Ilva. Sceneggiata di Di Maio, convoca 62 associazioni. Attacco alle istituzioni democratiche e alle forze sociali, un gesto autoritario. Il sindaco di Taranto diserta il Mise. Preoccupazioni di Fiom, Fim, Uilm. Arcelor: non ne sapevamo niente

Ilva. Sceneggiata di Di Maio, convoca 62 associazioni. Attacco alle istituzioni democratiche e alle forze sociali, un gesto autoritario. Il sindaco di Taranto diserta il Mise. Preoccupazioni di Fiom, Fim, Uilm. Arcelor: non ne sapevamo niente

Ha ragione il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, quando annuncia che non andrà al tavolo inter-istituzionale sull’Ilva convocato dal ministro e vicepremier Di Maio per lunedì al ministero dello sviluppo economico, considerandolo una sceneggiata. L’incontro infatti è stato esteso a ben 62 associazioni e “a una serie di sigle pseudo associative e comitati – scrive Melucci -, tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento”. “Sigle dunque – sottolinea il sindaco – spesso inclini al dileggio delle istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni. Il ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo”. “Il Comune di Taranto – conclude  Melucci – non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica italiana prevederà il suo coinvolgimento. Il Comune di Taranto non si presterà a questo dilettantismo spaccone, che il ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio”. Quando il sindaco ha rilasciato questa dichiarazione ancora il Di Maio non aveva preso posizione mentre venivano resi noti i primi commenti dei sindacati, Fiom, Fim, Uilm, tutti molto critici nei confronti della convocazione di un incontro monstre. Ben 62 organizzazioni di ogni tipo e genere, seduti attorno al tavolo, nella sede del Mise che forse non è neppure in grado di ospitarli tutti. Quasi si trattasse di una cerimonia, con rinfresco vista la calura.

In due ore al massimo l’incontro con le associazioni nella sede del ministero

In due ore al massimo e il vicepremier chiude la pratica. Se intervenissero tutte le associazioni a ciascuna toccherebbero meno di  due minuti. Non solo, l’incontro avviene mentre è ancora in corso l’accertamento da parte dello stesso ministero della legittimità della gara con la quale Arcelor Mittal si è aggiudicata il diritto a definire il passaggio di proprietà dopo anni di commissariamento. È ancora aperta la polemica fra Di Maio e Cantone, il presidente dell’anticorruzione, il quale ha affermato che non ci sono gli estremi per annullare la gara. Ma il ministro non si dà per vinto. Al tempo stesso convoca ben 62 organizzazioni per illustrare le posizioni di Arcelor che andrebbero incontro a quanto più volte richiesto da sindacati ed enti locali. Non solo. Afferma che ”il tavolo è stato convocato perché Arcelor Mittal ha chiesto di poter illustrare a tutti gli stakeholder le proprie proposte”. Non è vero. La smentita di Arcelor Mittal, si legge in una lettera resa noto dall’Adnkronos, è netta. La decisione del ministro Di Maio di allargare la partecipazione al tavolo istituzionale di confronto sull’Ilva “è per noi del tutto inattesa”. Così anche per Arcelor Mittal la scelta del governo di ampliare a 62 delegazioni la partecipazione al confronto previsto per lunedì arriva imprevista. “In merito alla comunicazione con cui ieri il Ministero ha allargato ad un ampio numero di soggetti privati il tavolo istituzionale convocato per lunedì, teniamo a precisare che la nostra società non era stata messa previamente al corrente di tale decisione, che quindi anche per noi è del tutto inattesa”. “Siamo aperti al dialogo con tutti i portatori d’interesse e che questo avvenga nel rispetto delle istituzioni – è scritto nella lettera – in un percorso condiviso, consono e costruttivo”. Per questo “sarebbe utile avere al tavolo anche il Ministero dell’ambiente ed i tecnici del governo che hanno lavorato alla loro controproposta, i quali sono ovviamente portatori di un interesse qualificato in ragione del tema oggetto dell’incontro”.

