Ilva. Di Maio a che gioco gioca? Perché vuol far saltare l’accordo? Repubblica: Aveva dato l’ok al nuovo piano Mittal. Cosa sono i “parchi”. I sindacati: convochi subito il tavolo di trattativa

Ilva. Di Maio a che gioco gioca? Perché vuol far saltare l’accordo? Repubblica: Aveva dato l’ok al nuovo piano Mittal. Cosa sono i “parchi”. I sindacati: convochi subito il tavolo di trattativa

A che gioco gioca Luigi Di Maio, vicepremier, ministro per lo Sviluppo economico e del Lavoro? Vuole salvare l’Ilva? Oppure fa di tutto per affossarla, per trasformarla in  un grande parco con annesso luna park come piace a Grillo? Il capoccia dei pentastellati forse ha equivocato. Quando si parla di “parchi”, qui a Taranto, si intende ben altra cosa. Si tratta del Parco Minerale e del Parco Fossile che contengono le materie prime che servono per il funzionamento dell’Ilva. I lavori, già appaltati, riguardano la copertura dei due parchi. L’obiettivo è quello di risolvere in via definitiva il problema dello sversamento di polveri verso il quartiere Tamburi. Ogni parco coprirà una superficie che corrisponde a 28 campi di calcio. Già queste dimensioni delineano l’importanza di mettere in sicurezza Ilva, in ogni suo ambiente.

La dimensione dell’impresa per Taranto, il Sud e l’economia nazionale

Forse non solo Grillo, ma lo stesso ministro Di Maio non hanno chiara la dimensione della impresa, di cosa significa l’Ilva non solo per Taranto ma per l’economia del Mezzogiorno e nazionale. Oppure, e ci sorge questo sospetto, pentastellati e leghisti, diventati partito di governo, una volta, visto come intendono amministrare,  questo Paese si chiamava sottogoverno, hanno messo in moto una operazione che punta a far decadere l’accordo con Arcelor Mittal, con il quale i commissari Ilva hanno firmato un contratto che, dopo un prolungamento, scadrà a metà settembre.

Le tante “stranezze” del comportamento del ministro e vicepremier

Solo così, ma non vogliamo crederlo, si spiegano le “stranezze” del comportamento del ministro che invece di convocare un tavolo di trattativa, per chiuderla positivamente, con i sindacati e l’azienda, riunisce una “assemblea popolare “, una “sceneggiata”, invitando 62 associazioni perché, dice il Di Maio, i cittadini hanno il diritto di essere informati. Giusto. Lo si faccia con una apposita iniziativa mentre con i sindacati e Arlcelor si tratta di aprire una vera trattativa in cui il governo porti il suo contributo, in cui insieme ai problemi ambientali si affrontino e si definiscano  occupazione, diritti, come da tempo, inutilmente, chiedono  Cgil, Cisl, Uil.

I nostri sospetti riguardano il fatto che il Di Maio, il governo che rappresenta in combutta con Salvini Matteo, punta a far saltare il banco e aprire una nuova trattativa che riporti fra i concorrenti il gruppo di cui faceva parte anche la Cassa depositi e prestiti e Marcegaglia, la ex presidente di Confindustria. Ipotesi non peregrina se si tiene conto che il governo gialloverde ritiene gli enti e le aziende pubbliche “cosa sua”. E la presenza della Cassa di recente lottizzata, un dirigente in forza a M5S, uno alla Lega, uno al ministro dell’economia, insieme ad un altro imprenditore, sarebbe un vero e proprio jolly nelle mani del governisti. Perché avanziamo questa ipotesi? Per due motivi. Il primo è dato dal fatto che mentre è in corso, o dovrebbe esserlo, una trattativa fra governo e Arcelor Mittal, tu, Di Maio, stai facendo di tutto per farla saltare, minacciando di portare le carte in tribunale perché leggendo le più di ventimila pagine di verbale hai scoperto che la gara può essere stata truccata. Chiami anche in causa l’autorità per la corruzione.

