Catania, il giorno dopo dello sbarco dei migranti, si apre un curioso dibattito politico: Salvini attacca i magistrati, sostenuto da Berlusconi, mentre la Cei lo smentisce e gli intima di evitare strumentalizzazioni

Catania, il giorno dopo dello sbarco dei migranti, si apre un curioso dibattito politico: Salvini attacca i magistrati, sostenuto da Berlusconi, mentre la Cei lo smentisce e gli intima di evitare strumentalizzazioni

Catania, il giorno dopo dello sbarco degli ostaggi sulla nave Diciotti e della diffusione della notizia dell’avviso di garanzia al ministro dell’Interno Salvini, è al centro del dibattito politico. Si è aperta una ennesima e drammatica frattura istituzionale nata dallo scontro tra governo e magistratura, nel quale si insinuata anche Forza Italia, e il suo presidente Berlusconi, ma a sostegno di Salvini, non certo dell’autonomia e indipendenza dei magistrati. Si registra una durissima presa di posizione della Conferenza episcopale italiana contro Salvini, il quale ha strumentalizzato durante un comizio la Chiesa cattolica che ha risolto il dramma umanitario che si consumava sulla nave Diciotti. Ha riaperto il rubinetto delle tifoserie sugli spalti, che sui social e nei comunicati stampa inneggiano a Salvini, considerato ormai vittima del sistema giudiziario “politicizzato”. E infine, ha costretto i 5Stelle, a partire dal loro capo politico Di Maio, a indirizzare l’opinione pubblica su altri temi, come l’economia, in parte per riprendersi la scena politica, e in parte per gettare altro fumo per coprire la vera posta in gioco di questa torrida estate politica: l’avanzata di posizioni neoautoritarie e xenofobe che troveranno concretezza nel vertice di Milano martedì quando Salvini incontrerà il presidente ungherese Orban, paladino della nuova fortezza Europa, per la quale erigere nuovi muri allo scopo di fronteggiare “l’assedio degli africani”. La matassa politica appare volontariamente e astutamente ingarbugliata, ma i messaggi sono chiari e forti, e pericolosi. Da parte dei nuovi governanti si sta artificiosamente costruendo un clima di tensione, gestito da team di comunicatori, pagati dallo stato, che si annidano nei luoghi istituzionali, come rivela un’inchiesta del settimanale l’Espresso. E il dibattito pubblico rischia sempre più di essere inquinato da posizioni che puntano a estremizzare e radicalizzare, costruendo nemici vecchi e nuovi anche attraverso l’uso del cosiddetto hate speech. Il governo punta alla propaganda, per consolidarsi al potere: un’arma che l’Europa ha già visto all’opera una novantina di anni fa. La propaganda non è altro che la rottura tra la verità pubblica e il consenso, per raggiungere il quale non si esita a sparare menzogne e sfide, trasformando l’attività di governo in un’arena pubblica.

Il ministro Salvini sfida nuovamente i magistrati e il mondo democratico

Ne è testimonianza, tra le altre, la foto diffusa dal ministro dell’Interno Matteo Salvini su Facebook che lo ritrae mentre beve una pinta di birra e pesca. A corredo un post che recita: “Sempre più determinato a difendere gli italiani, un brindisi a chi indaga, insulta o ci vuole male!”. Il senso del messaggio è chiaro: una sfida alla magistratura, alle opposizioni, al mondo democratico da parte del paladino che “difende gli italiani”. Ora, è questa l’immagine che egli vuole dare di sé dopo l’avvio dell’inchiesta giudiziaria che lo riguarda. Inchiesta che approderà mercoledì prossimo sul tavolo dei giudici del Tribunale dei ministri. I reati contestati a Salvini, coindagato col suo capo di gabinetto, il prefetto Matteo Piantedosi, sono sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. L’organo collegiale ad hoc, composto dai gip Fabio Pilato e Filippo Serio e dal giudice del tribunale fallimentare Giuseppe Sidoti, estratti a sorte come prevede la legge, ha 90 giorni, compiute le indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, per decidere se archiviare o trasmette gli atti alla Procura perché quest’ultima chieda l’autorizzazione a procedere al Senato visto che Salvini è un senatore. Il tribunale dei ministri ha poteri istruttori e potrà dunque ascoltare testimoni, interrogare gli indagati, acquisire documenti.