Di Maio, vista la mala parata, la netta smentita di Arcelor, le dichiarazioni dei dirigenti dei sindacati, dopo quelle del sindaco, passa alla offensiva, un clamoroso autogol molto grave anche dal punto di vista istituzionale. In un post su Facebook ripreso dalle agenzia di stampa scrive: il tavolo sull’Ilva, “non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità. Tutto deve essere trasparente perché tutti devono prendersi le responsabilità di ciò che propongono. Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze. È finita – prosegue Di Maio – l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. Il nostro metodo è un altro. Fa rima con partecipazione e trasparenza. Gli altri metodi, sbagliati, e i vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto”. Le parole del Di Maio sono di estrema gravità, un attacco alle istituzioni democratiche, al loro ruolo e, insieme, alle forze sociali, alla intermediazione, alla funzione stessa del Parlamento. Un neoautoritarismo  che segna profondamente il governo, in una gara  senza esclusione di colpi fra leghisti e  grillini. Fra Salvini e Di Maio a chi meglio interpreta orientamenti di destra, reazionari. Stando alle affermazioni del Di Maio in vicende come quelle dell’Ilva, a dimensione nazionale, dovrebbero essere chiamati al voto  tutti i  cittadini. Oppure, in linea con Grillo e Casaleggio che optano per l’abolizione del Parlamento, potrebbero essere i cittadini ad esprimersi nel voto utilizzando la piattaforma Rousseau. Sullo sfondo a rendere ancora più preoccupante la situazione restano in particolare diversi interventi dei pentastellati, a partire da quelli di Grillo, per mollare Ilva e trasformare lo stabilimento e il territorio che occupa in un grande parco, con annesso luna park. Parole dei pentastellati anche nella recente campagna elettorale. Hanno ragion d’essere le preoccupazioni dei sindacati che si apprestano a partecipare a  questo incontro sul futuro immediato e sulle prospettive a più lungo termine ponendo precise richieste al governo per affrontare e definire ruolo, prospettive di una grande azienda come Ilva. Le dichiarazioni dei dirigenti di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, diffuse dalle agenzie di stampa parlano il linguaggio della chiarezza. Diamo di seguito quanto affermato dai segretari generali delle tre organizzazioni che rappresentano l’85% dei lavoratori Ilva.

Re David (Fiom Cgil). Subito un tavolo sul piano occupazionale e su quello industriale

Un “incontro oggettivamente informativo” che dovrà rendere però evidente anche “la volontà o meno del ministro ad aprire in parallelo un tavolo sul piano occupazionale e su quello industriale” e “fornire chiarezza sul percorso” ancora da compiere. “Per la quantità di persone coinvolte e per la durata prefissata dell’incontro direi che siamo davanti ad un tavolo che oggettivamente potrà essere solo informativo. È quindi importante che si concluda con l’indicazione di un percorso certo. Chiederemo infatti che il governo faccia estrema chiarezza sui tempi e i modi che ha in testa per portare avanti la trattativa. Non vorremmo trovarci di fronte ad un incontro in cui Mittal spiega le migliorie apportate e poi tutti a casa fino a chissà quando….”, dice conversando con l’Adnkronos Francsca Re David, leader della Fiom Cgil. “Un percorso chiaro d’altra parte serve, per la Fiom, anche a contenere quell’incertezza che ha pervaso da sempre tutta la vertenza Ilva a maggior ragione ora che pende sull’esito del tavolo la decisione dell’Avvocatura di Stato di un possibile annullamento della gara vinta dalla cordata di AmInvestco, guidata da ArcelorMittal. Sì, c’è un clima di forte incertezza, c’è sempre stata a cominciare dal fatto che il sindacato non ha mai conosciuto il testo del contratto tra Mittal e governo per finire ai rapporti del Ministero con le istituzioni locali. Ma bisogna comunque andare avanti visto che Di Maio ha deciso di portare avanti i confronti in parallelo ai responsi attesi”, spiega ancora Re David che ribadisce l’importanza e l’urgenza di un confronto sul piano occupazionale. “Chiederemo a Di Maio se intenda parallelamente convocare il tavolo sul piano industriale e su quello occupazione visto che è ormai chiaro come la trattativa con Mittal non possa essere appannaggio solo dei sindacati ma coinvolga a tutti gli effetti anche il governo”.

