Il Pd? Promuove i responsabili della sconfitta storica in tutte le elezioni. E i renziani si preparano al partito nuovo: l’MR

Il Pd? Promuove i responsabili della sconfitta storica in tutte le elezioni. E i renziani si preparano al partito nuovo: l’MR

Mentre nel mondo accadono eventi drammatici; mentre l’Europa si dilania tra strappi violenti di governi sovranisti; mentre nel Mediterraneo centinaia di innocenti muoiono per colpa delle decisioni scellerate di Salvini di bloccare il servizio di ricerca e salvataggio delle navi Ong; mentre in Italia il governo pentaleghista si dimostra sempre più inclinato verso l’estrema destra, cosa fa il Partito democratico? Si guarda il proprio bellissimo e rotondo ombelico. Non è ancora riuscito a capire perché abbia perso, oppure ha fatto finta di non capirlo, battuto sonoramente in tutte le elezioni dal 4 dicembre 2016 fino ad oggi, passando per referendum costituzionale, amministrative e politiche. Convoca assemblee inutili, al cui centro vi è l’esibizione del narcisismo sconfitto di questo o quell’altro dirigente, o ex segretario. Elegge (?) un segretario, Maurizio Martina, senza poteri e ancora ostaggio della maggioranza renziana. Nonostante tutto ciò, arriva la notizia della definizione della nuova segreteria nazionale. Chi sono gli “eletti”? Alcuni di coloro che hanno contribuito a perdere le elezioni e a uccidere il partito democratico: ex ministra, ex viceministra, ex consulente di Palazzo Chigi noto per aver escogitato l’Ape, facendo arrabbiare milioni di pensionati, il sindaco responsabile Enti Locali che ha perso roccaforti storiche come Pisa, Siena, Ivrea. Il segnale che il Pd lancia con la formazione di questa segreteria nazionale è duplice: da una parte si osserva con scrupolo il manuale Cencelli (ma i renziani sono già sul piede di guerra, proprio perché pare che le percentuali non state rispettate del tutto); e dall’altro si dice a militanti, iscritti ed elettori che non è successo nulla in questi anni, nessuno ha la responsabilità della sconfitta, men che meno coloro che la governo con Renzi hanno condiviso le politiche neoliberiste che hanno impoverito ancor di più i già poveri e approfondito le disuguaglianze sociali. I responsabili della sconfitta, nel Partito democratico, si promuovono: questo è il messaggio.

Gli appelli del segretario all’unità, quando i buoi sono fuggiti dalle stalle

Sapendo tutto ciò, il segretario Martina lancia appelli dell’ultimo minuto: “Penso che tutti nel Partito Democratico dobbiamo lavorare senza fare polemiche inutili. Facciamolo innanzitutto per rispetto verso la nostra comunità”. E come sempre si fa scudo di coloro che ancora credono nel partito: “Non per questo o quell’altro, per tutti a partire dai tanti volontari che in questi giorni animano le nostre feste dell’Unità con passione”. E come se nulla fosse conclude: “Ringrazio i componenti della nuova segreteria che inizia a lavorare dalle prossime ore. Sono persone che da percorsi e con sensibilità diverse” (quanta ipocrisia democristiana c’è in queste parole, che significano semplicemente “abbiamo le correnti e dobbiamo conviverci”). E lancia le iniziative, come se il problema principale delle sconfitte fosse quello della comunicazione e non ciò che si è fatto fino a ieri al governo: “Apriremo entro fine luglio un grande lavoro partecipato sulle idee, a partire da 5 sfide fondamentali: Europa, Diseguaglianze, Sviluppo e Lavoro, Giovani, Cittadinanza. Per passare dall’opposizione all’alternativa. Per costruire dal basso un nuovo impegno. Ora c’è davvero bisogno di tutti quelli che hanno voglia di condividere anziché dividere”. Nessun tentativo di autocritica, nessun accenno a un tema, uno solo, sul quale imbastire una vera campagna politica “alternativa”. Nulla di tutto ciò. Solo un elenco, titoli di un programma, ormai superati dal disgusto degli elettori per il Pd.

