Menzogne propagandistiche dei 5Stelle su visita di Conte negli Usa. E menzogne propagandistiche sul Dl lavoro, che di degno non ha nulla, blindato da Di Maio

Menzogne propagandistiche dei 5Stelle su visita di Conte negli Usa. E menzogne propagandistiche sul Dl lavoro, che di degno non ha nulla, blindato da Di Maio

Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, è stato accolto ieri a Washington dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo il primo incontro del mese scorso al G-7 del Canada. Tre i temi trattati dal presidente del Consiglio durante l’incontro con Trump: la lotta contro il terrorismo, la crisi dei rifugiati e soprattutto il futuro della Libia. Quest’ultima è molto importante per Roma, sia per frenare i flussi migratori, sia perché la Libia soddisfa sino a metà della domanda energetica italiana. Roma, allarmata dall’iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron di tenere elezioni generali in Libia a dicembre, sta ora cercando di coinvolgere gli Stati Uniti. Teme per l’equilibrio del paese nordafricano, che dopo l’uccisione del dittatore Muammar Gheddafi è scivolato nel tribalismo. L’Italia ha concluso un accordo di transizione con il governo del premier Fayez al Sarraj a Tripoli, ma a Tobruk comanda il generale Khalifa Haftar, che non riconosce il governo di Tripoli. Conte avrebbe incassato da Trump il sostegno alla creazione di una “cabina di regia” congiunta per la Libia. In autunno, una grande conferenza sulla Libia si svolgerà a Roma, che grazie al sostegno di Washington, punterà a creare un contrappeso politico alla Francia. In cambio l’Italia è pronta a mantenere il suo impegno in Afghanistan.

L’Italia appare oggi uno dei più stretti alleati europei degli Stati Uniti, soprattutto per le somiglianze tra le politiche populiste adottate dai due governi, e per una evidente subalternità del governo nei confronti dell’amministrazione Trump. Entrambi vogliono la fine delle sanzioni della Russia e il ritorno di Putin al G7, anche se una decisione in tal senso è possibile solo in un contesto collegiale. L’unica controversia potrebbe essere data dalle sanzioni all’Iran, con cui l’Italia vanta relazioni tradizionalmente cordiali. Un altro problema potenziale è rappresentato dal gasdotto Tap, che dovrebbe fornire l’Italia e l’Europa dall’Azerbaijan, attraverso il Mar Caspio, la Grecia e l’Albania. Il vicepremier e leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio è contrario al progetto. Nonostante le divergenze, è partito il cannoneggiamento della propaganda pentastellata, che lancia la visita di Conte a Washington come un successo. Come dicevano i latini: excusatio non petita, accusatio manifesta. Il vicepremier Di Maio scrive addirittura scrive una nota su Facebook per sostenere che “con l’incontro Conte-Trump, l’Italia è tornata a contare”, una vera corbelleria, poiché come sanno anche le pietre, si è trattato di un vero e proprio do ut des, senza possibilità di contestare le decisioni dell’amministrazione americana, che Conte ha dovuto subire. Ha ragione dunque Giovanni Paglia, della segreteria nazionale di Sinistra Italiana quando scrive che “il presidente del consiglio Conte è andato da Trump a farsi dire che: le nostre spese militari devono aumentare, a partire dagli F35; Bisogna lavorare per colmare il deficit commerciale, ovvero le esportazioni italiane devono calare drasticamente; La TAP è un’opera strategica e deve andare avanti senza se e senza ma; l’Italia deve diversificare le fonti energetiche, tradotto comprare petrolio e gas dagli Usa; l’Iran deve essere isolato, alla faccia dei nostri buoni rapporti con quel Paese. Il nostro premier ha fatto sì con la testa e risposto che la nostra priorità sono i migranti. Verrebbe da ridere, se fosse un film”.

Così come verrebbe da ridere se non fosse invece una vicenda gravissima, se si esamina il voto sugli emendamenti al cosiddetto “Decreto dignità”, che sarebbe meglio definire “Decreto Di Maio”. Di fatto, il vicepremier e ministro del Lavoro, nonché dello Sviluppo economico, ha blindato il provvedimento, con la sostanziale accettazione degli emendamenti passati nelle Commissioni congiunte di Finanze e Lavoro. E per questa ragione afferma che giovedì non vi sarà bisogno del voto di fiducia. E dunque, dopo aver praticamente annullato le audizioni e aver azzerato la discussione in Commissione, anche in Aula è stato dato parere contrario a tutti gli emendamenti migliorativi dell’opposizione. Il governo si blinda e questo decreto sarà convertito così com’è nato: creando disoccupazione nel Paese, scritto nero su bianco. Si umilia chi lavora e sta venendo lasciato a casa, si umilia chi cerca lavoro perché lo troverà più precario, si umilia chi crea lavoro perche dovrà sopportare nuovi costi, burocrazie, cavilli legali. Questo decreto di degno non ha niente.

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