La Bce ci sorveglia per gli squilibri macroeconomici. Al Senato passerà mercoledì il Decreto Di Maio. Alla Camera, si regalano 12 motovedette ai libici per riportare nei gulag i profughi

La Bce ci sorveglia per gli squilibri macroeconomici. Al Senato passerà mercoledì il Decreto Di Maio. Alla Camera, si regalano 12 motovedette ai libici per riportare nei gulag i profughi

Mentre la maggioranza di governo, M5S e Lega, cerca di gettare quanto più fumo possibile sui veri nodi economici italiani, sulla capacità di portare sviluppo nel Mezzogiorno e nelle aree deprese, di stimolare la crescita, di evitare il drammatico aumento dell’Iva, fonte di recessione, ecco che dalla Bce, la Banca Centrale Europea, arriva un monito di quelli duri, che dovrebbe far tornare Giuseppe Conte, Giovanni Tria, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, coi piedi per terra. Il monito della Bce giunge mentre in Parlamento si discute da una parte, al Senato, del Decreto Di Maio sul lavoro, che entro mercoledì dovrebbe essere convertito in legge; e dall’altra delle motovedette da regalare alla Libbia per riportare i naufraghi nei gulag libici dai quali erano appunto fuggiti. La Bce, in sostanza, richiama l’Italia, e non ammette trucchi nella definizione delle politiche economiche, in vista della prossima legge di Bilancio.

L’Italia ‘sorvegliata speciale’ per i rischi di squilibri macroeconomici nell’Eurozona

Lo si apprende da un’anticipazione del Bollettino economico della Bce. Il nostro Paese figura in prima posizione assieme a Cipro, ma la Grecia è comunque esclusa. Per quest’analisi, vengono analizzate per ogni Paese la struttura del bilancio, dalla Pubblica amministrazione alla spesa pubblica legata all’invecchiamento della popolazione quindi pensionistica e alla tassazione ed anche del sistema giudiziario, del settore immobiliare e finanziario e della ricerca nonché del mercato del lavoro. Secondo questo studio degli esperti di Francoforte, Italia e Cipro sono i due unici paesi che rientrano nella categoria degli squilibri macroeconomici eccessivi, e sono quindi sorvegliati speciali. Non viene presa in esame la Grecia, ancora sotto tutela per via del programma speciale di aggiustamento macroeconomico. Tra i paesi invece con squilibri “semplici” vi sono Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Irlanda e Olanda mentre a non registrare squilibri sono Belgio, Austria, Lituania, Slovenia, Svezia, Romania, Polonia, Finlandia, Slovacchia e Croazia. Non sono pervenute obiezioni da parte del governo mentre scriviamo, anche perché appunto impegnato a portare a casa i due provvedimenti sbagliati sulla riforma del lavoro e sulle motovedette per la Libia.

Decreto Di Maio al Senato: le Commissioni respingono tutti gli emendamenti e la maggioranza decide di non dare mandato ai relatori, per fare presto

Per quanto concerne il Decreto Di Maio, dopo aver ricevuto il via libera dalla Camera, inizia il passaggio finale al Senato. Durante il fine settimana le commissioni Finanze e Lavoro di Palazzo Madama hanno passato al vaglio tutti gli emendamenti (respingendoli), in modo da poter consegnare all’aula il testo in tempo per l’approvazione entro metà settimana. Il caldo agostano non ha fermato le opposizioni, però, che hanno portato avanti un lavoro di ostruzionismo, secondo quanto spiegano dalla maggioranza, senza però riuscire a ottenere nessuna modifica al provvedimento originale. Tanto che il Decreto è arrivato nell’emiciclo senza nemmeno il mandato ai relatori, segno che dalle parti del governo c’è una gran voglia di fare in fretta e ottenere il lasciapassare del Parlamento in tempi molto rapidi. L’aula del Senato, infatti, ha subito bocciato due pregiudiziali di costituzionalità, accorpandole in una sola votazione. In questo modo l’iter del decreto dovrebbe mettere il turbo. Senza bisogno di porre la questione di fiducia, come annunciato pubblicamente dal vicepresidente del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio: “Ci sono stati tre giorni di discussione, credo proprio non ci sia la necessità”. Intanto non si placano le polemiche sul merito del provvedimento. Per il presidente del Parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, “purtroppo il decreto Di Maio rischia di provocare decine migliaia posti di lavoro in meno”. Secondo il dirigente azzurro, infatti, “se l’Inps prevedeva di perdere 80mila posti in 10 anni, noi calcoliamo oltre 130mila posti persi”. Giudizio negativo confermato anche dal Pd e da Loredana De Petris per Liberi e Uguali. Ma il tandem Lega-M5S procede spedito e il decreto Dignità sarà legge, probabilmente entro mercoledì 8 agosti.