La fronda dei renziani che attaccano in chat il segretario Martina

Tuttavia, nononstante gli sforzi, sul banco degli imputati resta il neosegretario Martina accusato dal fronte renziano di non aver rispettato i patti sulla composizione della squadra del Nazareno e di non aver tenuto conto degli equilibri del congresso. “Sono evidentemente passato in minoranza”, scrive Ivan Scalfarotto su twitter alludendo al fatto che la maggioranza renziana che ha vinto il congresso dello scorso anno, non è più tale nella segreteria Martina. Ma, a quanto viene riferito, nelle chat dei parlamentari il tono delle dichiarazioni è ben più pesante e più di uno si sfoga alludendo all’addio al Pd. “Basta, che ci facciamo ancora qui?”. “Questa segreteria nella migliore delle ipotesi arriva fino a fine anno quando ci sarà il congresso. Nella peggiore accelera la nascita di qualcosa di nuovo…”, si dice in ambienti parlamentari renziani. Ma anche dalle parti della minoranza le cose non vanno meglio per Martina. Michele Emiliano respinge l’offerta di partecipare alla segreteria (il leader dem aveva chiamato Francesco Boccia a farne parte). Carlo Calenda è caustico: “Questa non è una segreteria, è un harakiri”, e chiede il congresso subito. Come Stefano Bonaccini, di cui in questi giorni si era parlato come uno dei possibili candidati renziani alle primarie. “Praticamente non c’è nessun renziano in segreteria”, è l’accusa. Gli unici vicini all’ex-segretario sono Tommaso Nannicini e Teresa Bellanova. Ma l’ex-viceministra allo Sviluppo doveva entrare come vice di Martina. Niente da fare. Il segretario non ha voluto nominare alcun vice. “L’unico accordo rispettato è stato quello su Dal Moro all’organizzazione ma noi avevamo chiesto che entrassero in segreteria anche Malpezzi e Dal Barba”, dicono i renziani. Al momento, dalle parti di Martina non arrivano repliche. Il segretario, a margine di un’iniziativa a Milano, si è limitato a commentare la decisione di Emiliano di non entrare. Per Calenda “oramai siamo alla farsa. Prima vanno dietro a Emiliano e nominano Boccia e poi si fanno dire di no da Emiliano. Che però promette eterna lealtà. L’unica cosa seria da fare è azzerare la segreteria e chiamare un congresso subito”. E ancora: “Senza polemica ma mi ripeto: capite vero perché un cittadino si disorienti e si accasi altrove o si astenga?”. E allora “l’unica cosa utile da fare in questo momento è che chiunque abbia votato Pd e ritenga questa segreteria non adeguata per affrontare l’opposizione e la rifondazione del centro sinistra prenda e lo scriva a Martina. Mail, Facebook, Twitter. Qualsiasi cosa. Farsi sentire”.

Ed ecco uno che invece ha le idee chiare sul destino del Pd, Sandro Gozi: “chiuderlo e fare il partito macronista italiano”

“Se i progressisti rimangono fermi, se restano divisi di fronte alle prossime sfide, il futuro che ci aspetta è quello di essere sempre più irrilevanti. Se le culture politiche socialdemocratiche, liberali ed ecologiste non capiscono che lo scenario europeo e globale è radicalmente cambiato, non saremo in grado di opporci ai nazionalismi. In Italia come in Europa”, ha affermato Sandro Gozi, intervenendo a Orvieto nel corso dell’assemblea nazionale di Libertà Eguale. “Di fronte a questo scenario il partito democratico non è sbagliato: è semplicemente insufficiente. Dobbiamo avere il coraggio di andare oltre. Innanzitutto evitando le spinte alla restaurazione, che mi sembrano invece sempre più forti nel Pd anche in queste ore. E poi occupando un nuovo spazio centrale, in Italia come in Europa”. Ed ecco la proposta di trasformazione del Pd, magari da lanciare alla prossima Leopolda di ottobre: “Davanti a noi – ha concluso Gozi- c’è la battaglia per le elezioni Europee, nel maggio 2019: io sono convinto che solo se riusciremo a costruire un’alternativa progressista e europeista, una nuova alleanza con forze politiche e civiche diverse, a partire da En Marche, potremo tornare a vincere”. Ciò che Gozi evita di dire è chi sarebbe il Macron italiano. Sarà forse MR?

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