Ilva. Governo senza pudore, l’allegra brigata sfascia il Paese. Nel mirino dei gialloverdi enti pubblici, istituzioni, organismi di garanzia: colpire l’apparato democratico dello Stato. Le gaffe di Di Maio. L’acciaio strategico per l’Italia

Ilva. Governo senza pudore, l’allegra brigata sfascia il Paese. Nel mirino dei gialloverdi enti pubblici, istituzioni, organismi di garanzia: colpire l’apparato democratico dello Stato. Le gaffe di Di Maio. L’acciaio strategico per l’Italia

Dice il professor Federico Pirro in un articolo scritto sulla Gazzetta del Mezzogiorno: “L’acciaio del sito ionico è strategico per il nostro  Paese”. Non solo per Taranto, per la città, l’hinterland, migliaia di lavoratori, di famiglie, l’Ilva, il suo futuro, è come il pane quotidiano. La grande industria nel nostro paese langue, la produzione di acciaio e, insieme, un grande piano per il risanamento dell’ambiente non possono più attendere. Ci vorrebbe un libro per scrivere la storia di questa grande fabbrica, di questo grande gruppo, da anni in preda a crisi storiche. Ma il governo gialloverde, nello spazio di una dichiarazione fatta dal vicepremier Di Maio, in un’Aula della Camera pressoché deserta, sette parlamentari presenti, attacca ad alzo zero la soluzione che è stata trovata, l’intervento di  Arcelor Mittal, un colosso a livello mondiale nella produzione di acciaio, che ha presentato e discusso con il governo Gentiloni, ministro Calenda, il progetto di intervento per rilevare gli impianti. Secondo Di Maio, e, di conseguenza Salvini e lo stesso presidente del Consiglio, la trattativa con la quale Arcelor Mittal ha prevalso nei confronti di un potenziale concorrente, la cordata Acciaitalia, sarebbe stata truccata. Il vicepremier e ministro per lo sviluppo economico e il Lavoro, ha usato parole più raffinate “è stata un pasticcio” ed ha annunciato che aprirà una inchiesta sull’operato del ministero del precedente governo, leggi ministro Calenda.

Sceneggiata indecente, protagonisti il presidente Conte e il vicepremier

Questi i fatti, la polemica è esplosa, Di Maio, sempre in coppia con Salvini, e lo stesso presidente del Consiglio, Conte, si sono resi protagonisti di una sceneggiata indecente. Hanno chiamato in causa il presidente dell’Anac, Cantone, che avrebbe verificato tre “criticità” in una relazione di otto pagine. A farne le spese sarebbe stata la cordata Acciaitalia, composta da Jindal, Arvedi, Del Vecchio, e Cassa depositi e prestiti. Da qui l’accusa al ministro Calenda. Ora, sia chiaro, noi non abbiamo alcuna simpatia per costui, novello iscritto al Pd, colui che ha proposta il patto fra le forze repubblicane per far risorgere il centro sinistra. Ma l’attacco portato dal Di Maio, insieme a quello contro il presidente dell’Inps, pone problemi che riguardano la struttura democratica delle nostre istituzioni. In parole povere, o la pensi come noi, oppure te ne vai a casa. Ciò vale per le nomine negli enti, nelle aziende di Stato, per i funzionari, i dirigenti  che sono ai vertici delle strutture amministrative dello Stato, a partire dalla Ragioneria.

Chi sta dietro l’improvvisa esplosione del caso acciaieria di Taranto

La ricostruzione della vicenda Ilva pone problemi inquietanti. Primo fra tutti: chi sta dietro alla improvvisa “esplosione” del caso della acciaieria di Taranto? Quali sono le forze interessate, di fatto, alla chiusura dello stabilimento, in linea con quanto più volte affermato da Grillo, sostituire la fabbrica con un grande parco, magari con qualche megastruttura commerciale? Perché il Grillo non si è mosso senza l’ok di Casaleggio? Non si può dimenticare che questa soluzione ha fatto parte della campagna elettorale dei pentastellati. Sembrava che il problema fosse stato lasciato alle spalle, tanto che lo stesso Di Maio, incontrando i sindacati e i rappresentanti di Arcelor Mittal, tavoli separati, non aveva fatto alcun cenno al “pasticcio”, alla gara d’appalto. Aveva annunciato che sarebbe proseguito il confronto con Arcelor. Punto. Invece, nel frattempo, il presidente del Consiglio, Conte, chiedeva all’Anac di presentargli una relazione sulla situazione dell’Ilva, la gara di appalto, le trattative. Lo rivela lo stesso Cantone, il quale afferma che nell’arco di sei, sette giorni la relazione era stata messa a punto. Il presidente dell’Anac chiede a Conte a chi deve inviare le sette, otto pagine. Conte gli risponde che la relazione venga indirizzata a Di Maio.

