Di Maio non si confronta con i sindacati sui problemi del lavoro ma li accusa di “privilegi” per le pensioni. Netta la risposta della Cgil. Nessun privilegio, la normativa è la stessa dei lavoratori dipendenti. Il ministro smetta di sollevare polveroni

Di Maio non si confronta con i sindacati sui problemi del lavoro ma li accusa di “privilegi” per le pensioni. Netta la risposta della Cgil. Nessun privilegio, la normativa è la stessa dei lavoratori dipendenti. Il ministro smetta di sollevare polveroni

Se mai ci fosse stato un corretto rapporto fra il ministro Di Maio, vicepremier cui fanno capo due dicasteri di grande importanza, quello per lo Sviluppo economico e il Lavoro, in questi ultimi  giorni è notevolmente peggiorato. Basterà ricordare che per quanto riguarda il Decreto che il governo ha pomposamente definito di “dignità” non vi è stato il confronto con Cgil, Cisl, Uil su problemi che riguardano il lavoro, i contratti. I sindacati promuovevano manifestazioni davanti al Parlamento, in particolare contro  il ritorno dei voucher, uno dei punti di maggior scontro. Il governo non si faceva vivo. Ancora. Di Maio avrebbe dovuto  convocare un tavolo di trattativa per quanto riguarda il problema Ilva, la definizione  dell’accordo con Arcelor Mittal, il  gruppo dell’acciaio con il quale è stato firmato un contratto da definire entro la metà di settembre. Invece riuniva una “assemblee popolare”, una sceneggiata, chiamando al Mise, la sede del suo ministero ben 62 organizzazioni. Cgil, Cisl, Uil, le organizzazioni dei metalmeccanici chiedevano l’apertura di una trattativa per affrontare problemi di fondo come l’occupazione, no a esuberi, i diritti, il piano industriale e quello ambientale. Il Di Maio, con tono minaccioso, annunciava che avrebbe “messo a posto i sindacati”. Dopo aver tagliato i vitalizi ai deputati ora era la volta dei sindacalisti che godevano di troppi privilegi.

La risposta arrivava  a stretto  giro di posta dalla Cgil, con una nota rilanciata da Rassegna sindacale che riportiamo integralmente.

“Nessun privilegio. La normativa pensionistica per i sindacalisti è la stessa di tutti gli altri lavoratori dipendenti, in tutti i settori” 

“Già negli anni scorsi – fa sapere la Confederazione – e in particolare dopo l’emergere di alcuni comportamenti truffaldini, che non hanno mai coinvolto la nostra organizzazione, abbiamo sollecitato l’Inps ad adottare interventi più incisivi finalizzati a prevenire abusi che, con incrementi retributivi anomali a ridosso del pensionamento, possono determinare ingiustificate prestazioni previdenziali”.Inoltre, sottolinea la Cgil, “per rendere più efficace e trasparente la normativa abbiamo dato la nostra disponibilità a lavorare per individuare ulteriori strumenti amministrativi o normativi come la determinazione più puntuale della congruità delle retribuzioni rispetto alle regolamentazioni adottate da ogni organizzazione o l’accertamento della effettiva continuità e fissità delle retribuzioni”. Per il sindacato di corso d’Italia “tali possibili nuove misure non esimono chiaramente l’Inps dal suo ruolo di vigilanza, che presuppone il monitoraggio dei comportamenti non conformi alla legge, e in questi casi negare l’autorizzazione a versare la contribuzione aggiuntiva”.

“Anziché sollevare strumentali polveroni, sollecitiamo il ministro Di Maio a discutere con le confederazioni le misure utili a prevenire e reprimere più efficacemente i comportamenti illegali che – conclude la Cgil – danneggiano i sindacati e i lavoratori che rappresentano”.

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