Perché Di Maio insinua che la gara  sia stata inficiata da illegittimità

Cantone ti dice che sono registrate alcune “criticità” ma la gara è stata legittima. E tu insisti. Ci chiediamo: ma Di Maio ci fa oppure è proprio così? Chi sotto la minaccia di una gara che salta, di un contratto che non si farà, dell’intervento di una Procura, se la sentirebbe di portare avanti una trattativa in cui sono in gioco miliardi non zuccherini? Certo non Arcelor Mittal il quale proprio oggi ha espresso, malgrado tutto “ottimismo” sull’esito positivo della vicenda. Perché tanto ottimismo? Elementare, direbbe Sherlock Holmes, perché le modifiche che chiede il Di Maio erano già state concordate dai tre commissari, dopo aver consultato il ministro per lo Sviluppo, cui fanno capo, con Arcelor. E il Di  Maio ne era a conoscenza. Invece il ministro ha convocato proprio le 62 associazioni per far conoscere lo “addendum” presentato da Arcelor Mittal e affermare che non era “soddisfacente” e che lui non vendeva l’Ilva al primo che passa. La Repubblica racconta, non smentita dal Mise,  gli incontri. Il 9 luglio al ministero Di Maio vede i nuovi vertici di Arcelor Mittal. Il 12 luglio Mittal scrive al commissario straordinario Enrico Laghi con la proposta di addendum ambientale. Il 19 luglio i commissari dopo aver consultato il ministro inviano la loro contro proposta a Mittal.

Ok di Mittal a tutte le proposte inviate dai commissari ministeriali

Il 24 luglio Mittal accetta tutte le controproposte avanzate dai commissari che a Di Maio fanno capo e il giorno seguente vengono ribaditi gli impegni in un nuovo incontro fra Aditya Mittal con Di Maio al ministero. Così racconta La Repubblica.

Dicevamo che Arcelor Mittal resta “ottimista” sull’ acquisizione dell’Ilva, anche in vista dello svuotamento della cassa a settembre come prospettano i commissari. Problemino di non poco conto un’Ilva senza cassa e senza nuovi padroni, imprenditori in linguaggio economico. Parla infatti Aditya Mittal, President and Chief Financial Officer del gruppo nella conference call con gli analisti sui risultati semestrali. Ha ricordato come il termine per l’operazione sia stato prorogato al 15 settembre e di essere in trattative con “il nuovo governo italiano” ribadendo gli impegni e le proposte migliorative presentate in termini di risanamento e di ambiente. L’Ilva, ha spiegato ArcelorMittal, è “una eccellente opportunità” per il gruppo.

L’utile del semestre del colosso dell’acciaio pari a 3,1 miliardi

Il punto sulla situazione, nel silenzio di Di Maio che non ha ancora trovato il tempo di rispondere alla richiesta di Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil di convocare il tavolo di trattativa, governo, azienda, sindacati appunto per affrontare il problema dell’occupazione, indotto compreso lo hanno fatto i senatori della Commissione industria del Senato nella audizione dei commissari straordinari, i quali hanno portato i documenti  che  stimano “l’esaurimento di cassa” a settembre 2018. Per quanto riguarda Arcelor Mittal ha chiuso il secondo quarto dell’anno con un risultato netto positivo di 1,9 miliardi, in crescita del 56% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Per l’intero semestre l’utile del colosso dell’acciaio è stato pari a 3,1 miliardi. I ricavi sono saliti nel trimestre da 17,2 a 19,9 miliardi. L’ebitda, un indicatore del profitto in relazione alle azioni, è salito da 2,1 a 3,073 miliardi, sopra le attese degli analisti. Il debito netto è sceso a 10,5 miliardi contro gli 11,1 del marzo 2018. Nella slide di previsione del fabbisogno di cassa si prospetta una cassa a -41 milioni, quindi -81 a novembre e di un ‘rosso’ di 132 a dicembre. Lo scaduto fornitori ammonta invece a circa 30 milioni, di cui solo il 10% è superiore a 60 giorni. Nella relazione dei commissari si spiega che “fino ad oggi sono stati spesi 500 milioni di euro in investimenti ambientali urgenti per l’adeguamento alle prescrizioni”. Interventi grazie ai quali è stato raggiunto l’80% “delle prescrizioni del Dpcm 14 da ottemperare entro il 31 luglio 2015”.

Il presidente N. Mittal: favorevoli condizioni di mercato da sfruttare

Infine parla il presidente e ceo Lakshmi N. Mittal. Definisce i risultati “incoraggianti” così come sono “incoraggianti” le previsioni per la restante parte dell’anno: “l’obiettivo, ha affermato, è quello di continuare a sfruttare le favorevoli condizioni di mercato; la priorità è quella di procedere nella riduzione del debito senza trascurare profittevoli opportunità di crescita”. Fino al momento in cui scriviamo Di Maio non ha battuto ciglio. Non ha neppure convocato il tavolo con i sindacati, la cui pazienza e tolleranza, dicono, è giunta al limite.

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