Nuove tensioni, per ora solo mediatiche, tra Stati Uniti e Iran. Rohani tuona contro Trump, che replica a muso duro. La rotta del petrolio è la chiave

Nuove tensioni, per ora solo mediatiche, tra Stati Uniti e Iran. Rohani tuona contro Trump, che replica a muso duro. La rotta del petrolio è la chiave

Tensione alle stelle e minacce tra Washington e Teheran dopo un tweet del presidente Donald Trump che, rivolgendosi all’omologo Hassan Rohani, alza i toni dello scontro. “Non minacciare mai più gli Stati Uniti o pagherete le conseguenze come pochi nella storia ne hanno sofferte prima. Non siamo un Paese che tollererà più le vostre stupide parole di violenza e morte. Fate attenzione!”, ha scritto Trump rispondendo al presidente iraniano, che aveva parlato di “madre di tutte le guerre” per definire una eventuale guerra con gli Usa. Rohani aveva inoltre invitato Trump a “non giocare con la coda del leone”, avvertendo il presidente Usa: “Lo rimpiangerete per sempre”. A ruota, è intervenuto il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, rincarando la dose di minacce. “Ho parlato con il presidente negli ultimi giorni e mi ha detto che se l’Iran fa qualcosa di sbagliato, pagherà un prezzo come pochi paesi hanno mai pagato prima”, ha dichiarato. Su Twitter, il segretario di Stato Mike Pompeo ha affermato che il governo iraniano, che ha definito una “mafia”, per 40 anni ha dipinto al suo popolo gli Usa come un “grande Satana. Crediamo – ha aggiunto – che gli iraniani non siano più interessati a sentire questa #FakeNews”. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha lodato Trump e Pompeo per la loro “posizione ferma contro l’aggressione del regime iraniano”. “Le potenze hanno assecondato il regime iraniano nel corso degli anni ed è bello vedere gli Stati Uniti che stanno cambiando questa equazione sbagliata”, ha commentato il leader israeliano. Le repliche di Teheran non si sono fatte attendere. La minaccia di conseguenze senza precedenti per l’Iran è solo “una guerra psicologica” e Washington “non oserà” attaccare Teheran, ha detto il generale Gholam Hossein Gheibparvar, leader della forza paramilitare iraniana Basij. “E’ lei che deve stare attento, 50 mila suoi soldati sono sotto tiro dell’Iran”, ha tuonato contro il presidente Usa il segretario del Consiglio per il Discernimento della Repubblica Islamica, Mohsen Rezaee, citato dai media locali. L’ayatollah Sadegh Amoli Larijani, capo del potere giudiziario, ha definito Trump “estremista” e “ignorante”, dicendosi non sorpreso dalle sue dichiarazioni “stupide, superbe” e “ambiziose”.

La rotta del petrolio al centro della guerra mediatica tra Stati Uniti e Iran

I rapporti sempre piu’ tesi tra Usa e Iran e le ultime minacce tra il presidente Donald Trump e la sua controparte iraniana Hassan Rohani hanno acceso i riflettori sulla rotta del petrolio e in particolare sul passaggio stretto e tortuoso dove passa il 30 per cento del greggio commercializzato via mare: lo stretto di Hormuz. I maggiori esportatori di petrolio del Medio Oriente dipendono da questo passaggio che collega il Golfo Persico con i corsi d’acqua globali, e da dove transita la stragrande maggioranza delle loro esportazioni di greggio, circa 17,5 milioni di barili al giorno. Come scrive “Bloomberg”, se un conflitto regionale dovesse bloccare questo collo di bottiglia, tre dei maggiori produttori di greggio del Golfo dispongono di gasdotti che consentirebbe loro di esportare fino a 4,1 milioni di barili di petrolio, ovvero meno di un quarto del totale che normalmente naviga sulle navi cisterna attraverso Hormuz.

L’Iran ha ripreso a minacciare il blocco dello Stretto da quando gli Stati Uniti hanno annunciato di voler imporre nuovamente le sanzioni e tagliare le spedizioni di Teheran a zero dai circa 2,5 milioni di barili al giorno. Il presidente degli Stati Uniti ha avvertito il presidente iraniano Hassan Rouhani di “mai e poi mai minacciare gli Stati Uniti”, poche ore dopo che Rouhani aveva messo in guardia gli Stati Uniti dal mettere in pericolo le esportazioni iraniane di petrolio e chiedendo relazioni migliori con i vicini, inclusa l’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente e avversari geopolitici dell’Iran, hanno entrambi reti di gasdotti che bypassano Hormuz mentre l’Iraq ha una condotta operativa verso un porto turco sul Mar Mediterraneo. Tutti e quattro i paesi sono membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e dipendono dallo Stretto per esportare il loro petrolio.

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