupazione è interamente determinata dalla componente femminile e si concentra tra le persone di 15-49 anni, mentre risultano in aumento gli occupati ultracinquantenni”, afferma l’Istituto. Ma, guarda caso, si registra una flessione per i dipendenti permanenti (-44 mila), mentre crescono in misura contenuta i dipendenti a termine e gli indipendenti (entrambi +8 mila). “Si conferma – dice anche Istat – una ormai consolidata tendenza all’incremento dei contratti a termine, sottolineando un recupero degli autonomi che caratterizza le ultime rilevazioni. Entriamo nel mondo degli inattivi. Aumenta l’esercito – dice Istat – di chi neanche si avvicina al mondo occupazionale, ovvero non ha lavoro e non lo cerca. I cosiddetti inattivi tra i 15 e i 64 anni risultano in crescita dello 0,7%, ovvero +89 mila persone. L’aumento coinvolge le donne (+73 mila) e gli uomini (+16 mila) e si distribuisce tra i 15-49enni. Il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,3 punti percentuali)”. I dati sull’occupazione degli ultimi 12 mesi (luglio 2017-luglio 2018) mostrano ancora una volta, in modo molto netto, come la composizione del mercato del lavoro stia cambiando radicalmente. Più 400mila tra occupati a termine e autonomi e meno 122mila permanenti.

Scacchetti (Cgil). Ripresa molto fragile, crescita inferiore alla media europea.

Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, riferendosi anche ai dati resi noti dall’Osservatorio dell’Inps afferma che “continua l’andamento altalenante dei dati relativi al mercato del lavoro, indice di una ripresa molto fragile e di una crescita inferiore alla media dei Paesi europei”. La segretaria confederale sottolinea  “la crescita significativa soprattutto dei contratti  a termine, in somministrazione e del lavoro intermittente.  Preoccupa il calo nel 2018 delle trasformazioni dei contratti di apprendistato da contrastare con opportune politiche di sostegno. Qualora ce ne fosse ancora bisogno – afferma – qualità e stabilità del lavoro sono le prerogative per la riduzione delle disuguaglianze e per lo sviluppo del Paese”.

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