L’umanesimo ecologista e pacifista di papa Francesco nel discorso a Bari per la preghiera comune per il Medio oriente, con i patriarchi della Chiesa ortodossa

L’umanesimo ecologista e pacifista di papa Francesco nel discorso a Bari per la preghiera comune per il Medio oriente, con i patriarchi della Chiesa ortodossa

“L’indifferenza uccide, e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”. Sono durissime le parole di papa Francesco a Bari in occasione dell’Incontro Ecumenico insieme ai capi cristiani del Medio Oriente. L’incontro, voluto dal pontefice, vuole promuovere la pace e il dialogo nel Medio Oriente e salvaguardare i fedeli cristiani che in questi anni sono stati perseguitati, martoriati e cacciati dalle proprie terre. “C’è il rischio – ha detto il papa – che la presenza di nostri fratelli e sorelle nella fede sia cancellata, deturpando il volto stesso della regione, perché un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente. Per questo oggi insieme desideriamo accendere una fiamma di speranza. I cristiani, infatti, sono luce del mondo non solo quando tutto intorno è radioso, ma anche quando, nei momenti bui della storia, non si rassegnano all’oscurità che tutto avvolge e alimentano lo stoppino della speranza con l’olio della preghiera e dell’amore”. Davanti alle 70mila persone entusiaste accorse a Bari, e dopo due ore di dialogo il papa richiama tutti ad una vera conversione: “Il nostro essere Chiesa è tentato dalle logiche di potenza e di guadagno, logiche sbrigative e di convenienza. Sentiamo di doverci convertire ancora una volta al Vangelo, garanzia di autentica libertà, e di farlo con urgenza ora, nella notte del Medio Oriente in agonia”.

Papa Francesco su Gerusalemme: “città unica e sacra per cristiani, ebrei e musulmani. E tale dovrà restare”

“Città unica e sacra per cristiani, ebrei e musulmani di tutto il mondo, la cui identità e vocazione va preservata al di là delle varie dispute e tensioni, e il cui status quo esige di essere rispettato secondo quanto deliberato dalla Comunità internazionale e ripetutamente chiesto dalle comunità cristiane di Terra Santa”. Con queste parole papa Francesco ha parlato di Gerusalemme a conclusione del dialogo a porte chiuse con i 22 Patriarchi Orientali riuniti con lui. “Fortemente angosciati, ma mai privi di speranza, volgiamo lo sguardo a Gerusalemme, città per tutti i popoli”, ha esordito il Papa toccando il “capitolo” forse più complicato del dialogo di oggi. Secondo Francesco, “solo una soluzione negoziata tra israeliani e palestinesi, fermamente voluta e favorita dalla Comunità delle nazioni, potrà condurre a una pace stabile e duratura, e garantire la coesistenza di due Stati per due popoli”.

Papa Francesco sui profughi siriani, del Medio Oriente e del mondo

“La speranza ha il volto dei bambini. In Medio Oriente, da anni, un numero spaventoso di piccoli piange morti violente in famiglia e vede insidiata la terra natia, spesso con l’unica prospettiva di dover fuggire. Questa è la morte della speranza. Gli occhi di troppi fanciulli hanno passato la maggior parte della vita a vedere macerie anziché scuole, a sentire il boato sordo di bombe anziché il chiasso festoso di giochi”. Papa Francesco parla dal sagrato della Basilica di San Nicola a Bari, e individua nei bambini, profughi, migranti, vittime delle guerre, i soggetti che dovrebbero muovere i potenti della Terra alla responsabilità. E ancora: “Pensando ai bambini, tra poco faremo librare in aria, insieme ad alcune colombe, il nostro desiderio di pace. L’anelito di pace si levi più alto di ogni nube scura. E il Medio Oriente non sia più un arco di guerra teso tra i continenti, ma un’arca di pace accogliente per i popoli e le fedi. Amato Medio Oriente, si diradino da te le tenebre della guerra, del potere, della violenza, dei fanatismi, dei guadagni iniqui, dello sfruttamento, della povertà, della disuguaglianza e del mancato riconoscimento dei diritti”

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