Morti sul lavoro cancellati dalla “realtà” confezionata dai grandi giornali. Nella prima metà dell’anno trecento le vittime. Una grande ingiustizia sociale

Morti sul lavoro cancellati dalla “realtà” confezionata dai grandi giornali. Nella prima metà dell’anno trecento le  vittime. Una grande ingiustizia sociale

La morte di tre lavoratori (Carrara, Padova, Napoli) è stata cancellata dalla “realtà” confezionata dai grandi giornali. Erano giovani e giovanissimi. Luca Savio, travolto da un blocco di marmo a Marina di Carrara, 40 anni, assunto, si fa per dire, con un contratto di soli sei giorni. Alcuni giorni prima, a Napoli, Salvatore Caliano, 21 anni, ha perso la vita mentre stava svolgendo un “lavoretto” per arrotondare. A Padova, un operaio, 45 anni, titolare di una ditta di Modena, muore cadendo da una impalcatura mentre lavorava, con appalto esterno, per la Maus.

Tragedie e drammi che nella prima metà del 2018 hanno raggiunto l’impressionante cifra di 300 vittime. In ognuna di queste morti si possono scorgere due tratti comuni: a) il bisogno di lavoro che porta ad accettare condizioni precarie di salario e di sicurezza, b) chi offre il lavoro non bada a garantire le condizioni si sicurezza necessarie e di verificare la professionalità, ma bada solo al proprio  risparmio. Ogni volta si scopre che i controlli, che dovrebbero garantire le istituzioni, sono assolutamente insufficienti.

Queste morti sul lavoro, come si dice solitamente con rassegnazione e cinismo che fanno orrore, non sono una notizia. Difatti, i grandi giornali della borghesia del nord e dei palazzinari romani non hanno ritenuto di dedicare (oggi 13 luglio) neppure un trafiletto in prima pagina. Eppure qualcosina è trapelata dalle tv, lo squarcio c’è stato. È stato squarciato quell’involucro di propaganda e di irresponsabilità che impera in questa epoca e in questi giorni. Lacerata è stata la “festa” dei 5stelle che brindavano alla giustizia sociale per l’eliminazione dei vitalizi, mentre si dava notizia della grande e vera ingiustizia sociale delle morti sul lavoro e sulla volontà pentastellata di reintrodurre i voucher. Spaccata è stata la plumbea propaganda razzista di Salvini che si accaniva contro 67 migranti.

Propaganda cinica, mentre la realtà che interessa gli italiani è ben altra: lavoro, fitto o mutuo da pagare, spese sanitarie, pensioni, inquinamento delle città, rifiuti, servizi e diritti sociali degradati, ecc. Alla sera, o quando sarà, nelle tasche degli italiani, con le campagne anti-immigrati o con le bicchierate goliardiche dei 5stelle, non rimarrà assolutamente nulla.

Le morti sul lavoro hanno delle cause generali precise. Queste, al di là dei singoli episodi a cui i lavoratori e i sindacati locali hanno risposto prontamente, pongono ai lavoratori e a tutti i sindacati questioni di fondo sulla qualità, la precarietà e la sicurezza del lavoro. Questioni che vanno affrontate con la solidarietà e una grande vertenza nazionale finalizzata ad introdurre, fin dal decreto dignità, organismi funzionanti di controllo e il superamento, cominciando dai voucher, della frammentazione contrattuale che istituzionalizza il precariato. Sono questioni strutturali che segnalano la crisi dell’epoca liberista e delle pericolose risposte date dai trumpisti e che richiedono strategie e forme di lotta e di organizzazione nuove, partecipate e di lungo periodo. In questo quadro, va affrontata la gigantesca questione che implica un rinnovamento culturale, politico e sindacale, che riguarda il superamento della solitudine dei lavoratori e della perdita di senso del proprio ruolo come classe dirigente. Sono grandi problemi che non si risolveranno da soli o per gentile concessione dei governi e della Confindustria. Con il cappello in mano non si sono mai risolte vertenze e garantito i diritti e la dignità dei lavoratori e delle persone. Magari per cominciare ci vorrebbe una sciopero generale.

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