Ilva. Sindacati a Di Maio. Convocazione urgentissima. Subito il tavolo di trattativa su prospettive industriali e occupazione. In cassa ci sono solo 24 milioni e i commissari scadono. Pronti alla mobilitazione. Il silenzio del vicepremier e ministro.

Ilva. Sindacati a Di Maio. Convocazione urgentissima. Subito il tavolo di trattativa su prospettive industriali e occupazione. In cassa ci sono solo 24 milioni e i commissari scadono. Pronti alla mobilitazione. Il silenzio del vicepremier e ministro.

Ilva. In cassa ci sono solo gli ultimi 24 milioni. Fino alla fine di settembre verranno bruciati poco meno di un milione al giorno. Poi la virata in negativo. Fonti vicine alla procedura che si adotta in questi casi, riferiscono le agenzie di stampa, confermano che ormai è imboccata una strada senza ritorno. Aggiungiamo che  il  15 settembre scade il termine per la proroga dei commissari straordinari e il piatto è servito. Questa la situazione dell’Ilva. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente al ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, per di più vicepremier, Luigi Di Maio, ma ancora non ha trovato il tempo di rispondere occupato in altre faccende, la prima delle quali quella di annunciare che  nel 2019 sarà gran festa per tutti gli italiani. La riforma della legge Fornero, il reddito di cittadinanza, la flat tax, insomma tutto ciò che è stato promesso agli elettori verrà mantenuto. Per questo sta combattendo una guerra personale contro l’Unione europea, la Commissione che dovrà esaminare la situazione economica del nostro Paese e i commissari hanno fatto capire chiaramente che non c’è trippa per gatti, che il debito non può crescere ulteriormente, che il deficit del nostro paese è sempre più preoccupante, che siamo unici in Europa, diciamo al mondo, a non crescere, fanalino di coda senza molte speranze visto che si stanno ritirando anche gli investitori esteri e quelli italiani li seguono, che il Pil non racconta niente di buono, che lo spread non accenna a diminuire. Meraviglia che il ministro Tria da Pechino fa sapere che l’andamento dello spread è anche dovuto ad un periodo di incertezza tipico del periodo estivo. Ci verrebbe da dire che non è da lei, signor ministro, una baggianata simile. Che fa il paio con simili corbellerie di cui fa sfoggio il vicepremier Di Maio e collega di Gabinetto quando, facendo la faccia del duro, rivolto ai Commissari Ue afferma che “non siamo di quelli che vanno con il cappello in mano”. Capite perché – e ci rivolgiamo ai dirigenti di Fiom, Fim, Uilm – il Di Maio non trova il tempo di incontrarvi, di cominciare a scrivere la parola fine, nel senso positivo, di una storia  che dura da anni quale quella dell’Ilva, di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, dell’economia di una parte importante del Paese, di un’azienda che produce acciaio, fra le prime al mondo, un fiore all’occhiello per la nostra economia e di quella dell’Europa? Questa è, allo stato, la situazione. Di Maio, il ministro del Lavoro e dello sviluppo economico è in altre faccende affaccendato. Deve tallonare, seguire a ruota il suo collega vicepremier, quel Salvini che ha celebrato la sua giornata di festa incontrando il suo amico razzista, il leader ungherese Orban.

Un grido di allarme lanciato da Fiom, Fim Uilm nel silenzio del ministro

Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil hanno lanciato un grido di allarme. In un comunicato ricordano i pareri richiesti dal Di Maio ad Anac e alla Avvocatura dello Stato sulla legittimità o meno della gara che vide prevalere il gruppo Arcelor Mittal. Il ministro in conferenza stampa aveva fatto un sunto di quanto affermato dall’Avvocato dello Stato e chiesto tempo per rendere pubblico il parere. Ad oggi dal Mise, dal Di Maio non arrivano più notizie. La risposta dell’Avvocato non viene resa pubblica. Un mistero, o forse no. Non si capisce quale sia il gioco del ministro. Oppure si capisce fin troppo bene, magari sta puntando sulla possibilità di una nuova cordata, guidata da Cassa depositi e prestiti sotto il suo controllo. Una “luce  verde” – ha detto – una nuova offerta, potrebbe far riaprire la gara. I sindacati, visto anche l’esaurimento della cassa previsto dai commissari straordinari chiedono al governo una  “convocazione urgentissima per conoscere le decisioni che intende assumere sulle prospettive industriali e occupazionali del gruppo Ilva e dei suoi 14 mila lavoratori e del relativo indotto”.

