Andrea Ranieri, ex assessore a Genova nella giunta Vincenzi, racconta a RadioArticolo1 la decisione sulla Gronda e critica la gestione di Autostrade

Andrea Ranieri, ex assessore a Genova nella giunta Vincenzi, racconta a RadioArticolo1 la decisione sulla Gronda e critica la gestione di Autostrade

Il 14 agosto il ponte Morandi a Genova è venuto giù, portando con sé 43 morti e tanti feriti, ma quel ponte, oltre a essere un manufatto ingegneristico, era anche un simbolo. “Perché Genova è una città lunga e per attraversarla si usava il ponte. Ma soprattutto su quel ponte passavano i traffici portuali che andavano in Francia, verso Roma, verso Livorno, così come ci passava gran parte del traffico del Nord verso la costa tirrenica. Il ponte Morandi teneva insieme la città e univa la città al resto del Paese”. A dirlo, ai microfoni si RadioArticolo1, è Andrea Ranieri, già dirigente Cgil e assessore comunale a Genova.

Per questo oggi Genova è una città ferita, “ma anche preoccupata per la propria economia e per la sua vivibilità”, ha continuato. “Genova è ora una città divisa, che ha subìto un duro colpo. Qualcuno ha cominciato a calcolare i tempi per portar via le merci dal porto verso il nord o verso la Francia e quali sono i tempi di attraversamento e di collegamento della città con Milano e con Torino. E i tempi sono altissimi. Sono cose che incideranno in maniera pesante sul futuro economico e sociale”.

Ora tutti sono a caccia del colpevole del crollo, ma forse le responsabilità sono da distribuire. “In realtà – ha spiegato Ranieri – la tenuta del ponte, perlomeno nel breve-medio termine, non è stata messa in discussione da nessuno. C’era però un progetto, quello della Gronda autostradale, che poteva alleggerire il traffico di attraversamento a Genova. Si tratta di una vera e propria tangenziale, come quella che hanno tutte le città e che Genova non ha. Il progetto non riguardava tanto la tenuta del ponte Morandi nel breve, ma nel medio-lungo periodo, perché doveva consentire una diversificazione del traffico, e quindi fare del ponte Morandi il ponte dei genovesi, per i genovesi, dirottando il traffico pesante su un altro tracciato. È un’idea che circola dagli anni ’90”.

I lavori della Gronda, però, non sono nemmeno cominciati. Ci sono stati ritardi enormi, “perché ci si era accordati su un tracciato insostenibile da un punto di vista sociale e ambientale, quindi nessuno ha avuto il coraggio di dare il via ai lavori”. Marta Vincenzi, la sindaca di allora, prese però il toro per le corna, “decidendo che la Gronda andava fatta ma che bisognava mettere in atto un dibattito pubblico, alla francese (anche se in Italia non c’era una legge che lo permetteva), che costringesse Autostrade a fare i conti con i costi ambientali e sociali che quel tracciato comportava”. Questo dibattito pubblico, di cui Ranieri fu l’assessore incaricato, “durò tre mesi. Fu un dibattito molto animato, perché decidemmo di farlo nei quartieri attraversati dalla Gronda, dove più forte era l’opposizione, per far venire alla luce tutte le posizioni”. Si arrivò quindi a un tracciato, e ricorda Ranieri “si costrinse Autostrade a presentare più progetti, evidenziando non solo il rendimento trasportistico ma anche i costi sociali e ambientali di cui bisognava farsi carico”. Alla fine si arrivò a portare in consiglio comunale un tracciato “condiviso dall’assoluta maggioranza dei genovesi”. Una volta caduta la giunta Vincenzi, però, il nuovo sindaco Doria “non portò avanti con decisione il progetto”. In ogni caso, “anche se fossimo partiti con quel tracciato, prima del 2020 la Gronda oggi non ci sarebbe stata”. Per questo “attribuire con facilità le responsabilità è una posizione sbagliata”.

Però, conclude Ranieri, una delle responsabilità sta sicuramente “nel modo in cui sono state fatte le privatizzazioni in Italia”, nel modo “in cui è stata concessa a Società Autostrade la tenuta complessiva, l’andamento degli investimenti, la decisione sugli investimenti, senza un controllo pubblico efficace”. Questo accadde ai tempi di Prodi, quando il ministro dell’Industria era Savona, “sì proprio quello che adesso piace tanto a Salvini”. Poi nessuno ha più ripreso in mano la faccenda, né i governi di centro-sinistra né quelli di centro-destra. “L’idea diffusa era che privato volesse dire più efficienza e meno corruzione di pubblico. Un’idea che si è rivelata, perlomeno per quanto riguarda Autostrade e forse anche per Telecom, profondamente sbagliata”.

Da Rassegna.it

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