La Cei a Salvini: “Non si può far politica sulla pelle dei poveri”. E in una nota ne critica apertamente la strumentalizzazione 

Sul piano più squisitamente politico, netta la presa di distanza da Salvini da parte della Conferenza episcopale italiana che in una nota chiarisce i fatti e le decisioni che hanno portato allo sbarco dei profughi della Diciotti, dopo molti giorni di attesa in ostaggio sulla nave. “Abbiamo deciso di entrare in una situazione di stallo che era ormai diventata insostenibile per tutti. Vedere queste persone su una nave italiana attraccata sulle nostre coste e impossibilitate a scendere era una situazione intollerabile anche dal punto di vista umanitario”. E’ stata presa su queste basi la decisione della Cei di accogliere un centinaio di migranti che da giorni erano a bordo della nave Diciotti. Decisione tutta e solo della Chiesa Italiana, come emerge dagli interventi del portavoce, don Ivan Maffeis, nel solco dell’insegnamento di papa Francesco, che da Dublino, nonostante il caso pedofilia, ha trovato il modo per fare sentire la sua voce, anche se senza riferimenti diretti alla situazione italiana: “Che sfida è sempre quella di accogliere il migrante e lo straniero”, con un appello a uscire dalla “schiavitù del peccato, dall’egoismo, dall’avidità e dall’indifferenza verso i bisogni dei meno fortunati”. Certo la Cei ha preso una posizione ben distante da quella del governo e, in particolare, del ministro Salvini: “Non si può far politica sulla pelle dei poveri”, ha ribadito don Maffeis, spiegando che il “rischio di strumentalizzare i poveri, anche laddove giustamente si chiede una risposta corale e condivisa, rimane veramente alto. Il governo ha usato queste persone per forzare l’Europa ad una risposta, che si è rivelata alquanto parziale, alquanto debole”.

La ricostruzione della verità da parte di don Maffeis che smentisce le parole di Salvini (dovrebbe dimettersi anche per queste bugie)

L’emergenza è ora trovare una sistemazione dignitosa per i migranti (“non sono pacchi”, ha detto il vescovo di Messina dove sono stati portati per ora tutti i profughi) anche se il dato politico è una posizione diretta della Chiesa. Il portavoce della Cei ha ricostruito le ore prima dell’annuncio: “C’è stata una prima fase con appelli e comunicati per arrivare ad una disponibilità concreta e fattiva di accoglienza in strutture che appartengono e fanno riferimento direttamente alla Chiesa italiana. Questo per sbloccare la situazione. E’ ovvio che stiamo parlando di una soluzione che è legata all’emergenza, una soluzione che di fronte al no dell’Europa e al braccio di ferro che ha tenuto il ministro su questa questione è stata l’unica che siamo riusciti a individuare. Ma la vera partita da giocare è quella culturale e politica. Perché non possiamo semplicemente affrontare il tema dei migranti e questo esodo di popoli con delle soluzioni emergenziali che non devono essere sopravvalutate”. “Questa risposta concreta – ha aggiunto don Maffeis – ravvia la speranza e la possibilità che di fronte all’altro non ci si possa semplicemente chiudere alzando muri o barriere ma come ripete spesso il Papa occorre veramente aprire la porta del cuore e di un’accoglienza reale costruendo un ponte verso l’altro e accettando che l’altro porti la propria esperienza, ricchezza e cultura. La vita vive anche di segni che ci ricordano chi siamo”. Nell’accoglienza di questi migranti, ha concluso don Maffeis, “si sono affacciate tante diocesi che hanno offerto accoglienza e disponibilità. Un po’ tutte le diocesi della Sicilia”. Una “scesa in campo” che è piaciuta a padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e uno dei più stretti collaboratori di papa Francesco: “Sono felice di essere un #prete di questa #Chiesa della nostra #Italia”.

La reazione delle opposizioni. Una su tutte, Giovanni Paglia, Sinistra Italiana: “il governo dovrebbe dimettersi subito”

“Ci sono poche regole alla base del nostro vivere civile: il Parlamento non può approvare leggi che violino la Costituzione, il Governo non può dare ordini che violino la legge”, afferma Giovanni Paglia di Sinistra Italiana. “Se non fosse così – prosegue – il ministro dell’Interno potrebbe ordinare arresti arbitrari, il ministro dell’Economia svuotare in una notte i nostri conti correnti, il ministro dello Sviluppo Economico ordinare senza ragioni la chiusura di una fabbrica e così via. Credo che nessuno di noi vorrebbe vivere in un Paese in cui questo fosse possibile. Credo che nessuno di noi vorrebbe essere esposto all’arbitrio di ministri che non rispettino la legge. E’ invece esattamente quello che è successo nei giorni scorsi e su cui sta indagando la Magistratura”. “Il punto non è la politica sui migranti del governo, ma la reiterata violazione della Legge da parte di chi avrebbe il dovere di garantirne il rispetto. Una cosa di una gravità inaudita – conclude Paglia – per la quale in qualsiasi Paese occidentale ci sarebbero le dimissioni immediate”. Come non essere d’accordo sulla richiesta di dimissioni immediate dell’intero governo, per le ragioni illustrate da Paglia?

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