Dopo Unicredit e Paolo Savona, anche Monte Paschi ed i suoi vecchi vertici finiscono nell’indagine sull’usura bancaria

Dopo Unicredit e Paolo Savona, anche Monte Paschi ed i suoi vecchi vertici finiscono nell’indagine sull’usura bancaria

Dopo Unicredit ed il nome eccellente di Paolo Savona, arrivano altri indagati eccellenti e banche coinvolte. Questa volta è toccato al Monte dei Paschi di Siena. Anche questo istituto di credito dovrà rispondere di usura bancaria. L’inchiesta, il cui titolare è il procuratore Nicola D’Angelo, è stata aperta dopo la denuncia, sempre la stessa di Unicredit, e lo stesso è il filone, presentata il 16 gennaio 2017 alla Gdf dalla società molisana ‘Engineering srl’. Nell’indagine sono coinvolti gli ex presidenti di Mps Giuseppe Mussari e Pier Luigi Fabrizi ed altri tre alti funzionari della banca, Antonio Vigni, Giovanni Berloco ed Emilio Bindi. Ma quanto a Savona ed al suo avviso di garanzia, c’è da registrare la presa di posizione del vicepremier Di Maio: “È un atto dovuto nei suoi confronti quando era all’Unicredit: detto questo, come sempre, se conoscevamo già un’indagine e abbiamo scelto Savona, si va avanti”, afferma Luigi Di Maio. “Spero che la giustizia faccia velocemente il suo corso perché penso che Paolo Savona sia una delle persone più pulite, corrette e oneste di questo Paese”, sottolinea Matteo Salvini.

Dal Pd Matteo Renzi si dice “garantista” e scrive su Twitter: “Il ministro Savona, indagato, non deve dimettersi. Ma proprio per questo dico ad alta voce che Di Maio e i suoi devono vergognarsi. Per anni hanno massacrato persone e famiglie in nome di un giustizialismo vergognoso. Adesso usano la #doppiamorale”. E Walter Verini chiede come Di Maio abbia saputo dell’indagine. “Dimissioni in cinque minuti”, dice Valentina Castaldini di Alternativa Popolare, mentre per Gianfranco Librandi (Pd), “Savona dovrebbe dimettersi per incompatibilità della sua figura con le idee e le iniziative annunciate dal capo politico del M5s”. Fuori dal coro il deputato di LeU, Stefano Fassina che giudica la richiesta di dimissioni “strumentale e ridicola”. “Garantista sempre” il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Intanto fonti vicine al ministro chiariscono che “non aveva competenza sui tassi di interesse” e, da Campobasso, il procuratore capo, Nicola D’Angelo, sottolinea che la richiesta di proroga indagini è “un atto dovuto” a “garanzia degli indagati” e che “sono necessarie consulenze approfondite”. Di “atto dovuto” parla anche il legale che assiste l’azienda da cui è partita la denuncia, Luigi Iosa, in quanto, spiega “la Cassazione penale impone di indagare i vertici della banche per via del loro ruolo di controllo e garanzia”. E proprio la richiesta di “accertare le responsabilità gerarchiche esecutive e di controllo” è al centro delle 21 pagine di denuncia depositata dall’avvocato Iosa in qualità di legale di Giuseppe Domenico Montagano e Gaetano Carrozza, legali rappresentanti e liquidatori della Engineering srl. Gli altri indagati sono Federico Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit; l’ex sindaco di Ravenna ed ex presidente di Unicredit Aristide Canosani; Franco Bellei, tra i vertici di Banca di Roma e poi Unicredit; Cesare Farsetti, del Cda della Banca agricola e commerciale; Luca Majocchi, ex Unicredit – Pagine gialle – Spencer Stuart; Roberto Nicastro; Gabriele Piccini; Edoardo Massaglia; Paolo Fiorentino; Alessandro Cataldo; Giovanni Chelo; Dieter Rampl; Giuseppe Vita; Francesco Antonio Ricci; Antonio Ciarallo; Adolfo Toti; Vincenzo De Peppo; Giuseppe D’Onofrio; Nicolangelo Testa; Rosario Spatafora. La denuncia è stata presentata a giugno 2017. L’iscrizione dei 23 indagati è del 19 gennaio scorso. Ieri la richiesta di proroga di sei mesi da parte del Pm, Rossana Venditti, in quanto scaduti i sei mesi e non essendo terminate le indagini preliminari.

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