Conte e Toninelli aprono la procedura di revoca della concessione ad Autostrade, ma così calpestano la Costituzione e offendono lo Stato di diritto, la Magistratura, il Parlamento. Il rischio della deriva autoritaria

Conte e Toninelli aprono la procedura di revoca della concessione ad Autostrade, ma così calpestano la Costituzione e offendono lo Stato di diritto, la Magistratura, il Parlamento. Il rischio della deriva autoritaria

Presidente del Consiglio dei ministri e ministro Toninelli hanno atteso la chiusura del mercato borsistico per far saltare il banco: è stata avviata formalmente la procedura per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, accusata di essere la responsabile della catastrofe del ponte Morandi a Genova. Ma i mercati, come si sa, “non dormono” (per citare un film capolavoro) e gli effetti di questa decisione, presa alla vigilia dei funerali di Stato per 18 deceduti e mentre ancora stavano concludendosi le esequie di altri, fuori Genova, peserà enormemente, sia sul piano della performance del titolo Atlantia, quotato, sia sul piano più squisitamente politico e giuridico. Diverso il modo di comunicare dei due: Conte ha scelto la nota ufficiale, mentre Toninelli il post su Facebook, ma entrambi non hanno perso l’occasione per trasformare una decisione gravissima in una sorta di spot elettorale. Eppure, sia la Consob, l’autorità di controllo del mercato borsistico, che Confindustria avevano avvertito il governo della pericolosa vischiosità di una decisione di quel genere, contestando loro soprattutto la tempistica. La Consob infatti ha avviato accertamenti sull’operatività sul titolo Atlantia, allo scopo di capire chi ha mosso il titolo in questi giorni, se gli scambi sono stati diffusi o concentrati e se i movimenti sono stati coerenti rispetto ai flussi informativi. Il monitoraggio, riferiscono fonti vicine all’authority, è partito lo scorso 14 agosto, quando il ponte Morandi è crollato, ed è proseguito ieri e oggi, mentre il titolo Atlantia finiva sulle montagne russe, anche in seguito alle dichiarazioni della politica.

Il governo e il punto di rottura democratico. Temiamo una deriva autoritaria e il superamento della distinzione costituzionale dei poteri 

Da parte loro, alcuni giuristi di chiara fama, come Giovanni Maria Flick, avevano invece lanciato l’allarme sul piano della correttezza giuridica di questa mossa, avvenuta prima ancora di conoscere le risultanze dell’inchiesta della Procura e dei pareri tecnici e ingegneristici. Insomma, qui il punto non è la crociata contro un’azienda, Autostrade per l’Italia, di proprietà della famiglia Benetton, che nessuno vuole difendere, anzi. Qui il punto è la correttezza giuridica in uno stato di diritto. Può darsi che tra poche settimane o pochi mesi la Procura farà le sue scelte e compirà i passi necessari per mettere sotto accusa la società. Ma a nessuno, e non certo all’esecutivo in carica, è consentito di sostituirsi all’Autorità giudiziaria. Sarebbe, anzi è, del tutto al di fuori del dettato costituzionale, che separa nettamente i tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario (e a quest’ultimo è affidato un esplicito grado di elevata autonomia e indipendenza). Cercare, volere, pretendere giustizia per quanto è accaduto lo vogliono tutti, i genovesi, gli italiani, gli europei, ma a nessuno, nemmeno a ministri e presidenti del Consiglio, per quanto ragionevole e fondato può essere il loro operato, è consentito in uno Stato di diritto sostituirsi ai magistrati, ai tribunali, ai quali soli spetta la ricerca delle responsabilità, penali e civili. E francamente, al di là del comportamento non limpido della società Autostrade, non esiste alcuna legittimazione per rovesciare il piano democratico della separazione dei poteri. Come rileva Flick, saremmo in presenza di una chiara “deriva autoritari”. E se così fosse, l’incidente di Genova, l’appello verso le persone decedute e i loro famigliari, la citazione dei dispersi e degli sfollati sarebbero solo mera retorica, fumo nero che nasconde il tentativo di creare un precedente: l’esecutivo decide a prescindere, superando e sfidando gli altri due poteri, affidati a Parlamento e Magistratura. Questo fa paura. E tutto il resto del dibattito, sulle nazionalizzazioni, i monopoli naturali e artificiali, non sono che corsie parallele che non centrano il punto di rottura democratico.