Il caso delle motovedette: il Pd orientato a votare contro alla Camera, dopo il voto positivo al Senato

Dopo il voto a favore a Palazzo Madama il Pd è orientato a non votare il ‘decreto motovedette’ alla Camera. Un ripensamento che nasce, oltre che da una diversa posizione dei Democratici della Camera rispetto al Senato, dalla discussione a Montecitorio sul decreto, durante la quale il Pd ha chiesto al governo di garantire sul rispetto dei diritti umani da parte della Guardia Costiera libica, alla quale, per effetto del decreto, saranno consegnate 12 motovedette, 10 provenienti dalla Guardia Costiera e 2 dalla Guardia di Finanza. Stefano Ceccanti prima, Barbara Pollastrini e altri deputati poi, hanno illustrato la posizione dem, ispirata all’equilibrio tra il principio della sicurezza dei confini e il rispetto dei diritti umani. “Tutti i governi della scorsa legislatura, nessuno escluso, si sono mossi sull’unica linea che è compatibile con i principi e i valori della Costituzione: sicurezza ai confini e tutela dei diritti umani. Questo è stato, nelle diverse fasi politiche, nei diversi contesti, l’obiettivo di tutti i governi che si sono avvicendati nella scorsa legislatura. Il governo fin qui ci aveva presentato questo provvedimento come un provvedimento in continuità”, ha sottolineato Ceccanti che ha chiesto sul punto “una risposta chiara da parte dell’esecutivo”. Pollastrini, con riferimento agli emendamenti presentati dal Pd, ha richiesto “garanzie” sul rispetto dei diritti umani alla guardia Costiera libica nell’uso delle motovedette: la presenza a bordo di un osservatore internazionale, la presenza nei campi libici di rappresentanti delle organizzazioni internazionali, Unhcr e Oim, come previsto dalla convenzione di Ginevra. La risposta, in senso negativo, è arrivata dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, il quale pur condividendo “evidentemente” il richiamo ai diritti umani, ha ricordato la necessità di seguire il principio generale per cui se un’intesa è troppo vincolante non sarebbe rispettata. La distanza tra Pd e maggioranza sulla questione migranti ha avuto una plastica rappresentazione con lo scontro tra il relatore Eugenio Zoffili della Lega e i parlamentari del Pd. Dopo gli interventi di Migliore e di Giuditta Pini, Zoffili li ha invitati a citare dati corretti sulle morti in mare. Ma lo ha fatto gridando e indicando i banchi del Pd. Giachetti ha chiesto che siano consultate le riprese video. Incombenza che il vicepresidente Rampelli trasferirà al presidente Fico.

Fornaro, capogruppo LeU: “il governo poteva e doveva fermare il regalo delle 12 motovedette”

“Dopo i rapporti dell’Onu che hanno certificato condizioni inumane dei campi profughi in Libia con acclarate violazioni dei diritti umani e le gravi deficienze e responsabilità della Guardia Costiera libica, il Governo poteva e doveva fermare il regalo di 12 motovedette alle autorità libiche, così come ha chiesto Liberi e Uguali”, afferma il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera Federico Fornaro. “Così facendo – prosegue – l’Italia si sta rendendo complice di un respingimento delegato, vietato dalla Convenzione di Ginevra che il nostro Paese ha sottoscritto nel lontano 1951. Ancora una volta la propaganda ha preso il sopravvento nell’azione del Governo Salvini-Di Maio. Ancora una volta per qualche punto percentuale di consenso temporaneo si nega la storia e la cultura di accoglienza e tolleranza dell’Italia, negando una vera politica di corretta gestione dei flussi migratori in sicurezza”.

Prosegue intanto la telenovela sulle Grandi opere tra i ministri 5Stelle, contrari, e quelli leghisti, favorevoli. Toninelli chiede i referendum

“Sul Tap e su tutte le altre grandi opere stiamo lavorando. L’unica grande opera contenuta nel contratto di Governo è il treno ad alta velocità Torino-Lione. Chi dice che è un’opera buona o cattiva semplicemente non sta rispettando il contratto, sul quale c’è scritto che l’opera va ridiscussa integralmente in base agli accordi Italia-Francia e il sottoscritto sta facendo proprio questo”, ha puntualizzato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, tornando sulla polemica politica con la Lega che riguarda Tap e Tav. Il ministro è intervenuto all’evento a sostegno dell’operazione ‘spiagge libere’: 250.000 metri quadri di spiagge restituiti ai cittadini, che si è svolto questo pomeriggio sul lungomare di Ostia. “Non siamo contro le grandi opere – ha aggiunto – ma siamo contro le grandi opere inutili che danno vantaggio solo a chi le fa. Io sto dalla parte dei cittadini. Noi non vogliamo bloccare alcunché, ma vogliamo fare le opere giuste”. Infine il ministro ha concluso dicendo che il nuovo governo “non vuole più mettere le mani nelle tasche degli italiani per opere fatte spendendo soldi pubblici. Prima tutte le grandi opere cadevano dall’alto perché portavano vantaggi a tutta la politica, d’ora in poi prima di essere ipotizzate dovranno interessare la gente con consultazioni popolari. Se non sono necessarie, perché ci sono alternative o sono costose, ci fermeremo prima”. Il “caso grandi opere” era deflagrato a seguito delle dichiarazioni del ministro per il Sud, Barbara Lezzi che sul suo profilo facebook a proposito del Tap aveva precisato rispondendo alle esternazioni di Salvini sul gasdotto: “Al Sud servono altre infrastrutture”. Il vicepremier sul palco di Cervia aveva sottolineato la positività nella realizzazione dell’opera tra cui il taglio del 10 per cento dei costi dell’energia. Ma le scaramucce Lega-M5s sul tema emergono a fasi alterne. Dunque un “malumore” che aleggia sul governo gialloverde di cui quella delle ultime ore risulta essere solo l’ultima puntata. A cui Di Maio ha provato a fare da “pompiere”. In attesa di nuovi scossoni su quello che risulta una sorta di scontro “ideologico” tra le due anime dell’esecutivo.

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