Il sottosegretario Giorgetti: “se il Riesame il 5 settembre conferma la sentenza sui 49 milioni la Lega chiude”. Poi esalta Salvini e caldeggia il progetto di intesa elettorale, oltre che di governo, con M5S

Il sottosegretario Giorgetti: “se il Riesame il 5 settembre conferma la sentenza sui 49 milioni la Lega chiude”. Poi esalta Salvini e caldeggia il progetto di intesa elettorale, oltre che di governo, con M5S

È la Lega il traino del centrodestra. Lo dicono i numeri delle ultime elezioni, ma lo confermano anche i sondaggi: il Carroccio è il motore della coalizione creata nel 1994 da Silvio Berlusconi e di cui oggi Forza Italia è socio di minoranza assieme a Fratelli d’Italia. Dopo quasi un quarto di secolo, dunque, i rapporti di forza si sono capovolti e ancora non è chiaro se Matteo Salvini sia ancora interessato a tenere in vita il sodalizio. A sentir parlare il suo braccio destro, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, parrebbe proprio di no.

“Le idee di Salvini e della Lega sono più attrattive di altri, tipo Forza Italia”, sostiene Giancarlo Giorgetti. Il sottosegretario è un tipo che non ama telecamere e taccuini, nonostante sia un politico di lungo corso. Quando accetta di sottoporsi al ‘fuoco di fila’ dei giornalisti, però, dimostra di non avere peli sulla lingua: “Il fatto che la Lega cresca e gli altri diminuiscano, crea di fatto la Lega come partito di riferimento del centrodestra, anche se secondo me non esistono più le categorie centrodestra e centrosinistra”, spiega alla festa del ‘Fatto quotidiano’. “Se portiamo via elettori, però, non è colpa nostra, ma loro”, aggiunge. Un siluro sparato dritto su Arcore. “Pd e Forza Italia non riescono a portare avanti idee di nessun tipo, l’opposizione non esiste. Facciamo tutto noi: governo e opposizione”, cannoneggia l’uomo forte del Carroccio a Palazzo Chigi. Parole che lasciano pensare a una possibile rottura o, quantomeno, a una crepa aperta negli accordi con Berlusconi. Eppure, in via Bellerio c’è una data cerchiata col pennarello rosso sul calendario: il 5 settembre, quando si riunirà il tribunale del Riesame per decidere se confermare o annullare gli effetti della sentenza di primo grado sui 49 milioni di euro di rimborsi pubblici spariti durante gli anni della gestione di Umberto Bossi con Belsito tesoriere, che ora li rivuole dalla Lega di Salvini. “Se ci sarà conferma, il 6 ovviamente chiudiamo”, dice con estrema onestà Giorgetti, spiegando che sarebbe comunque inaccettabile un provvedimento del genere senza avere almeno una condanna passata in giudicato. Se così fosse, il ministro dell’Interno e segretario federale difficilmente potrebbe ‘abbandonare’ al proprio destino gli alleati storici. Eppure al momento le ‘sirene’ forziste non sembrano ammaliarlo: da Tajani a Carfagna, gli appelli a mollare il M5S e tornare nella vecchia squadra di sempre non mancano. Appelli a cui non c’è mai risposta dal vicepremier. Che nel 2017 diede vita a un movimento politico in pratica tutto suo: ‘Lega per Salvini premier’, con tanto di statuto pubblicato in Gazzetta ufficiale e relativo sito web, con bilancio e rendicontazioni. Qualcuno ipotizza che sia quello il contenitore in cui travasare i consensi e la storia della Lega Nord, ma fino al 5 settembre tutto resta in stand by. Soprattutto il futuro della coalizione di centrodestra.

Intanto si affacciano novità nei rapporti tra Lega e Movimento 5 Stelle: non ci sono differenze di vedute tali da mettere a rischio la tenuta del governo, e l’ascesa politica del Carroccio e del suo leader Matteo Salvini proseguirà con buona pace degli avversari e di chi nel centrodestra si vede rosicchiare voti. E’ l’altro messaggio che Ginacarlo Giorgetti ha lanciato, intervistato da Peter Gomez nell’ambito della nona edizione della Festa del Fatto Quotidiano. “Lega e M5S – ha spiegato Giorgetti – sono cose diverse, con delle originalità diverse. Ma ambedue vogliamo cambiare le cose, lo stiamo facendo”. Ed ha aggiunto: “Abbiamo l’ambizione, qualcuno dirà la temerarietà, di portare l’Italia a un tasso di sviluppo sopra il 2-3%. Soltanto con lo sviluppo dell’economia si può affrontare il rilancio dello Stato”. Nessuna spaccatura, quindi, come era lecito supporre quando Cinquestelle e Lega avevano espresso posizioni diverse, come sulla questione della revoca della concessione ad Autostrade dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Proprio Giorgetti aveva manifestato dubbi sulla nazionalizzazione della rete autostradale, caldeggiata invece dai pentastellati.

L’esponente leghista, invece, oggi ha aggiustato il tiro, avvicinandosi alle posizioni del M5S, affermando che “sulla revoca della concessione bisogna andare dritto per dritto” e “poi discuteremo politicamente come procedere”, ma “la responsabilità di Autostrade appare evidente, e la vedo difficile pensarla diversamente”. Secondo il sottosegretario il matrimonio va avanti anche se “ogni tanto litighiamo per dare soddisfazione alla gente”, sottolineando che l’alternativa a un governo gialloverde ancora non c’è. E sul rischio che la gente si possa stancare dei continui rilanci di Matteo Salvini e smetta di votarlo, il sottosegretario ha ammesso che “sì, è un pericolo”, ma “per guidare bene un’auto di Formula 1 vince chi spinge sull’acceleratore, ma sa anche frenare al momento giusto, altrimenti finirebbe fuori alla prima curva. Però, Salvini ha un intuito pazzesco e una capacità di tenersi sempre tarato sul sentimento, chiamiamola pancia, dell’elettorato. E quando questa gli dirà di frenare, lui frenerà”. Ma sulla questione dei migranti anche secondo Giorgetti non si può rallentare perché l’Italia “deve dimostrare fermezza” e “se chiudi gli arrivi poi puoi discutere dei migranti che ci sono qui, rimpatriare quelli che non hanno diritto di essere qui e regolarizzare quelli che invece hanno diritto di essere qui”. Infine, entrando nella polemica tra Salvini e Macron sull’immigrazione, Giorgetti ha sentenziato: “Macron è molto più cattivo di Conte e Salvini sommati assieme”.

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