Il vertice Trump-Putin ad Helsinki il giorno dopo. Indignazione, rabbia, delusione bipartisan negli Stati Uniti. Cauto ottimismo a Mosca

Il vertice Trump-Putin ad Helsinki il giorno dopo. Indignazione, rabbia, delusione bipartisan negli Stati Uniti. Cauto ottimismo a Mosca

A poche ore dal vertice di Helsinki, perfino Fox News, l’emittente più amata del presidente americano, ha dovuto ammettere che l’abbraccio di Donald Trump al capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha scatenato una bufera ‘bipartisan’. Durante la conferenza stampa congiunta, a Helsinki, in Finlandia, Trump ha smentito l’intelligence Usa negando che sia stata Mosca ad interferire nelle presidenziali americane del 2016 e ha concordato con Putin sul fatto che il Russiagate sia una farsa. E in patria, all’altro capo dell’Atlantico è piovuta un’ondata di critiche, non solo dai Democratici ma anche tra i Repubblicani: forse non nell’elettorato che l’ha portato alla Casa Bianca, ma sicuramente tra i ‘pezzi da novanta’ a Washington. L’ex candidato repubblicano alla presidenza John McCain, considerato un’autorità morale in America, ha liquidato l’incontro di Helsinki come “la più vergognosa performance da parte di un presidente americano che si ricordi”. Lo Speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, ha negato che la Russia sia un alleato degli Stati Uniti, sostenendo che “non vi siano dubbi sul fatto che Mosca abbia interferito e che continui a minacciare le democrazie del mondo”. Anche il leader della maggioranza in Senato, il repubblicano Mitch McConnell, ha dichiarato di credere agli 007 americani e non al presidente russo; e ha chiesto a Trump di chiarire le sue dichiarazioni sull’intelligence e Putin. “E’ il più grave errore della sua presidenza e deve essere corretto. Immediatamente”, è insorto l’ex Speaker della Camera e fervente sostenitore di Trump, Newt Gingrich, via Twitter. Ma gli affondo più duri sono stati quelli dell’ex direttore della Cia, John Brennan, che ha accusato Trump di “tradimento” (non solo perché i suoi commenti sono stati “imbecilli” ma anche perché Putin “lo tiene in tasca”); e dell’ex capo dell’Fbi, James Comey: “E’ stato il giorno in cui un presidente americano si è mostrato in suolo straniero al fianco di un delinquente bugiardo assassino e si è rifiutato di difendere il suo Paese”.

I Democratici americani: “fare il possibile per inchiodare Trump alle sue responsabilità”

Pochi giorni fa il dipartimento di Giustizia americano aveva incriminato 12 russi per gli hackeraggi ai danni della campagna presidenziale della democratica Hillary Clinton, con l’obiettivo di sostenere il suo sfidante Trump. E solo lunedì nel giorno del summit è stata arrestata una russa 29enne per cospirazione con l’obiettivo di influenzare le elezioni presidenziali americane, una donna che tra l’altro coltivava rapporti con lobby influenti come quella delle armi, la National Rifle Association (Nra). Per ora parlare di impeachment è prematuro, ha detto il deputato democratico membro della commissione Giustizia della Camera, Eric Swalwell, ma bisogna “fare il possibile perché Trump venga inchiodato alle sue responsabilità”. Perfino l’anchor di Fox Abby Huntsman, che oltre a lavorare per l’emittente che più amata da Trump è la figlia dell’ambasciatore Usa a Mosca, Jon Huntsman, ha osservato che non “c’è negoziato per cui valga la pena bistrattare la tua gente e la tua nazione”. Quello che sconcerta, dicono in molti, è che Trump si fidi più di Putin che del suo apparato di intelligence: “Ha colluso apertamente con il leader criminale di una potenza ostile”, ha sintetizzato il Washington Post. E sulla copertina del New York Daily News, è apparso in forma icastica il sentimento che adesso aleggia in molti: Trump è mano nella mano con Putin mentre spara allo Zio Sam, il simbolo più amato degli Stati Uniti d’America.

Il vertice visto dalle cancellerie europee. Mass, ministro degli Esteri tedesco, Spd: “Non faremo più affidamento sulla Casa Bianca”

Il primo vertice tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quello russo Vladimir Putin a Helsinki era atteso con impazienza. Prima ancora dell’incontro, il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Heiko Maas, ha criticato Washington: “Non possiamo più fare affidamento sulla Casa Bianca senza riserve”, ha dichiarato alla “Westdeutsche Allgemeine Zeitung”, commentando i recenti attacchi di Trump nei confronti dell’Unione Europea. Il presidente degli Stati Uniti ha recentemente descritto la Ue come un “avversario” del suo paese in un’intervista. Secondo Maas, la dichiarazione del presidente “purtroppo mostra ancora una volta quanto è vasto l’Atlantico politico da quando Donald Trump è in carica”. Anche il ministro degli Esteri lussemburghese Jean Asselborn ha espresso irritazione per l’imprevedibilità di Trump: “Non è possibile che all’improvviso i cinesi e i russi siano concorrenti e che i nemici (degli Usa) siano in Europa”, ha affermato durante l’incontro con i suoi colleghi europei. Prima dell’incontro con Putin, Trump aveva twittato circa i cattivi rapporti fra Usa e Russia.

