Fca. De Palma (Fiom Cgil): tagliate le stime sui ricavi, allarme su investimenti, piano strategico, piano industriale. Subito un confronto su nuovi modelli, piena occupazione. A rischio il lavoro per migliaia di tute blu

Fca. De Palma (Fiom Cgil): tagliate le stime sui ricavi, allarme su investimenti, piano  strategico, piano industriale. Subito un confronto su nuovi modelli, piena occupazione. A rischio il lavoro per migliaia di tute blu

Si scioglie come neve al sole l’ottimismo di  maniera sul futuro di Fca al centro dell’orgia di commenti che in questi giorni hanno accompagnato la malattia, incurabile, così è stato detto, che ha portato rapidamente alla morte Sergio Marchionne. Non c’è dubbio alcuno che  abbia salvato la Fiat, poi diventata Fca. Così come non c’è dubbio che il debito è stato sanato, azzerato, ma resta una zavorra pesante i cui  effetti però si fanno sentire eccome. Marchionne lo aveva annunciato nel giorno in cui, l’Investor day, aveva fatto il punto sulla situazione spargendo ottimismo a volontà. Poi l’ad scompare dalla scena, subentra la malattia, di cui ancora non si conosce il nome, che lo ha colpito ed in pochi giorni lo ha portato alla morte. Investor day in effetti non c’è mai stato. Ma i lavoratori, per iniziativa della Fiom Cgil, avevano organizzato il “loro” workers day, assemblee, manifestazioni, esaminato al microscopio, se così si può dire, il rapporto fra l’azzeramento del debito e la reale situazione finanziaria del gruppo. Malgrado il silenzio stampa su questa iniziativa, migliaia di lavoratori del più grande gruppo industriale che opera in Italia, negli Usa, in altri stati dove ci sono fabbriche, non fanno notizia, la verità viene sempre a galla.

Preoccupazioni sul 2018 espresse dal nuovo Ad sull’andamento finanziario Fca

È lo stesso amministratore delegato del Gruppo Fca, Mike Manley, ad esprimere preoccupazioni sul 2018 dal punto di vista finanziario, “più difficile” del previsto. La conferma che una cosa è l’aver sanato attraverso meccanismi di varia natura, fra cui lo scambio con alcune banche, debito trasformato in azioni, altro sono le previsioni per quanto riguarda le stime dei ricavi, che vengono tagliate. I riflessi di queste previsioni reali, fuori dall’ottimismo di maniera che ha accompagnato i giorni dolorosi, fino alla morte, di Marchionne, si sono subito avuti con la perdita sui mercati borsistici di oltre 15 punti del titolo Fca. Anche per quanto riguarda Maserati il secondo trimestre è stato pesante a causa della flessione delle vendite in Cina del 65%. Un recupero si è avuto nella seconda giornata nelle prime fasi di scambi borsistici. Fca ha guadagnato il 4,5% a quota 14,628. In positivo, di un punticino, anche CnhI e Ferrari. Una situazione che, nel complesso, crea allarme, smentendo l’ottimismo dei media. Afferma Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom, responsabile per il settore automotive, “le comunicazioni sulla trimestrale dell’amministratore delegato di Fca sull’andamento del Gruppo e la reazione dei mercati finanziari, nonostante la conferma del piano strategico del 1° giugno, ci mettono in allarme”. “Il trend positivo dei dati finanziari – continua – s’interrompe nel momento più importante per i lavoratori degli stabilimenti italiani: quello della quantificazione degli investimenti per tradurre il piano strategico in piano industriale”.

Il mondo della mobilità attraversato da cambiamenti enormi

“È importante che Fca – prosegue De Palma – apra una stagione di confronto sul programma di implementazione dei nuovi modelli e delle nuove motorizzazioni per la piena occupazione dei lavoratori. È necessario un confronto sul futuro delle produzioni Maserati, visti i problemi, Alfa e Jeep a partire da Mirafiori e Pomigliano, e della transizione dalle motorizzazioni Diesel a quelle ibride ed elettriche salvaguardando l’occupazione”. Conclude De Palma: “Il mondo della mobilità è attraversato da cambiamenti enormi. È necessario che con Fca, a partire dalla proprietà, governo e gli altri sindacati si realizzi un piano di rilancio della produzione dell’auto e della mobilità in Italia”.

