Salvini e la Lega si giocano due partite importanti: la legge sulla legittima difesa, dopo averla promessa alla lobby delle armi; nuovi rapporti con Mosca

Salvini e la Lega si giocano due partite importanti: la legge sulla legittima difesa, dopo averla promessa alla lobby delle armi; nuovi rapporti con Mosca

Nel pieno della bufera che è scoppiata su Matteo Salvini, ‘reo’ di aver siglato – secondo Repubblica – un presunto patto con le lobby delle armi, la Lega accelera sulla legittima difesa e punta a dimezzare i tempi dell’iter della riforma al Senato. Da mercoledì prossimo, infatti, la commissione guidata dal leghista Andrea Ostellari avvierà l’esame in sede redigente delle 5 proposte di legge depositate (una di iniziativa popolare, due di Forza Italia, una di FdI e una della Lega). Il che significa che il provvedimento, una volta terminato l’iter in commissione, sarà trasmesso all’Aula per la sola votazione degli articoli e la votazione finale, senza possibilità di modificare in Aula il testo attraverso gli emendamenti.

Ostellari, Lega, presidente Commissione Giustizia: “il provvedimento sulla legittima difesa è in sede redigente”

Il presidente Ostellari spiega che la legittima difesa “è uno dei temi da affrontare subito, è previsto anche dal contratto di governo e per noi della Lega” la riforma “va fatta subito”. Certo, “ci sono i tempi tecnici, quindi difficilmente riusciremo ad approvare un testo prima della pausa estiva, ma sono convinto che se vuoi fare una cosa la fai” e quindi “non avremo difficoltà, è un nostro impegno”. “Ora inizieremo la discussione – spiega ancora il presidente della commissione Giustizia del Senato – e probabilmente svolgeremo anche delle audizioni, io sarei favorevole, anche per capire il ‘sentiment’ sul tema, non solo dal punto di vista prettamente giuridico ma anche ad esempio ascoltando le associazioni delle vittime. Poi cominceremo l’esame vero e proprio delle proposte”. La scelta di procedere in sede redigente deriva anche dal fatto che “si tratta di un argomento che conosciamo bene” e l’obiettivo è “di fare subito”.

Il “contratto” di Salvini con le lobby delle armi, e il ruolo del Comitato D-477

Ma a far scoppiare la polemica oggi non è in sé la riforma della legittima difesa, da sempre cavallo di battaglia della Lega, quanto un patto che il titolare del Viminale, durante la campagna elettorale, avrebbe sottoscritto con le più potenti lobby delle armi, impegnandosi a coinvolgere le associazioni che si occupano della materia prima di assumere decisioni che le riguardano. La notizia è quella della stipula di un “contratto” fra il leader della Lega Matteo Salvini e un’associazione che difende gli interessi dei “detentori legali di armi”, il Comitato D-477, a far insorgere il Partito democratico. Il Pd va all’attacco: così si spalleggiano le lobby delle armi, è l’accusa del vicepresidente della Camera e esponente Dem Ettore Rosato, mettendo in secondo piano i cittadini. La notizia è stata rilanciata da “Repubblica” e trova conferma sul sito dell’associazione: a febbraio di quest’anno, in piena campagna elettorale, Salvini ha sottoscritto un documento con il quale ha preso un “impegno pubblico in difesa dei tiratori sportivi, dei cacciatori e dei collezionisti di armi”. L’occasione è stata la fiera “HIT Show a Vicenza” , dove l’impegno è stato condiviso anche da Sergio Berlato e Maria Cristina Caretta (entrambi candidati all’epoca per Fratelli d’Italia). Il Comitato D-477 rivendica la propria identità “assolutamente apartitica” e dunque sul proprio sito spiega di mettere il documento a disposizione di tutte le forze politiche.

Ad inasprire lo scontro è anche la ‘coincidenza’ dell’avvio in commissione Affari costituzionali della Camera, in congiunta con le Politiche Ue, delle audizioni dei rappresentanti delle maggiori associazioni che si occupano di armi nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo recante l’attuazione della direttiva Ue del 2017 relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi. Il Pd va subito all’attacco: “è molto grave”, tuona Walter Verini. “Serve una mobilitazione perché questi signori sono veramente pericolosi”, rincara Alessia Morani. Per Raffaella Paita quello sulle legittima difesa è “un procurato allarme che avrebbe procurato solo facili guadagni a qualcuno gettando il paese in un far west dove la giustizia se la fa chi è più lesto a premere il grilletto. Noi non vogliamo diventare come l’America di Trump”. E il senatore dem Roberto Rampi sollecita “l’istituzione dell’Intergruppo parlamentare contro la diffusione delle armi da fuoco”. Nel tardo pomeriggio arriva le replica della Lega: “Le armi non c’entrano nulla con la legittima difesa. La Lega non fa accordi con lobby o cooperative. L’attacco del Pd è strumentale e privo di qualsiasi fondamento”, afferma il sottosegretario leghista alla Giustizia Jacopo Morrone.

Ma Salvini gioca anche la partita russa: no alle sanzioni, e rapporti più stretti con Mosca

Convincere i partner europei attraverso il dialogo, ma senza escludere l’esercizio del veto, sui danni dell’estensione delle sanzioni alla Russia – che costano all’Italia “una media di 7 milioni di euro al giorno” – rafforzare gli investimenti reciproci, promuovere la cooperazione nella lotta al terrorismo e all’immigrazione clandestina, anche con la partecipazione di Mosca nelle missioni in nord Africa. Questi i punti centrali dei negoziati tra il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il suo omologo Vladimir Kolokoltsev e il vicesegretario del Consiglio russo di Sicurezza russo, oggi a Mosca. In conferenza stampa all’agenzia Tass, Salvini si è detto certo che l’Italia riuscirà a “convincere” i partner “con i numeri”, ma “non avrà paura a dire dei no, che altri non hanno detto” sul prolungamento delle sanzioni a Mosca. “Non si parte preannunciando veti, che possono essere la soluzione finale”, ma il governo non esclude nessuno strumento, ha spiegato il ministro. “Noi vogliamo convincere con le buone maniere, con l’arte delle democrazia, dei numeri e delle evidenze – ha continuato – faremo di tutto per non doverci trovare a dire dei no, che comunque non ci spaventano”, ha continuato Salvini, secondo il quale tale approccio dell’Italia a Bruxelles va applicato anche ad altri dossier, come il bilancio europeo, la politica agricola e i migranti. Da sempre contrario alle misure punitive europee – varate nel 2014 dopo l’annessione della Crimea e per il ruolo della Russia nel conflitto in Ucraina dell’est – Salvini ha detto di “non vedere l’ora che si possa tornare a fare commercio, perché le sanzioni non sono mai servite”. Così, da qui all’autunno, sono previste altre missioni di alto livello dall’Italia: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarà in Russia il 24 ottobre, preceduto da una visita del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, ha annunciato il vice premier, auspicando che nel frattempo venga messo in piedi “un dossier economico ricco di nomi di aziende italiane pronte a investire in Russia e di aziende russe pronte a collaborare alla crescita dell’economia italiana”. “Spero che finalmente, dopo anni di parole, si passi ai fatti”, ha poi concluso.

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