Il governo del disastro. Proteste in tutta Italia contro il blocco dei fondi per le periferie. Cgil: un tema nodale fra le priorità del sindacato. Renzo Piano: “Sarebbe l’ora di un Periferia Pride”

Il governo del disastro. Proteste in tutta Italia contro il blocco dei fondi per le periferie. Cgil: un tema nodale fra le priorità del sindacato. Renzo Piano: “Sarebbe l’ora di un Periferia Pride”

Non c’è più dubbio alcuno. Chi governa questo paese provoca solo disastri, uno dietro l’altro. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello approvato dal Senato, lunedì. Con un emendamento al “milleproroghe”, un decreto noto per essere strumento di clientele dove solitamente vengono inseriti provvedimenti rimasti fuori dal normale calendario. In genere viene presentato quando si conclude un anno di lavori di Camera e Senato. Questa volta invece il governo Lega-M5S, i cui parlamentari in passato si erano sempre pronunciati contro i “milleproroghe” addirittura lo ha anticipato, presentandolo alle Camere prima delle vacanze estive. Magari verso la fine dell’anno ne presenteranno un altro. Bene, anzi male, molto male. Perché con questo “milleproroghe” il Senato ha approvato il congelamento di 1,6 miliardi destinati dai governi Renzi-Gentiloni alla riqualificazione delle periferie provocando una vera e propria insurrezione dei Comuni, con un intervento del senatore a vita Renzo Piano, in cui annunciava di essere pronto ad organizzare un “Periferia pride”  se non veniva ritirato l’emendamento, un intervento della Cgil molto critico che parla di un blocco fino al 2020 delle convenzioni sottoscritte tra sindaci e governo per il finanziamento dei progetti relativi al bando periferie che interessano 96 città. Da notare che l’emendamento è stato votato anche dai senatori del Pd, che poi hanno fatto sapere di aver commesso un errore, stante l’ora tarda in cui si è discusso il provvedimento e perché la scrittura era involuta e non lasciava capire la gravità della decisione che il Senato stava prendendo.

Nel decreto “milleproroghe” un vulnus alla democrazia. Le responsabilità dei ministri

Governo disastro  dunque. I ministri, in primo luogo sono disastrosi, un vero pericolo per l’Italia. Sempre i ministri sono coloro che devono assicurare l’attuazione del patto di governo fra la Lega e M5S. Guidano le operazioni i due firmatari del patto, Salvini Matteo e Di Maio Luigi per conto di Casaleggio e Grillo. I due oltre ad essere ministri sono anche vicepremier  e quello che decidono è legge. I parlamentari delle due forze politiche contano quanto il due a briscola. I ministri che non sono iscritti alla Loggia Salvini-Di Maio hanno una sola possibilità di fare vedere che sono presenti. Rilasciare interviste ai giornali, alla televisione in particolare in cui si permettono di esprimere un qualche dissenso nei confronti delle scelte dei vicepremier ma niente più. Il presidente del Consiglio, un tale Conte Giuseppe, ha il compito di convocare, quando non ne può proprio fare a meno, la riunione del Consiglio per comunicare le decisioni prese da Salvini e Di Maio. Il tutto poi passa ai gruppi di Camera e Senato schierati come soldatini altrimenti verranno cacciati dai rispettivi gruppi parlamentari. Così funzionano, o meglio non funzionano, gli organismi che dovrebbero assicurare la democrazia, le istituzioni, il rispetto della Costituzione. L’abbiamo presa alla larga per raccontare uno degli episodi fra i più gravi avvenuti in questi giorni che in un primo momento non ha avuto la considerazione che meritava. Confuso nel decreto noto come “milleproroghe”, una brutta abitudine che risale ad anni fa, quando non esisteva il governo gialloverde, in cui venivano inseriti provvedimenti di secondario valore, a volte anche primario, in cui si rispondeva alle esigenze dei parlamentari che dovevano far approvare questo o quel provvedimento per mantenere le promesse fatte agli elettori.