Scade il contratto Fiat. Serve un tavolo unitario cui presentare la piattaforma

De Palma in questi giorni ha partecipato a molte assemblee. Scade il “contratto Fiat”, dice, “vorremmo riaprire un tavolo unitario in cui presentare la piattaforma, tenendo conto che veniamo da anni di confronto duro sul piano sindacale e anche giudiziario. Ma da parte nostra c’è sempre stato rispetto per le persone”. Proprio per questo rispetto il sindacato, la Fiom e la Cgil, hanno evitato di partecipare al coro cui hanno dato vita in modo totalmente acritico i media, mentre Marchionne stava morendo. Il silenzio, invece delle lodi sperticate, ci è sembrato il modo migliore per raccontare la vicenda umana dell’ad del grande gruppo Fca. Ora De Palma, in una intervista al Manifesto, esprime, alla luce dei dati resi noti dal management tutte le preoccupazioni dei lavoratori e della Fiom per quanto riguarda il futuro. “Il piano finanziario doveva servire al rilancio del piano strategico presentato all’investor day di giugno. Non vorremmo che il lancio dei nuovi modelli e motorizzazioni non sia garantito. E quindi ne faccia le spese la piena occupazione”. Nella intervista risponde ad uno degli interrogativi di editorialisti, commentatori, “esperti” che accusano il sindacato, la Fiom. Senza i sacrifici – dicono gli scriba – la Fiat sarebbe fallita. Replica De Palma: “Non do una risposta polemica, rispondo con i fatti. Ci hanno detto che se uscivamo dal contratto nazionale avremmo avuto salari tedeschi.

Condizioni salariali e di lavoro inferiori a quelle delle tute blu italiane

Oggi i lavoratori di Fca hanno una paga base inferiore a quella dei loro colleghi metalmeccanici italiani. A Pomigliano e Mirafiori fu spiegato che i lavoratori avrebbero dovuto dire sì perché così tutti sarebbero tornati al lavoro. In entrambi gli stabilimenti non è così. Per Pomigliano ho appena firmato una cassa integrazione di altri 12 mesi. Da Mirafiori mille lavoratori sono stati spostati a Grugliasco. E siamo preoccupati per il futuro. In questi anni la Fiom ha parlato delle trasformazioni della mobilità, ma fin qui l’azienda diceva che l’elettrico non era alla portata. Nel 2021 finirà la produzione del diesel, è a rischio il lavoro per tremila lavoratori. Il governo apra ad un confronto sul piano industriale, investa nella rivoluzione ‘eco’ e nell’occupazione. È già tardi, ma ora è urgente”. Prosegue De Palma: “Bisognava negoziare di più sugli investimenti e sul piano occupazionale. Perché da noi il piano industriale è una variabile dipendente di quello finanziario. Nel Usa oggi ci sono decine di migliaia di lavoratori in più di quando fecero la fusione Chrysler-Fiat. In Italia siamo rimasti lo stesso numero ma abbiamo i contratti di solidarietà nello stabilimento di Melfi e di Grugliasco, la cassa integrazione straordinaria a Pomigliano. Gli obiettivi finanziari sono stati perseguiti, quelli occupazionali no. Perché negli Usa sì e da noi no?”.

Marchionne un grande negoziatore? Ma in Italia il negoziato non è mai iniziato

Infine un giudizio su Marchionne. De Palma non si ritrae: “Un manager capace di raggiungere gli obiettivi che la proprietà gli aveva dato. Ma l’interesse finanziario della proprietà non coincideva con l’interesse del paese e quello dei lavoratori. I lavoratori hanno pagato un prezzo. E il paese non ha un’auto all’altezza degli altri. Oggi la Pacific, l’auto elettrica, gira senza pilota per le strade americane. Noi alla Magneti Marelli di Bari facciamo il motore, lo impacchettiamo e lo spediamo negli Usa. La politica avrebbe dovuto puntare ai risultati per il sistema paese. Marchionne è descritto come un grande negoziatore. Ma in Italia il vero negoziato non si è mai aperto perché gli dicevano tutti, in primis i politici, che andava bene quello che diceva lui”.

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