Il ministro si pronunci se ritiene la gara legittima. Non c’è più tempo da perdere

Nella lettera, firmata dai rispettivi segretari generali, Re David, Bentivogli e Palombella, i sindacati ricordano come “la strategicità del gruppo Ilva per il nostro sistema-paese e il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie richiedono decisioni da parte del governo in tempi stretti”. Inoltre, sottolineano, è opportuno “chiarire, dopo le dichiarazioni del ministro Luigi Di Maio, al fine di proseguire efficacemente il negoziato, se ArcelorMittal ha acquisito Ilva attraverso una gara legittima o meno”. I sindacati così concludono: “In mancanza di un sollecito riscontro, metteremo in campo una iniziativa di mobilitazione dell’intero gruppo Ilva e del suo indotto”.

Tempo da perdere non ce n’è più. Di Maio rischia di diventare l’affossatore di una delle più importanti aziende del nostro paese, dell’Europa. In cassa restano, come abbiamo detto 24 milioni. Fino alla fine di settembre verranno bruciati poco meno di un milione al giorno. L’attività prosegue a scartamento ridotto. Il mese prossimo l’azienda conta di incassare circa 230 milioni dalla vendita dei prodotti. A settembre ci saranno da pagare gli stipendi, forse gli ultimi per gli operai, circa 48 milioni, ai quali aggiungere altri 201 milioni di esborsi correnti. Due voci che, già da sole portano a un flusso di cassa operativo negativo per circa 14 milioni nel mese di settembre (in linea con quanto avvenuto nei due mesi precedenti). A questo si devono aggiungere una decina di milioni per i minimi investimenti di periodo. Lo sbilancio di settembre è di 24 milioni, tale da “mangiarsi” quel poco di denaro che era rimasto in cassa. Le previsioni per l’ultima parte dell’anno indicano un saldo negativo finale per 132 milioni.

13.500 lavoratori e le loro famiglie vivono momenti di grande difficoltà

In questa situazione Di Maio continua a fare il pesce in barile. Richiama il parere dell’Avvocatura facendo presente che ci sono “forti criticità e nuovi elementi fondamentali che porterebbero al sospetto di illegittimità dell’atto”. Poi ci ripensa e dice che in casi come questo “va valutata anche la tutela dell’interesse collettivo”. Annuncia che convocherà un tavolo ma poi sembra dimenticare. Anche Anac ha registrato “alcune criticità” in particolare sui tempi della gara, ma non ha mai parlato di illegittimità. Nel caso – ha detto in risposta al quesito – una eventuale decisione spetta al governo. Malgrado i solleciti dei sindacati la risposta non arriva ancora. 14 mila lavoratori e le loro famiglie vivono momenti di grande difficoltà, senza alcuna certezza sul futuro, sul  posto di lavoro. Si ricorda che proprio M5S, con Grillo in testa, in campagna elettorale ha parlato di chiusura della azienda per far nascere sull’area occupata un grande parco attrezzato, un luna park con annessi e connessi. Ilva attualmente occupa  13.500 dipendenti. Di questi, 2.367 sono in cassa integrazione. Il governo Gentiloni aveva stanziato 250 milioni di incentivi per fare in modo che  ArcelorMittal  gestisse  sia  l’azienda,  sia gli esuberi poiché  il gruppo  si era infine impegnato a dare lavoro a 10 mila dipendenti a fine piano. I 3.500 posti  sarebbero stati gestiti con incentivi all’esodo o attraverso il reimpiego nelle strutture che si occupano dell’ambientalizzazione. I sindacati non accettarono, di fatto, i licenziamenti, comunque mascherati e ora fanno sapere che quei 250 milioni di incentivi per gestire gli esuberi sono spariti e così è difficile fare passi in avanti rispetto alle precedenti ipotesi.  A rendere ancora più preoccupante la situazione c’è il contratto di governo firmato da Lega e M5S. Per quanto riguarda l’Ilva si fa riferimento alla chiusura delle fonti inquinanti. Ma questo significa la chiusura totale degli altiforni, si sono chiesti i sindacati? Non arriva risposta a questa domanda da parte del governo gialloverde. Una preoccupazione in più sul futuro dell’Ilva. C’è chi parla di una merce di scambio fra Lega e Cinque stelle. Sono solo voci, ma quando circolano c’è sempre qualcosa di vero. Di Maio ha un solo modo per smentire: convocare i sindacati,  sciogliere ogni ambiguità sulla legittimità della gara, avviare una vera trattativa con Arcelor e sindacati per mettere a punto il rilancio dell’Ilva, facendo fronte, insieme ai problemi dell’occupazione di tutti i lavoratori al piano di risanamento ambientale. Altre strade  ci sembrano non percorribili.

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