Gli interventi dei sindaci, delle regioni Sicilia, Toscana, Veneto fra le più colpite

Fra i primi ad intervenire oltre ai sindaci e alla associazione dei Comuni, alle Regioni come abbiamo detto, il senatore a vita Renzo Piano che lancia una iniziativa, un “Periferia Pride”. Nell’intervista rilasciata a Repubblica afferma che “la periferia è  la terra di frontiera che accende l’immaginazione, che eccita il desiderio, quella vita che sta ai margini della vita ma è piùvita. Le periferie sono le città che faremo, quelle che lasceremo, che parleranno di noi. Ad Atene i governanti giuravano di restituire la città migliore di come la prendevano. In greco dicevano ‘più bella’. È il termine giusto”. “Se non ci restituiscono le periferie – chiede Francesco Merlo, l’autore della intervista – lo organizziamo davvero il Periferia Pride?”. Risponde Piano: “Sarebbe l’ora”.

La protesta dei Comuni, delle Regioni, sta crescendo in tutta Italia. La Sicilia ha il triste primato perdendo 218 milioni, segue la Toscana con 148, poi il Veneto governato dal leghista Luca Zaia, con una perdita di 132 milioni. Proprio il Veneto leghista è la Regione in cui si sta organizzando un appuntamento dei sindaci per il 14 agosto con la presenza dei sindaci di Belluno, Treviso, Verona, Padova, Rovigo e del padrone di casa, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Per quanto riguarda le città colpite si tratta di 95 che corrispondono a 326 comuni, 46  amministrate dal centrodestra (8 leghiste), 40 dal centrosinistra, 5 civiche e 4 dal M5S. Fra queste città Roma e Torino, oltre a Livorno e Carbonia.

Il testo integrale della nota della Cgil: le aree periferiche necessitano attenzione prioritaria

“Qualora l’emendamento divenisse definitivo –  afferma la Cgil – il provvedimento metterebbe a rischio la realizzazione di progetti nei confronti dei quali c’è stato un significativo investimento da parte degli enti locali e i cui risultati sono strettamente legati allo sviluppo locale. Sul tema periferie c’è stato un generale disinteresse da parte dei governi e un approccio tardivo, più volte rilevato dalla Cgil che ha ripetutamente denunciato la necessità di intervenire strategicamente in aree oggi ‘deboli’ con una programmazione pluriennale, con finanziamenti dedicati e costanti, integrando risorse ordinarie e straordinarie, implementando azioni di sistema e non di progetto che coinvolgano più ambiti e attori”.

“Il piano periferie – prosegue la nota – pur avendo una visione a nostro parere carente di prospettive rispetto alla complessità dei fattori che oggi determinano il disagio, ha visto uno stanziamento di fondi rilevante rispetto a quanto finora dedicato alla riqualificazione urbana, e non è condivisibile che questi vengano congelati. In alcuni Comuni è già stata avviata la messa in opera dei progetti e il blocco annunciato non solo impedirà il raggiungimento degli obiettivi previsti, ma produrrà una dispersione economica importante. Da investimento per lo sviluppo locale a diseconomia e quindi perdita”.

“È vero – rileva la Cgil nella nota – che i fondi sono stati spostati verso un’altra voce di bilancio con cui lo Stato vuole finanziare un intervento che permetterà ai Comuni di utilizzare gli avanzi di bilancio bloccati dal patto di stabilità. Non è tuttavia ammissibile che, come spesso è accaduto in passato, alcune voci di bilancio siano finanziate sottraendo fondi ad altri importanti interventi. Le aree periferiche sono realtà che necessitano di un’attenzione prioritaria a livello di politiche urbane e c’è piuttosto la necessità urgente di ampliare le iniziative”.

“Per la Cgil – conclude la nota – il tema periferie è oggi nodale e, a dimostrazione della priorità che assume tra le proprie iniziative, sta portando avanti un progetto sperimentale nelle realtà periferiche di quattro città (Milano, Roma, Bari, Catania) nelle quali, attraverso un’interlocuzione con gli enti locali, si stanno definendo piattaforme locali. Riqualificazione del patrimonio edilizio, contrasto al degrado urbano, rigenerazione delle periferie si coniugano in questo modo con opportunità occupazionali e sviluppo locale, in un percorso partecipativo, con contrattazione territoriale sociale e inclusiva”.

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