Ilva. Al Mise sceneggiata del Di Maio. Solo ora chiesto parere Avvocatura sulla legittimità della gara. Fiom: nessuna novità. Fim: condizioni più arretrate. Uilm: un gioco sulla pelle dei lavoratori

Ilva. Al Mise sceneggiata del Di Maio. Solo ora chiesto parere Avvocatura sulla legittimità della gara. Fiom: nessuna novità. Fim: condizioni più arretrate. Uilm: un gioco sulla pelle dei lavoratori

Verrebbe voglia di citare un vecchio detto calabrese che parla di cetrioli e di ortolani, relativi al posto, parte non nobile del corpo umano, che non vede mai sole,  in cui finisce il prodotto del lavoro dello stesso ortolano, che ben si addicono ad una vicenda, quella dell’Ilva, che sta assumendo sempre più le caratteristiche di una sorta di commedia degli orrori. Protagonista di primo piano il ministro del Lavoro e dello sviluppo economico nonché vicepremier. Dopo la pagliacciata, una “sceneggiata” l’aveva definita il sindaco di Taranto che non aveva partecipato all’inutile incontro con 62 associazioni per raccontare che le proposte di Arcelor Mittal in predicato di firmare l’atto di acquisto definitivo di Ilva, stante il contratto già firmato che scade a metà settembre, non erano soddisfacenti, in particolare per quanto riguarda la tutela dell’ambiente. Aveva fatto presente, questo il vero annuncio dato in quella occasione dal Di Maio, che a suo parere la gara con cui il colosso dell’acciaio si era aggiudicato il contratto con l’azienda amministrata dai commissari nominati dal ministero, poteva essere considerata non valida, illegittimo quindi il contratto. Di Maio aveva fatto riferimento a critiche avanzate da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, il quale precisava che non aveva riscontrato elementi relativi alla legittimità della gara. Ma Di Maio aveva addirittura annunciato che “avrebbe portato le carte in tribunale” chiamando in causa il ministro Calenda che aveva seguito la vicenda Ilva fino al momento in cui era subentrato il nuovo governo con lui al timone del ministero. Qui si era conclusa la sceneggiata del ministro e da qui è ripartita la sceneggiata parte seconda. Al termine dell’incontro con Arcelor e i sindacati il ministro parlando con i giornalisti ha annunciato che “entro domani chiederemo il parere dell’Avvocatura dello Stato sull’annullamento della gara”. Nel  momento in cui  aveva tenuto la “sceneggiata” con le 62 associazioni aveva annunciato l’immediato ricorso alla Avvocatura. Ora si scopre che il ricorso non era stato ancora presentato. Lo stesso Di Maio rende noto che l’Avvocatura si pronuncerà il 24 agosto. Magari si può convocare al Mise un nuovo tavolo a tre, non una reale trattativa dove il ministro dice cosa ci mette il governo, per esempio i 250 milioni promessi dai commissari dell’Ilva, le risorse annunciate dal precedente ministro, Carlo Calenda, preso di mira dal Di  Maio. Dalla conferenza stampa è emerso  che il vicepremier ha un solo obiettivo: quello di far ricadere sul governo precedente le responsabilità dell’attuale situazione.

Da quando si è insediato il nuovo governo il ministro non ha mosso un dito

Certo Calenda ne ha di responsabilità, ma l’attuale ministro e vicepremier ne ha una gravissima, visto che da giugno, da quando il governo di cui è vicepremier si è insediato, non ha mosso un dito. Ha dato la sensazione, anzi più di una sensazione, di voler mandare tutto a carte quarantotto, magari richiamando chi aveva partecipato alla gara, leggi cordata di cui faceva parte la Cassa depositi e prestiti, leggi ministero dell’Economia, leggi Di Maio. Non a caso ha improvvisato un comizietto  rivolto ai giornalisti in cui ha affermato: “Sono molto preoccupato, questa procedura non l’ho gestita dall’inizio, so chi l’ha gestita e questo mi preoccupa di più. La questione Ilva è stata portata avanti da un governo con dei partiti che non hanno mai fatto l’interesse dell’ambiente, della salute e del lavoro, ma hanno sempre e solo governato per le grandi lobby”.  “Quanto sono preoccupato da 1 a 100? 101, io – ha risposto ai giornalisti – avrei fatto tutto da capo totalmente”. Cambiando lobby, verrebbe da dire. La cosa sorprende, ma ormai da soggetti come il ministro del Lavoro c’è da aspettarsi di tutto. Dice che “non ci sono le condizioni per far ripartire il tavolo se Arcelor Mittal non batte un colpo sull’occupazione” e poi afferma: “Sarà la legge a decidere se fermare la gara, non io. Non sarò certo io a decidere se la gara va fermata, lo farà la legge. Per ora dobbiamo muoverci su un doppio binario”. Forse il Di Maio non si rende conto di quanto afferma.