Durissimi commentatori e media americani. New York Times: “Putin ha ottenuto ciò che voleva da 18 anni”

Il presidente russo Vladimir Putin “ha ottenuto il summit che sognava da 18 anni”, scrive il New York Times all’indomani del vertice Usa-Russia, nel quale il leader del Cremlino “ha preso il comando della conferenza stampa fra i due leader”. Putin non ha ottenuto il riconoscimento dell’annessione della Crimea o la fine delle sanzioni e della corsa agli armamenti. Ma quello che voleva, e che ha ottenuto era tornare al “club dei leader globali”. “Trovarsi nuovamente su un piede di parità con il presidente americano come un suo pari rispettato era uno dei primo obiettivi strategici di Putin”, nota Norbert Roettgen, presidente della commissione Esteri del Bundestag tedesco. “Questo è il summit che Putin sognava da 18 anni – afferma Alina Polyakova della Brookings Institution – ha potuto finalmente presentarsi come lo statista globale al di sopra delle minuzie politiche, mostrando sé stesso e la Russia come grande mediatore per la pace e l’aiuto umanitario”. E quando ha risposto al posto di Trump sulla Crimea, Putin “non solo ha assunto il ruolo di grande statista, ma anche di ventriloquo”, rimarca la Polyakova, sottolineando che Trump “si limitava ad annuire entusiasticamente, lasciando Putin a guidare lo show”.

Il Washington Post: “messaggio di Trump all’Europa è che non ha interesse al Vecchio Continente” 

Alcuni leader europei cominciano a temere di non poter più contare sul sostegno degli Stati Uniti per contrastare la Russia, scrive dal canto suo il Washington Post. “Il pericolo dal punto di vista della sicurezza europea è che c’è il rischio che lui stia mandando un messaggio di non interesse su queste questioni”, commenta l’ex ministro svedese degli Esteri Carl Bildt. L’atteggiamento di Trump, spiega, può essere visto “come una tacita accettazione di quanto sta facendo il Cremlino”. Trump “ha scelto” di porsi rispetto a Putin come “il presidente nazionale degli Stati Uniti e dell’America first, non come il leader dell’Occidente”, nota l’ex ambasciatore italiano alla Nato Stefano Stefanini. Fin dal dopoguerra, Washington ha difeso l’Europa dalla Russia, “se Trump giunge alla conclusione di poter trattare con la Russia, indipendentemente da quello che fa Putin in Europa, c’è un rovesciamento a 180 gradi”, sottolinea il diplomatico. “E ora, come alleati degli Usa, noi dovremmo credere che se il presidente Putin lancerà una guerra ibrida, o un attacco nucleare alla Polonia, il presidente Donald Trump minaccerà di usare l’arma nucleare?”, si è chiesto ironicamente su Twitter l’ex ministro polacco degli Esteri Radoslaw Sikorski.

I media russi: vertice utilissimo per passare dalla “diplomazia del megafono” ai negoziati diretti Usa-Russia

Il vertice russo-statunitense tenutosi a Helsinki il 16 luglio può essere “un punto di partenza” per il rilancio delle relazioni russo-americane. Questa è la linea di diversi quotidiani russi che analizzano l’incontro di ieri fra Putin e Trump. Il portavoce presidenziale russo Dmitri Peskov ha detto a Izvestia che i due leader non hanno ancora discusso di future visite ma i loro prossimi colloqui potrebbero tenersi già a novembre al vertice del G20 in Argentina. Secondo Peskov, la Siria, l’Ucraina, la stabilità strategica e la presunta “intromissione” della Russia negli affari interni degli Stati Uniti sono stati in cima all’agenda. I risultati del vertice possono essere chiaramente visti in una luce positiva, ha detto al quotidiano il presidente della Commissione per gli affari esteri del Consiglio della Federazione russa (camera alta del Parlamento) Konstantin Kosachev. “Le due parti hanno annunciato l’istituzione di un gruppo di lavoro sulle questioni economiche e un ‘consiglio di saggi’ per valutare le prospettive dei nostri rapporti”. In più c’è quel “pacchetto specifico” di proposte relative alla stabilità strategica e all’antiterrorismo che gli Stati Uniti ora potranno prendere in “considerazione”. Il vertice può aiutare ad avviare negoziati sulla cooperazione strategico-militare e su altri aspetti di interesse per entrambe le parti, ha dichiarato Yuri Rogulev, direttore del Franklin Roosevelt, Centro di studi sulle politiche statunitensi presso l’Università statale di Mosca. Ora è fondamentale cogliere questa opportunità per passare dalla “diplomazia del megafono” ai “negoziati diretti”, ha spiegato. “Abbiamo assistito a uno storico incontro tra due leader forti: se tutto dipende dalla loro buona volontà, si aprirà un nuovo capitolo nelle relazioni tra la Russia e l’America”, afferma la governativa Rossiyskaya Gazeta, citando il politologo tedesco Alexander Rahr. Tuttavia vi saranno “degli ostacoli” e tra questi la resistenza dell’establishment americano, della burocrazia, di una parte della comunità imprenditoriale e dei media liberali. Ognuno di loro “affronterà Trump” usando ogni mezzo “per impedire un disgelo tra Washington e Mosca”.

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