“In Onda”. Di Maio a ruota libera. Telese e Parenzo, un po’ distratti, gli lasciano fare un comizio di bassa lega. L’informazione è un’altra cosa

“In Onda”. Di Maio a ruota libera. Telese e Parenzo, un po’ distratti, gli lasciano fare un comizio di bassa lega. L’informazione è un’altra cosa

“Chi non vuole la revoca della concessione dovrà passare sul mio cadavere”: così  Luigi Di  Maio, vicepremier, ministro del Lavoro e ministro dello Sviluppo, fa sapere che non ci sarà nessun passo indietro da parte del governo, che con Salvini, c’è pieno accordo, che la pratica per cacciare Atlantia, la società che, fra le altre, gestisce l’autostrada che attraversa Genova con il crollo del ponte che ha provocato morte e distruzione, andrà avanti.

Padronissimo il Di Maio di trasformarsi in un protagonista di un film western o, ancora meglio, di cappa e spada, dove il duello si svolge sul filo della lama. Padronissimo ovviamente di andare in tv sbraitare che lui i soldi da Benetton non li ha presi, sono stati altri, segnatamente il Pd, così come sempre il Pd sarebbe responsabile di una leggina che ha favorito Atlantia.

Padronissimo, dicevamo, ma, perlomeno chi conduce la trasmissione, non gli consenta di fare comizi, di raccontare cose che non rispondono a verità. Pensiamo che in casi come questo, ma per noi vale per ogni trasmissione in cui si presenta un politico, ve ne sia un altro di diverso orientamento. Oppure che il giornalista faccia il suo mestiere, dando vita ad un vero confronto, una vera intervista, non solo quello di offrire un microfono, una telecamera. Spiace dirlo ma due giornalisti come Telese e Parenzo, non due ragazzini di primo pelo, conduttori di “In Onda” su La7 di fronte al Di Maio si sono dimostrati, perlomeno un po’ distratti, ci sia consentito dirlo.  Passi per la spacconata, quella del cadavere, immagine macabra, che Di Maio va ripetendo in ogni occasione. Forse pensa così di contrastare il suo alleato-nemico, il Salvini, in un sfida a chi la dice più grossa, ma sono affari suoi e dei conduttori della trasmissione. Diciamo che, vista la situazione, con 38 morti accertati e una decina di dispersi, parlare di cadaveri è a dir poco è di cattivo gusto. Ma il Di Maio e il Salvini, in quanto a gusto ne hanno ben poco.

Veniamo così ai contenuti della trasmissione. In primo luogo forse andava presentata in modo chiaro la procedura per disdettare una concessione che lo Stato  affida ad un ente di natura privatistica. La cosa è alquanto complicata. Fra l’altro c’è un problemino non di poco conto. I nostri due, più il premier Conte che, vista la sua professione di avvocato dovrebbe sapere qualcosa di più dei suoi vice, non possono ignorare che stanno scavalcando i giudici, coloro che devono esprimersi in merito alla colpevolezza o meno. Si tratta di un vulnus, perché non è il governo ma la Giustizia, con i suoi organismi a decidere. Forse il Telese e il Parenzo dovevano magari farne un accenno. Niente, via libera al Di Maio. Il quale si lancia in un attacco contro il Pd, accusato di fatto, di essere stato in combutta con Benetton, di aver preso tangenti in campagna elettorale, di aver approvato una leggina che favoriva Atlantia.

I due conduttori ignorano la risposta data da Renzi alle accuse del vicepremier

A Di Maio aveva già risposto  Renzi Matteo. “Chi dice che il mio Governo ha preso i soldi da Benetton o Autostrade – dichiarava con un tweet – è tecnicamente parlando un bugiardo. Se lo dice per motivi politici invece è uno sciacallo. Chi ha sbagliato deve pagare”. Non solo al ministro Toninelli che accusava l’allora ministro Delrio di aver fatto approvare nel 2015 una leggina a favore di Benetton e al Di Maio che aveva ripetuto l’accusa era stato già risposto. La leggina  era stata cancellata con il codice degli appalti proprio per iniziativa del ministro Pd.. Né Telese né Parenzo hanno fatto il minimo accenno alla smentita data da Renzi Matteo. Precisiamo, a scanso di equivoci che noi non siamo proprio fra i fan dell’ex premier ed ex segretario Pd. Ma i due conduttori dovevano, ripetiamo dovevano essere al corrente della smentita dell’ex premier e darne conto. In gergo giornalistico si chiama completezza dell’informazione. Tanto più che proprio mentre Telese e Parenzo tacevano, diranno che non erano stati informati, sullo schermo televisivo compariva una striscia che riportava le affermazioni di  Renzi. Neppure un minuto, si poteva leggere solo l’inizio della dichiarazione, e dalla regia veniva fatta scomparire. Come  dice il proverbio, “il diavolo fa le pentole ma i coperchi mai”. Oppure, “le bugie hanno le gambe corte”. Scelgano Telese e Parenzo cosa più gli aggrada. Ma sempre si tratta di un vulnus inferto ad una informazione che già di per sé fa acqua da tutte le parti. Se ci si mette anche un’Onda…

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