Chiesa. Sinodo dei giovani. I ragazzi di papa Francesco sabato e domenica a Roma. Almeno centomila al Circo Massimo

Chiesa. Sinodo dei giovani. I ragazzi di papa Francesco sabato e domenica a Roma. Almeno centomila al Circo Massimo

70 mila ragazzi di 195 diocesi italiane stanno arrivando a Roma, dove sabato e domenica è in programma l’incontro con papa Francesco in vista del Sinodo di ottobre sui giovani. A Circo Massimo sabato Bergoglio risponderà alle loro domande e poi si esibiranno Alex Britti, Mirkoeilcane e il rapper Clementino. E domenica in piazza San Pietro dove saranno 100 mila. Hanno camminato per chilometri (e qualcuno ha le vesciche sui piedi) sotto il sole, in mezzo a paesaggi mozzafiato ma anche nel panorama contraddittorio delle nostre città, “per mille strade diverse”, come dice un canto liturgico, macinando chilometri a fianco di sacerdoti, religiose, frati e 120 vescovi che hanno accolto l’invito di Bergoglio a non precedere ma ad affiancare il gregge e qualche volta a seguirlo fidandosi del “fiuto” del popolo di Dio.

L’iniziativa Per mille strade distingue i giovani di papa Francesco per uno sguardo condiviso sugli ultimi e le vite di scarto

L’iniziativa “Per mille strade”, lanciata dal Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Cei, ha permesso infatti di “gustare la bellezza dell’ecclesialità e della collaborazione tra realtà giovanili diverse e variegate, pur appartenenti alla stessa regione”, rileva don Ivan Rauti, responsabile della pastorale giovanile della Calabria. Dimostrando, gli fa eco don Paolo Sabatini, delle Marche, che “è possibile fare insieme”. Del resto, aggiunge al Sir l’incaricato marchigiano, “la scuola di comunione è quella che si sperimenta nel pellegrinaggio: ci si attende, ci si rincorre, ci si cerca, ci si vuole bene”. Questa esperienza, poi, “va oltre quello che si vede, perché i ragazzi sono consapevoli che ci sono tantissimi altri coetanei che, in altri luoghi, stanno facendo un cammino”, evidenzia don Samuele Marelli, della Lombardia, per il quale i diversi itinerari hanno consentito di “vedere, ascoltare, vivere la fraternità”.

“A Cracovia, Papa Francesco ci aveva invitato a lasciare un’impronta. Per questo abbiamo deciso di mettere al centro del pellegrinaggio la Sindone, di contemplare cioè l’amore di Cristo e diventare a nostra volta segno della presenza di Dio”, dice don Luca Ramello, del Piemonte, ricordando che un’ostensione straordinaria si tiene stasera a conclusione dei viaggi in terra piemontese. I pellegrinaggi, pero’, sono stati anche occasione di incontro, con le storie e i volti delle persone, specialmente di quelle più deboli e in condizioni di fragilità. Ecco allora, racconta don Renato Barbieri, della Toscana, che i ragazzi si sono sentiti “allievi” e si sono “arricchiti mettendosi a servizio degli altri ed entrando in contatto con la fragilità”, tra i malati al Cottolengo, i poveri nelle mense della Caritas, gli anziani nelle case di riposo, i detenuti del carcere minorile, i migranti accolti da una famiglia, in mezzo ai senza tetto e alle prostitute. “La dimensione del viaggiare ti porta ad incontrare le persone, a guardarti intorno, a riflettere. Ti lamenti perché per mangiare devi fare la fila, ma poi qualcuno ti fa pensare che altri sarebbero ben contenti di farla quella fila pur di poter avere un po’ di cibo. E che la fatica che stai facendo a camminare non è nulla rispetto a quella che affrontano i profughi nei loro viaggi”, è l’analisi di don Francesco Riccio, della Campania, che ha accompagnato i giovani nella Terra dei fuochi, nel carcere minorile di Nisida, nel rione Montesanto a Napoli, attraverso le periferie reali ed esistenziali della regione per “provare a riconoscere le opportunità di un territorio conosciuto più per i suoi lati negativi ed essere protagonisti del suo riscatto”.

La convivialità delle differenze di cui parlava don Tonino Bello è concreta nelle nuove generazioni di cattolici

Sono stati all’insegna dell’integrazione e di quella “convivialità delle differenze” di cui parlava don Tonino Bello, il vescovo degli ultimi, impegnato per la pace, i cammini della Puglia: “sarebbe stato un cammino finto – chiarisce don Davide Abascià, incaricato regionale – se non ci fossero stati con noi i migranti, che non sono dei fantasmi, ma persone che vivono nelle nostre città, moltissimi dei quali frequentano le nostre parrocchie”. La dimensione sociale non poteva non riguardare i gruppi della Sicilia che, lungo i percorsi e specialmente in alcune tappe come quella di Corleone e di Palermo, hanno affrontato temi importanti, come la legalità, l’impegno civile e quello a difesa dell’ambiente, sperimentando, assicura il delegato regionale, don Gaetano Gulotta, che le loro città non sono “solo mafia, ma sono luoghi di accoglienza e di generosità”.

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