Decreto Dignità. Accuse e polemiche di Di Maio contro lobby e funzionari solo una farsa. Salvini chiede le dimissioni di Boeri, che si difende con una lunga nota

Decreto Dignità. Accuse e polemiche di Di Maio contro lobby e funzionari solo una farsa. Salvini chiede le dimissioni di Boeri, che si difende con una lunga nota

Come se la canicola non fosse già sufficiente a scaldare questa domenica di luglio, ci pensano le istituzioni della Repubblica a sollevare una polemica al calor bianco, della quale, francamente, non si sentiva il bisogno. Nasce tutto dalla denuncia del pluriministro Di Maio nei confronti di lobby e funzionari che avrebbero nottetempo manomesso la Relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, obbligatoria per legge per ottenere la cosiddetta bollinatura. Non solo. Di Maio ha anche minacciato – ed è scritto a chiare lettere sulla sua pagina Facebook, rimbalzata in seguito su quella del gruppo parlamentare 5Stelle – forti ritorsioni sugli eventuali responsabili di questa presunta manomissione. Perché presunta? Perché non esiste, è pura invenzione, fumo sollevato per nascondere la verità: il ministro non l’aveva letta, e quella tabella particolare richiesta all’Inps sulle proiezioni relative agli effetti del Decreto dignità su un segmento, sia pur minimo, di lavoratori con contratto a termine (8mila in un anno) era già parte integrante della Relazione tecnica quando è giunta sul tavolo del ministro del Lavoro, prima ancora che fosse resa definitiva e inviata al Presidente Mattarella per la firma. Di Maio ha fatto fuoco e fiamme su una parte del testo del decreto che egli non aveva letto, e che invece è balzata sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Le parole di Di Maio hanno suscitato perfino la reazione indignata del ministro Tria, il quale tuttavia cerca di assopire le polemiche dichiarando (in una nota congiunta con Di Maio) che ”le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro, contenute nel decreto, sono prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”. Si passa dunque dalla “manina delle lobby” alla non scientificità delle proiezioni dell’Inps. Non male come passo indietro: di fatto è una sconfessione delle parole di Di Maio e dei 5Stelle, perché manine non ve ne sono, e un attaco scriteriato all’Inps, emerso come il nuovo nemico da abbattere, dopo la Ragioneria dello Stato, i funzionari del Mef, e chi più ne ha più ne metta.

Salvini si aggiunge a Di Maio e Tria e accusa Tito Boeri, il nuovo nemico di questa domenica, chiedendone le dimissioni

Ed è tanto pericoloso questo nuovo nemico, incarnato da Tito Boeri “presidente dell’Inps che fa politica”, che perfino Matteo Salvini, da Mosca dove si è recato per assistere alla finale del Coppa del mondo di calcio, dice che “in un mondo normale” “ti dimetti” se non “sei d’accordo su niente” delle politiche del governo. Matteo Salvini non perde l’occasione per intervenire anche nelle polemiche sul decreto dignità: “Non so se qualcuno dalla sera alla mattina ha tolto dei numeri, aggiunto dei numeri. Quando il presidente dell’Inps continua a dire, la legge Fornero non si tocca, gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, questo decreto crea disoccupazione, in un mondo normale se non sei d’accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell’inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti. Così non è e va beh, noi siamo al governo e mi dispiace per chi ha perso le elezioni”.

A metà pomeriggio, ecco la replica del presidente dell’Inps Boeri, nella quale si chiariscono i passaggi 

Scrive Boeri in una nota: “Le dichiarazioni contenute nella nota congiunta dei ministri Tria e Di Maio rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro paese e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e all’opinione pubblica”. Nel mirino l’INPS, reo di avere trasmesso una relazione “priva di basi scientifiche” e, di fatto, anche la stessa Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che “riprende in toto le stime dell’Inps”.

Boeri: “siamo al limite del negazionismo economico”

“Quanto al merito – chiarisce Boeri – siamo ai limiti del negazionismo economico. Il provvedimento comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l’evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un’economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell’occupazione. E’ difficile stabilire l’entità di questo impatto, ma il suo segno negativo è fuori discussione. La stima dell’Inps – spiega ancora il presidente Boeri – è relativamente ottimistica. Prevede che il 10% dei contratti a tempo determinato che arrivano a 24 mesi di durata non vengano trasformati in altri contratti, ma diano luogo a flussi verso la disoccupazione riassorbiti al termine della durata della Naspi. Non si contemplano aggravi occupazionali legati alle causali. In termini assoluti l’effetto è trascurabile: si tratta dello 0,05% dell’occupazione alle dipendenze in Italia. Da notare che l’effetto, contrariamente a quanto riportato da alcuni quotidiani, non è cumulativo. In altre parole il numero totale non eccede mai le 8.000 unità in ogni anno di orizzonte delle stime. Se l’obiettivo del provvedimento era quello di garantire maggiore stabilità al lavoro e più alta produttività in futuro al prezzo di un piccolo effetto iniziale di riduzione dell’occupazione, queste stime non devono certo spaventare”.

La disputa tra istituzioni finisce qui? Crediamo proprio di no. Nel momento in cui scriviamo non abbiamo notizia di repliche, nel merito, alla lezione di economia di Tito Boeri.

 

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