Il Dl dignità approda in Aula alla Camera, tra le proteste di tanti precari. Fassina attacca il governo: “segno sociale negativo”

Il Dl dignità approda in Aula alla Camera, tra le proteste di tanti precari. Fassina attacca il governo: “segno sociale negativo”

Il cosiddetto “Decreto dignità”, che Susanna Camuso, leader della Cgil, invita a chiamare invece “Decreto Di Maio”, perché di dignità per il lavoro e per i precari ne è rimasta ben poca, approda all’Aula della Camera per la discussione generale, prima del voto sui singoli articoli ed emendamenti, e del testo previsto per giovedì, nella versione definitiva licenziata dalle Commissioni Finane e Lavoro. Il ministro Di Maio ha cercato di blindare il testo con una mediazione col partner di governo, la Lega, che porta a casa l’estensione dei voucher in agricoltura e nel turismo, pur cedendo una serie di provvedimenti che potrebbero danneggiare gli imprenditori del nord, che lo stesso Di Maio ha definito “prenditori”. Così, il “Decreto Di Maio”, è diventato una sorta di decreto omnibus in cui è entrato tutto e il suo contrario, come dimostra il tentativo di dare soluzione al drammatico problema degli insegnanti magistrali, 7000 dei quali e delle quali rischiano concretamente di perdere il lavoro entro il prossimo anno.

La protesta degli insegnanti diplomati a Montecitorio costringe il presidente Fico ad assumere impegni

Ed è proprio dalla protesta degli insegnanti, che si può osservare in controluce la filosofia confusa e raffazonata del decreto. Mentre si discuteva in Aula delle linee generali, le e gli insegnanti manifestavano in piazza Montecitorio. Il presidente della Camera Roberto Fico, così ha voluto ascoltarne le ragioni, ed è sceso, incontradoli. Il dato politico è il consiglio che è stato dato a Fico: “Non vi fate fagocitare dalla Lega, come state continuando a fare. Non fatevi fagocitare dal ministro”, il riferimento è al ministro dell’Istruzione Bussetti in quota Lega. Gli insegnanti diplomati chiedono, putroppo invano, una correzione del dl Di Maio che li riconduca nei ruoli della scuola, dopo l’esclusione da parte del Consiglio di stato. Il presidente della Camera Roberto Fico li ha incontrati a lungo per concordare una linea d’azione. La controparte, per i manifestanti, è dunque il ministro Marco Bussetti. “Ho chiamato il ministro, mi ha detto delle cose, adesso organizziamo un incontro e proviamo insieme ad andare avanti per risolvere la situazione”, assicura Fico. Sul tavolo c’è un emendamento che è in sostanza una moratoria di un anno. Dal 30 giugno del 2019 gli insegnanti diplomati saranno nuovamente fuori dalla scuola. “Abbiamo portato avanti l’anno con la spada di Damocle dei licenziamenti ma non siamo disposti a portare avanti il nuovo anno allo stesso modo. L’emendamento proposto è offensivo per la dignità del lavoro”, dice un insegnante a nome dei colleghi. Fico ricorda in che modo intende dare una mano: “Da presidente della Camera io cerco di comprendere le problematiche, anche quelle di cui non mi occupo personalmente. Le riporto al ministro come ho già fatto e vi dico che ho trovato molta sensibilità. Solo questo volevo dire: non sono venuto a promettervi niente. Ma solo a manifestare il mio interessamento rispetto a ciò per cui siete in piazza. Anche perché qua fuori ho passato anni della mia vita. E non mi dimentico niente”.

La Cgil si mobilita nei prossimi giorni contro l’estensione dei voucher in agricoltura e nel turismo

Quel che è accaduto nella piazza antistante il palazzo della Camera dei deputati è la metafora del cosiddetto “decreto dignità”, un decreto che è stato letteralmente stravolto dalle commissioni Finanze e Lavoro, con l’introduzione di alcune norme che invece di agevolare l’uscita dal precariato, di fatto lo favoriscono, a partire ad esempio dalla estensione dei voucher, contro la quale la Cgil martedì, mercoledì e giovedì (giornata in cui è previsto il voto) ha già lanciato la mobilitazione di lavoratrici e lavoratori, dell’agricoltura e del turismo, soprattutto. Ed è la metafora di quanto accaduto se si tiene conto delle parole molto dure che Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali, ha rivolto al governo sul decreto, manifestando delusione e amarezza. “Avevamo riconosciuto l’inversione di rotta nelle norme del Decreto dignità dedicate al lavoro. Certo misure modeste, ma nella direzione giusta dopo 20 anni di interventi di precarizzazione, in particolare con il Jobs Act. Purtroppo, il passaggio nelle Commissioni alla Camera ha reso il Decreto negativo per lavoratrici e lavoratori. Il segno sociale del Decreto, per chi guarda agli interessi di lavoratori, è negativo. In assenza di approvazione di emendamenti rilevanti e migliorativi in Aula LeU voterà contro”.

Fassina al governo, e soprattutto a Di Maio: “avete ceduto agli interessi economici più forti”

Stefano Fassina, inoltre, nel suo intervento in discussione generale alla Camera, accusa il governo: “Avete ceduto agli interessi economici più forti. Avete bocciato i nostri emendamenti per ripristinare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori o per estendere le maggiori sanzioni previste per i licenziamenti illegittimi anche ai casi di assenza di motivazioni. Avete allargato significativamente l’utilizzo dei voucher e facilitato la copertura del lavoro nero con l’estensione della loro validità da 3 a 10 giorni. Avete determinato un doloroso arretramento finanche in confronto alla legislazione introdotta dal Governo Gentiloni dopo lo scippo del referendum l’anno scorso. Avete approvato una norma che determina a Giugno prossimo il primo licenziamento di massa nella scuola pubblica: circa 7mila insegnanti con Diploma Magistrale ante 2001/2002. Avete respinto il nostro emendamento per includere le misure anti-delocalizzazioni anche ai Paesi Ue, principale destinazione di chi compete attraverso la svalutazione del lavoro in un mercato unico squilibrato. Insomma, il segno sociale del Decreto è negativo e LeU senza modifiche significative voterà no”, conclude Fassina. Come non essere d’accordo?

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