Cantone, Anac: per quanto riguarda la gara d’appalto per noi è valida

Otto paginette in cui, lo dice lo stesso Cantone, vengono messe in luce alcune “criticità”, per esempio si potevano allungare i tempi per consentire ad altri soggetti di avanzare proposte. Ma lo stesso Cantone afferma  che per quanto riguarda l’Anac la gara è valida. E rilancia la palla al governo. Dal canto suo Calenda fa presente che oltre a Arcelor Mittal non vi era alcun altro concorrente. Era stato lo stesso governo – dice l’ex ministro – a sollecitare la costituzione della società di cui faceva parte Jindal, Arvedi, mettendo in campo la Cassa depositi e prestiti. Ma la sua proposta era risultata perdente, sia per quanto riguarda l’investimento, l’occupazione, che per il progetto di risanamento ambientale. Un terzo candidato non c’era. Ma, secondo Di Maio, si poteva  riaprire la gara. Questi nuovi governanti sembrano una allegra brigata in cerca di trovate per passare il tempo. Un governo, ci verrebbe da dire, goliardico. Tempi che furono quando si faceva la “festa” alle matricole che si iscrivevano all’università. Ma qui sono in gioco miliardi di investimenti, la vita di migliaia di persone, di lavoratori.

Pirro. Cosa significa l’acciaieria per l’economia di Taranto, l’indotto, il porto

Richiamiamo il professor Pirro il quale fa presente che non si tratta solo dei più di diecimila lavoratori Ilva, ce ne sono altre migliaia che operano nelle aziende dell’indotto, che non ce la fanno più, hanno organizzato una manifestazione. E c’è il porto che ha visto diminuire l’attività. Di Maio e l’avvocato Conte, per caso presidente del Consiglio, Salvini impegnato nella lotta contro i migranti che fuggono da paesi in cui guerre, miseria, devastazioni, che lascia al gemello vicepremier la “guida” della vicenda Ilva, dovrebbero sapere che l’avvocatura dello Stato non consente rilanci, anche se Acciaitalia ne avesse avuto l’intenzione, a fase di trattativa chiusa. E Cantone ci tiene a precisare che il governo non può farlo “sulla base del nostro (di Anac, ndr) parere. Il nostro  provvedimento è un parere e non contiene soluzioni che vengono lasciate al governo che dovrà fare autonome valutazioni”. Per quanto riguarda la relazione richiesta da Conte, Anac fa presente che si tratta di “collaborazione istituzionale e non di una  posizione giuridica.  Ciò trova conferma nel fatto che il ministro ha portato il problema alla attenzione del Parlamento e che la decisione da prendere non riguarda l’Anac ma è di esclusiva competenza politica”. Sarà il caso che il presidente Conte si pronunci. Intanto Di Maio cerca di usare la minaccia di rendere nulla la assegnazione per farsi un po’ di propaganda a buon mercato. Ha fatto sapere che, di fronte alla posizione da lui assunta, Arcelor Mittal ha dato la disponibilità a rivedere, migliorandolo, il piano.

Arcelor Mittal aveva già fatto sapere che era disposta a migliorare il piano

A bugie ne aggiunge altre. Chi ha seguito la vicenda Ilva deve sapere, anche se qualche media grillin-leghista fa finta di niente, che lo stesso Di Maio incontrando i sindacati, una decina di giorni fa, forse anche qualcosa di più, aveva loro annunciato che per quanto riguarda l’occupazione i diritti acquisiti da parte dei lavoratori, il miglioramento del piano ambientale, i dirigenti di Arcelor Mittal avevano dato la loro disponibilità a sostanziali miglioramenti. Di Maio forse lo ha dimenticato. Sarebbe il caso, come hanno detto la Cgil, la Fiom, che il ministro apra il tavolo di trattativa. Un atto dovuto anche se il Di Maio, al solo sentire parlare di sindacati, trattative, viene colpito, si dice, da gravi forme di allergia.

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