Vincenzo Vita. Gli oligarchi della Rete dormono sonni tranquilli, appena increspati dai pur lodevoli tavoli di lavoro dell’Agcom

Vincenzo Vita. Gli oligarchi della Rete dormono sonni tranquilli, appena increspati dai pur lodevoli tavoli di lavoro dell’Agcom

La relazione annuale presentata mercoledì scorso alla presenza del Capo dello stato Sergio Mattarella e dei presidenti di Camera e Senato da Angelo Marcello Cardani, alla guida dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, si muove con malcelato imbarazzo tra il mondo analogico e quello digitale. Quest’ultimo non è la prosecuzione con altri mezzi del tracciato precedente, bensì una vera rottura di continuità. Nelle tecniche, ma non solo. Si tratta, infatti, di un rivoluzionamento negli usi, nelle gratificazioni, nella produzione e nei consumi. La prova materiale dello spostamento del baricentro verso la rete sta nei dati sulla raccolta pubblicitaria. Il capitalismo cognitivo ha le sue antenne vigili. 2,2 miliardi di euro vanno all’online, a fronte di 1,9 mld per i vecchi media, con una tenuta relativa di radio e televisione (un po’ meno). Mentre l’editoria scende di un ulteriore 5,2%, avendo perso nell’ultimo decennio circa la metà del peso economico. Tra l’altro, i servizi postali che la migliore teoria ha sempre ritenuto parte integrante del sistema, crescono del 6%, pur essendo da definire una volta per tutte la posizione di Amazon su cui l’Agcom ha giustamente avviato il chiarimento.

L’Autorità nata vent’anni fa con la legge n.249 del 1997 ha bisogno di indossare come se fosse la sua pelle lo spirito digitale, per parafrasare McLuhan. Gli Over The Top (da Google a Facebook, che si è presa una multa salata in Gran Bretagna per Cambridge Analytica) sono sì etichettati a pag.24 (su 27) come monopolisti, ma la nuova frontiera delle piattaforme rimane più un capitolo aggiuntivo che – come dovrebbe – il vero quadro di riferimento dell’attuale stagione del villaggio globale, l’anima del discorso. Le questioni cruciali degli algoritmi e dell’Intelligenza Artificiale meritano, purtroppo, brevi menzioni. Pure la versione ampia della relazione, del resto assai accurata, solo a pag. 105 (su 227) evoca la rivoluzione digitale. Certamente – si annota – la banda larga e ultralarga è in fase di incremento, pur essendo ancora assai incerto l’epilogo della vicenda Tim-Vivendi-fondo Elliott e della “pubblicizzazione” (auspicabile) della rete di telecomunicazione. Si evoca la gara per le infrastrutture 5G, che andrebbe espletata entro il prossimo settembre con un introito immaginato di 2,5 miliardi di euro. La palla passa al ministero dello sviluppo economico, retto dal vicepremier Di Maio, presente alla cerimonia. Tempi stretti. Sorge il dubbio che il termine non sia saldissimo.

Il principale risultato sbandierato è il “quarto anno” di applicazione del regolamento voluto con inusitata passione dall’Agcom sul copyright online. È il caso di ricordare il motto “forti con deboli…”, visto che i cattivi perseguiti sono stati spesso soggetti minori. Gli oligarchi dormono sonni tranquilli, appena increspati dai pur lodevoli tavoli di lavoro dell’Autorità. Un dubbio. La proposta di direttiva sul diritto d’autore appena rinviata in Europa assomiglia parecchio al regolamento italiano. Cartellino giallo? Rimane intatta la necessità, proprio per questo, di misurarsi su di una effettiva riforma,  varata, però, dal Parlamento. Sulla lunghezza d’onda di una riabilitazione piena delle Camere sui temi mediali si è messo con nettezza Roberto Fico nel saluto iniziale: riordino del sistema e normativa sul conflitto di interessi.

Ancora una volta, purtroppo, si è toccato debolmente il nodo della par condicio, ancorché la legge del 2000 sia stata richiamata per le urgenze asserite di una rivisitazione. Se ne parla da quando quel testo così discusso fu varato, ma senza costrutto. In verità, al netto delle polemiche generalmente strumentali, la novità riguarda il cambio di passo delle campagne elettorali: ormai permanenti. L’Agcom ha compiti generali di vigilanza, non legati al solo mese prima del voto. Nessun dorma. E poi vi è il delicato aspetto della rete, da affrontare con occhi adeguati e non censori. Cardani fa riferimento a qualche rischio sventato di disinformazione online, ma la strada va seriamente imboccata per andare non contro, bensì oltre la legge n.28 di diciotto anni fa.

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