Questa riflessione e questi timori sono appunto confermati dal comunicato di Palazzo Chigi, apparentemente istituzionale e ovattato, ma pieno di sgrammaticature sul piano democratico e della corretteza costituzionale. “Oggi il Governo, tramite la competente Direzione del Ministero delle Infrastrutture, ha formalmente inoltrato a ‘Autostrade per l’Italia’ la lettera di contestazione che avvia la procedura di caducazione della concessione”, afferma la nota del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Il Governo contesta al concessionario che aveva l’obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’autostrada A10, la grave sciagura che è conseguita al crollo del ponte – prosegue Conte -. Il concessionario avrà facoltà di far pervenire le proprie controdeduzioni entro 15 giorni, fermo restando che il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e che l’onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia”. Dunque, il governo ha già stabilito le responsabilità attraverso un mero sillogismo: è accaduto, spettava a voi il controllo, noi vi revochiamo la concessione. E se i magistrati non lo confermassero? E se i tanti tecnici chiamati al capezzale del ponte Morandi fossero in grado, domani, tra una settimana, tra mesi di redigere un’altra verità? Non è solo il teatro dell’assurdo, quello inscenato da Palazzo Chigi, è peggio, è una farsa propagandistica che però crea un precedente, che può applicarsi a qualunque evento, naturale e non, soprattutto in un Paese ad alta densità sismica.

Conte anticipa perfino le contestazioni di Autostrade per l’Italia

E non solo. Il premier Conte anticipa le contestazioni di Autostrade sul tema della ricostruzione. “Si è diffusa la notizia che Autostrade per l’Italia sarebbe disponibile a ricostruire il ponte a sue spese. Se questa proposta verrà formalizzata il Governo la valuterà, ma non come contropartita della rinuncia a far valere la voce di tutte le vittime di questa immane tragedia. Se questa iniziativa di ricostruzione del ponte verrà addebitata a ‘Autostrade per l’Italia’ sarà solo a titolo di provvisorio risarcimento del danno, fermo restando che la ferita inferta alle vittime, ai loro familiari e al Paese è incommensurabile e non potrà certo essere rimarginata in questo modo”. Non si capisce in questo passaggio cosa spinga Conte a mischiare le due cose se non un forte desiderio non di giustizia ma di vendetta. Come si rimargina quella ferita, professor Conte, se non attraverso il faro dello Stato di diritto? Altrimenti, dovremmo pensare che anche lei, come Toninelli, Di Maio, Salvini e le dozzine di altri esponenti pentaleghisti, si è piegato ad una ideologia dello Stato, anzi del potere, che trova vendetta in nome delle vittime, e non giustizia. Ne vuole una dimostrazione di questo assunto? Le parole di Salvini contro la magistratura a proposito del tragico incidente di Viareggio. Dovrebbe saperlo lei per primo che i processi penali hanno una loro durata, che la Giustizia ha bisogno di tempo, al di là delle legittime richieste di chi è rimasto vittima. Quanto sia diseducativo per le nuove generazioni, e per i suoi allievi, questo messaggio, professor Conte, non ci vuole molto a capirlo. Ed ecco la stoccata finale (si osservi l’uso del verbo “costringere”, tipico di chi impone… pur sapendo che solo le leggi possono “costringere”): “A partire da settembre convocheremo tutti i concessionari delle infrastrutture, costringendoli a consegnarci un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a questo scopo: li costringeremo a impegnarsi in un programma di riammodernamento delle infrastrutture destinando ad esso risorse più proporzionate e adeguate agli utili che ne ricavano”.

Le repliche di Autostrade, e le leggi, chiamano in causa le responsabilità del Ministero

Autostrade per l’Italia, dal canto suo, con riferimento al caso specifico del Ponte Morandi afferma di aver ottemperato a tutti gli obblighi contrattuali previsti. Il viadotto, ha spiegato la società all’indomani del crollo, “era monitorato dalle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Genova con cadenza trimestrale secondo le prescrizioni di legge e con verifiche aggiuntive realizzate mediante apparecchiature altamente specialistiche”. Gli esiti di queste attività di monitoraggio e verifica “sono stati utilizzati come base per la progettazione degli interventi di manutenzione sul viadotto approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti secondo le norme di legge e le previsioni della Convenzione”. Il riferimento è alla Convenzione unica del 2007 che regola la concessione trentennale per i circa 2.854 chilometri di rete autostradale di Autostrade per l’Italia e che all’art. 3 prevede tra gli obblighi del concessionario quello di “provvedere a propria cura e spese all’esercizio delle autostrade” e alle “opere connesse”. All’art. 28 il testo stabilisce che “il concedente (il Mit, ndr) vigila affinché i lavori di adeguamento delle autostrade siano eseguiti a perfetta regola d’arte, a norme dei progetti approvati, senza che per il fatto di tale vigilanza resti diminuita la responsabilità del concessionario in ordine all’esecuzione dei lavori”. Il concedente ha anche il potere di richiedere informazioni ed effettuare controlli, “con potere di ispezione, di accesso, di acquisizione della documentazione e delle notizie utili”. In uno Stato di diritto ci si chiede come mai il Ministero abbia abdicato alla sua funzione di ispezione e di controllo. E se così si scoprisse, non sarebbe anch’esso responsabile della tragedia?

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