I lavoratori solo pedine del gioco al massacro del governo gialloverde

Chiede ad Arcelor di “battere un colpo” e, nello stesso tempo, fa capire che aspetta che “la legge” dichiari illegittima la conclusione della gara e quindi Arcelor se ne torni a casa. Insomma, ancora una volta, il rischio maggiore è sulle spalle dei lavoratori dell’Ilva e dell’indotto, solo pedine del gioco al massacro di cui è protagonista il governo gialloverde, due destre, le peggiori, Lega e M5S che fanno pagare ai lavoratori e al paese un prezzo altissimo, la perdita del posto di lavoro.  Perché, insieme al piano di risanamento ambientale, c’è quello che riguarda l’occupazione. Devono muoversi di pari passo, come chiedono i sindacati. “Al momento né ArcelorMittal ha cambiato posizione sul piano occupazionale, né il Governo ha portato novità”. Così  Francesca Re David, segretaria generale Fiom. “Se il Governo convoca nei prossimi giorni saremo presenti – prosegue – ma senza un cambiamento delle posizioni dell’azienda su occupazione e diritti per le lavoratrici e i lavoratori, il tavolo non farà nessun passo avanti. Il Governo è uno dei firmatari del contratto di aggiudicazione, e quindi deve assumersi le proprie responsabilità”. “Attualmente – ricorda Re David – sono impiegati nei diversi stabilimenti 13.522 dipendenti, di cui 2.367 in cassa integrazione, come dichiarato dai Commissari all’audizione al Senato. È inaccettabile che a fronte di un raddoppiamento della produzione con l’obiettivo entro il 2023 di 10 milioni di tonnellate di acciaio, di cui 8 milioni di tonnellate prodotte a Taranto, non si preveda la collocazione di tutti i 14 mila lavoratori. Per la Fiom, inoltre, vanno garantite le migliori condizioni per l’ambiente e per la salute dei cittadini di Taranto e va rispettato l’accordo di programma di Genova”. Già, di questo accordo Di Maio non  parla.

Se salta l’accordo che riguarda i lavoratori di Genova sarà sciopero

Dice di aver letto migliaia di pagine sulla vicenda Ilva, forse ha saltato proprio quelle che riguardano, appunto, l’accordo  di Genova. Glielo ricorda il segretario della Fiom del capoluogo ligure, Bruno Manganaro. “Di Maio pensava di limitarsi a fare il facilitatore e di lasciare a noi il cerino – afferma il sindacalista – convincendoci ad andare avanti con una trattativa a due, ma dimentica che è il governo il proprietario dell’Ilva. Il ministro all’inizio della riunione ha letto il testo con la proposta di Arcelor Mittal che è ormai nota: 10.100 assunzioni dirette, 2500 esodi incentivati, 400 lavoratori genovesi in esubero che passerebbero in società per Cornigliano e 800 lavoratori tarantini in esubero che resterebbero nella società in amministrazione controllata. Il vice premier – prosegue Manganaro – continua a dimenticarsi che Genova ha un accordo di programma, il che significa che a un determinato numero di dipendenti corrisponde una quantità di aree in concessione. Quindi senza ridiscutere dell’accordo di programma non può pensare di mettere 400 lavoratori in società per Cornigliano senza fra l’altro dirci quanti soldi ci mette il Governo. Se pensano di andare avanti per questa strada torneranno gli scioperi. Se il governo ci convocherà andremo per proseguire la trattativa, vorremmo prima sapere se Mittal è il vincitore della gara legittimato a trattare oppure no e se Di Maio considera legittimo o meno l’accordo ‘segreto’ fatto da Mittal con il precedente governo”.

Il governo non ha sciolto i  nodi di sua competenza

Durissimo il giudizio del segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli. Dice che la posizione di Arcelor Mittal “è immutata”, che “il governo non ha sciolto i nodi di sua competenza”, che “la distanza verso l’accordo si allontana anche rispetto all’avvio della trattativa di 15 mesi fa”. Al termine del tavolo al Mise, con ministro, commissari straordinari, Arcelor Mittal, sindacati, lascia andare una stoccata non proprio gradita al Di Maio che se l’era presa con il governo Gentiloni e il ministro Calenda. “La sostanza – dice – è che mentre Di Maio verifica se annullare la gara, fa ripartire la trattativa su condizioni di partenza più arretrate rispetto al governo precedente”. “Se il ministro vuole fare meglio del suo predecessore, siamo tutti contenti ma lo dimostri nel merito perché accanto agli annunci stiamo andando indietro”. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm Uil, afferma che “serve la volontà ed il senso di responsabilità da parte di tutti per riuscire a salvare Ilva, a partire da Arcelor Mittal”.

Tavolo della trattativa al più presto. Non c’è più tempo da perdere

“Bisogna ritornare al tavolo della trattativa al più presto e fare il miglior accordo che garantisca tutti i lavoratori. C’è ancora poca chiarezza e molta indecisione da parte dall’azienda – afferma – nonostante le rassicurazioni del ministro Di Maio sulla disponibilità del fondo di 250 milioni di euro per l’Amministrazione Straordinaria da destinare al piano di incentivazione. Noi – aggiunge – siamo pronti a fare la nostra parte. Il Governo ha espressamente chiesto ad Arcelor Mittal di riaprire il negoziato, ma i rappresentanti del gruppo industriale hanno preso tempo, hanno ribadito la stessa impostazione sui 10.000 lavoratori da assumere e chiesto ulteriori garanzie sul fondo per il piano di incentivi. È un gioco sulla pelle di 20.000 lavoratori e noi non ci stiamo! Di Maio ha ricordato che se dal parere dell’Avvocatura emergessero criticità sulla gara queste ricadrebbero sullo Stato e non sull’azienda. Attendiamo una convocazione a stretto giro dal ministro . Non c’è più tempo da perdere”.

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