Difesa (il)legittima. Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil: “meno armi e più poliziotti”

Difesa (il)legittima. Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil: “meno armi e più poliziotti”

Vogliamo davvero una società in cui tutti, per difendere la propria casa e il proprio giardino, dormano con la pistola sotto il cuscino? Vogliamo davvero vivere nella paura costante e cercare di “superarla” suggestionati dalla narrazione che è possibile sparare a qualsiasi cosa si muova dentro la mia proprietà? Il tema è forte, divisivo ed è soprattutto cavalcato da partiti e esponenti politici che hanno guadagnato consensi anche lucrando sulle angosce più profonde degli italiani e sulla percezione di (in)sicurezza. L’obiezione principale a questo ragionamento è più o meno sempre questa: vorrei vedere te, in casa tua, con la tua famiglia, con qualcuno che entra mentre dormi e mette tutti in pericolo. La mia risposta, da poliziotto ma soprattutto da cittadino, è molto semplice: io non voglio che lo Stato mi costringa a difendermi da solo, io pretendo che sulla sicurezza si investa realmente, non con gli slogan, ma con risorse sonanti che aumentino gli organici ormai all’osso e soprattutto con una elevata età media, che diano davvero più formazione, mezzi e strutture alle forze dell’ordine, che investano sui nostri stipendi e sulle nostre pensioni perché chi porta una divisa rischia la vita ogni giorno e merita di essere valorizzato. Come Silp Cgil lo scorso anno, quando si parlava come oggi di modificare l’assetto delle norme che regolano la legittima difesa, non abbiamo risparmiato critiche al governo di centrosinistra.

Pericolose proposte del nuovo governo che puntano all’autotutela

Ricordando loro che le modifiche già introdotte nel 2006, relative all’art. 52 del codice penale, oltre ad aver inciso sull’art. 614, hanno già attenuato moltissimo la questione della proporzionalità della difesa in caso di violazione di domicilio, purché l’arma utilizzata sia regolarmente detenuta, non ci sia desistenza da parte di chi si è introdotto in casa e persista il pericolo di aggressione. Oggi il nuovo governo torna a puntare con forza sulla questione della legittima difesa, con l’obiettivo di azzerare il principio di proporzionalità. In alcuni disegni di legge si ipotizza, per esempio, la possibilità, rientrando la sera a casa, di poter sparare a chi si arrampica sul proprio balcone. Ha ragione l’Associazione Nazionale Magistrati a esprimere serie perplessità. Anche perché tutto questo si configura come un orientamento sintomatico ed indicativo dell’intenzione parlamentare di creare una situazione qualificata di vera e propria autotutela, normativamente predeterminata, assistita da presunzione assoluta di non punibilità. Mi chiedo, inoltre, cosa potrà succedere in alcune regioni italiane dove è forte l’infiltrazione della grande criminalità: sarà possibile “eliminare” persone sgradite solo perché si arrampicano sul balcone di casa o perché, magari, vengono fatte arrampicare? È un problema che molti investigatori esperti già si pongono. E ancora: tutti coloro che svolgono lavori quali antennista, muratore ecc. opereranno con la stessa tranquillità di prima, sapendo che qualcuno potrà scambiarli per ladri e “legittimamente” sparargli? Ipotesi surreale, dirà qualcuno. Neanche tanto, rispondo io. Basta sfogliare le cronache. Nel 2017, il 6 settembre, un 75enne residente nelle campagne di Reggio Emilia ha esploso alcuni colpi di fucile all’indirizzo di quelli che riteneva essere dei ladri. In realtà si trattava di operai al lavoro sul tetto di una casa, che per fortuna se la sono cavata soltanto con un po’ di paura. Vogliamo davvero questo? Ancora: se un bambino dovesse entrare, per caso, nel giardino del vicino a prendere una palla e fosse scambiato per qualcos’altro.

La diffusione delle armi tra i cittadini ha già prodotto troppi danni

La diffusione delle armi tra i cittadini e soprattutto la possibilità concessa di poter difendere il “proprio” (casa, negozio, terreno) sparando a tutto ciò che si muove è tipica di culture e società distinte e distanti da noi, dove troppi danni sono stati prodotti. Per altro, pochi riflettono su un pericolo che ormai è realtà nei paesi in cui, parafrasando un noto mantra populista, la difesa è sempre legittima. Questo comporta, inevitabilmente, un aumento del numero di armi in circolazione. Non tanto i porto d’arma, che sono più difficili da ottenere, quanto quelli per uso sportivo o venatorio che sono più facili da ottenere e che permettono di tenere comunque legittimamente in casa un elevato numero di pistole e fucili. Non a caso, c’è già chi sta pensando di annullare il decreto dello scorso maggio del governo Gentiloni relativo al recepimento della nuova direttiva europea in materia di armi, che prevede tracciabilità e maggiori controlli. Tutto torna insomma, il far west è alle porte. Anche i criminali e i malintenzionati non potranno che trovarne “giovamento”, perché – consapevoli di rischiare la vita entrando in una casa o in un negozio altrui – si doteranno di armi e strumenti da fuoco sempre più efficaci. È questa la sicurezza che vogliamo regalare ai cittadini? Troppo facile e a costo zero dare alla gente la possibilità di sparare indiscriminatamente. Più complicato, anche se sicuramente più efficace, migliorare i nostri apparati di sicurezza e mettere le lavoratrici e i lavoratori in divisa nelle condizioni di operare al meglio. Meno armi e più poliziotti, questo il nostro motto. Non è solo uno slogan, ma l’unica via seria e concreta per risolvere e non aggravare i problemi di sicurezza del nostro Paese.

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