Bentivogli: (Fim Cisl) L’incontro non sia solo passerella. Lo squadrismo sia lontano da sedi istituzionali

C’è un concreto rischio “passerella” che incombe sul tavolo istituzionale dedicato alla trattativa sull’Ilva convocato per domani al Mise dal ministro Di Maio. A rilanciare l’allarme e la preoccupazione del sindacato su “una riunione che vedrà la partecipazione in contemporanea e per sole due ore di circa 62 tra istituzioni, associazioni e sindacati” su un dossier giunto al suo momento più difficile dopo mesi di trattative, è il leader Fim, Marco Bentivogli. “Il rischio è quello di una passerella. E quello di domani mi sembra più un atto dovuto per dire che la riunione c’è stata che un confronto vero mentre io mi auguro che il ministro Di Maio capisca che il confronto è una cosa seria e non un riempitivo tra una cosa e l’altra”, spiega senza mezzi termini all’Adnkronos. Eppure, annota ancora, l’occasione è importante visto che ArcelorMittal dovrà presentare l’Addendum migliorativo alla proposta di acquisto del Gruppo, messo a punto con il governo. “Proprio per questo ci aspettavamo che l’incontro fosse come quelli avuti fino ad oggi. Un incontro serio che con 62 delegazioni invitate non è certo che sia. Non sono per escludere nessuno, sia chiaro, ma dico anche che verificare la rappresentatività di chi si invita mi sembra serio. La rappresentanza va misurata, non è un sentimento popolare che la determina”, aggiunge ricordando come Fim Fiom Uilm e Usb rappresentino insieme circa l’85% dei lavoratori Ilva iscritti ai sindacati. E incalza. “Non vogliamo sedere accanto a chi ha sputato sulle istituzioni. Il ministro deve farsi garante del fatto che lo squadrismo sia lontano dalle sedi istituzionali”, scandisce ancora condividendo per questo “lo scoramento del sindaco di Taranto che si ritrova invitato al Mise accanto a chi, in un presidio davanti alla Prefettura nei mesi scorsi, sputò sulle istituzioni”.

Palombella (Uilm Uil). Zero esuberi e garanzie occupazionali per tutti i lavoratori

“Domani sarà un incontro decisivo, vetrina o passerella quello che sarà, noi chiederemo, visto che Di Maio ha già espresso sulla parte ambientale un giudizio parzialmente positivo, di avviare da subito il confronto sul piano industriale e occupazionale”. È determinata a non perdere tempo la Uilm di Rocco Palombella nel corso dell’incontro di domani al Mise durante il quale sarà presentato l’addendum con cui ArcelorMittal si impegna a stringere i tempi sul recupero ambientale dell’Ilva. L’obiettivo del sindacato, infatti, è quello di poter allontanare, grazie ad un eventuale accordo con Mittal su esuberi zero il possibile annullamento della gara su cui a fine mese dovrà esprimersi l’Avvocatura di Stato per effetto delle criticità sul bando di gara messe in luce oltre che dall’attuale governo anche dall’Anac. “Noi chiederemo di aprire da subito la trattativa sugli esuberi perché con un’eventuale intesa bisogna vedere se l’annullamento della gara potrà essere un’ipotesi ancora perseguibile”, dice conversando con l’Adnkronos. “Possibilità di acquirenti alternativi non ci sono e chi, a fronte di una intesa che preveda zero esuberi e garanzie occupazionali per tutti i lavoratori, vorrà andare avanti sull’ipotesi di annullamento se ne dovrà assumere tutte le responsabilità”, scandisce ancora. D’altra parte, ripete Palombella, alternative industriali non sono all’orizzonte né tantomeno la stessa Jindal che aveva partecipato alla gara in cordata con AcciaItalia “avrebbe avuto le dimensioni per far fronte all’acquisizione dell’Ilva, di un impegno a produrre 10 mln di tonnellate di acciaio grezzo e 2,4 mln di investimenti”. E l’apertura del tavolo, dice ancora, “sarà dirimente per il giudizio complessivo”. Un confronto, questo, prosegue, “da chiudersi rapidamente già entro la fine di questa settimana”. “Vedremo, basta tatticismi, mettiamoli al bando. È ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità”, conclude.

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