Casaleggio junior predica la fine del parlamentarismo e propone una democrazia diretta da barzelletta autoritaria. Reazioni durissime per il carattere “eversivo” delle sue parole

Casaleggio junior predica la fine del parlamentarismo e propone una democrazia diretta da barzelletta autoritaria. Reazioni durissime per il carattere “eversivo” delle sue parole

Alcune delle cose dette oggi da Davide Casaleggio al quotidiano La Verità, diretto da Maurizio Belpietro, divenuto ormai sponsor e fan del governo M5S-Lega, erano già sufficientemente note perché facevano parte del “pacchetto” di teorie che suo padre Gianroberto aveva usato per affascinare Beppe Grillo e il suo movimento. Nel “pacchetto” di Casaleggio padre figurava già l’dea di una democrazia apparentemente diretta che utilizzava lo strumento del web per scegliere, di volta in volta, quelli che avrebbero chiamato “i portavoce” (termine certamente più cool rispetto ai ruoli tradizionali dei partiti politici radicati nel Novecento, Lega inclusa), dei “cittadini” (termine malamente mutuato dalla tradizione illuminista, e mai davvero filosoficamente motivato da Casaleggio senior, né da Grillo, e neppure dai “portavoce”). Come venivano selezionati i portavoce alle elezioni? All’inizio, attraverso la consultazione dei cosiddetti “meet up”, ovverno incontri pubblici, poi mediante una presentazione su youtube o sulla piattaforma web grillina, che veniva sottoposta all’attenzione dei “cittadini”, o meglio, a quei “cittadini” che si erano registrati. Così, i candidati venivano sottoposti al voto, trasformando quella selezione in una messinscena, in una democrazia di pochi “like” o “click” su un computer. Questa selezione non ha nulla della legittimazione democratica forte della tradizione novecentesca, che affidava la selezione del gruppo dirigente, poi eletto nelle istituzioni, a una vera e propria formazione, sia sul campo che nelle severe e rigorose scuole di partito, come lo furono ad esempio la scuola di Frattocchie e quella di Albinea per il Partito comunista. Di fatto, questo modo di selezionare i “portavoce” da parte dei 5Stelle è una parodia della democrazia, che rispecchiava il tentativo di Casaleggio e Grillo di mostrare che chiunque avrebbe potuto entrare nell istituzioni repubblicane, a prescindere dalla sua formazione. Inutile qui citare quel volumetto di Max Weber sulla Politica come professione: il luddismo esasperato (anzi, il “vaffa…”) contro le istituzioni messo in campo in questi anni dal Movimento ha contribuito a rendere sempre più esteso il dominio dell’ideologia anti-politica, e per questo l’ideologo Casaleggio senior continuava a sostenere che esso non fosse né di destra né di sinistra. Oggi, suo figlio, divenuto proprietario della piattaforma Rousseau, e nuovo ideologo del Movimento 5 Stelle, ripropone la stessa minestra, con qualche provocazione in più, mai suffragata da un’analisi compiuta sul piano della teoria delle istituzioni e della politologia. Ma forse anche questa evidente assenza è voluta. Così, senza un’analisi del fondamento delle sue idee, Davide Casaleggio può permettersi di affermare qualunque sciocchezza in materia di democrazia.

Il carattere “eversivo” della democrazia diretta proposta da Casaleggio. Fine del parlamentarismo

Tra le altre cose, spicca questa perla nell’intervista di Davide Casaleggio: “Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”. Davide Casaleggio precisa: “il Parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma”. Il che significherà cambiare la Costituzione? Certo che sì, secondo una convinzione del tutto superficiale di ciò che è la democrazia, diretta o rappresentativa. Perché una democrazia diretta, afferma Casaleggio, senza alcun pudore, “è già una realtà grazie a Rousseau che per il momento è adottato dal M5s ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti”. Dunque, l’unica democrazia diretta sarà il pensiero unico espresso da una piattaforma web. Evviva. Non sfuggirà ai nostri lettori la pericolosità di tale commistione tra interessi corposamente economici e materiali (la piattaforma è di sua proprietà) e una banalizzazione della partecipazione democratica. E se ancora ci fosse qualcuno che non l’avesse capito, “uno vale uno – continua Casaleggio – non significa ‘uno vale l’altro’. Uno vale uno è il fondamento della democrazia partecipativa. I grandi cambiamenti sociali possono avvenire solo coinvolgendo tutti attraverso la partecipazione in prima persona e non per delega”. Conviene fermarsi qui: la partecipazione attiva non è più il conflitto che si genera nelle piazze, alla conquista delle strade, mediato dai soggetti organizzati costituzionalmente, come i partiti, i sindacati, le associazioni, ma un banale click su una tastiera, senza mai uscire di casa. Insieme al Parlamento, vetusta istituzione novecentesca, con un sol colpo, i 5Stelle faranno fuori i soggetti della mediazione politica, sindacale e culturale, e i “cittadini” saranno stimolati dai quiz, o dalle domandine, che richiedono risposte non complesse del tipo “sì, no”, “mi piace, non mi piace”. Eccola la democrazia diretta di Casaleggio: un pensiero unico e decine di milioni di sudditi.

Le reazioni dure alle parole di Casaleggio, da De Petris, a Scotto, a Maurizio Martina

Le reazioni alle parole di Casaleggio junior sono state tante a abbastanza uniformi. In particolare, è la paventata fine del parlamentarismo, grande conquista dell’età moderna usata contro il potere e la forza dei monarchi, a mettere in allarme tanti. Ha ragione Loredana De Petris, ad esempio, quando scrive che “la Costituzione italiana, la ‘più bella del mondo’, non è fondata su una piattaforma web e la rete non potrà mai sostituire il Parlamento. Certi deliri vanno bloccati sul nascere”. Così come ha ragione Arturo Scotto, che punta sul sostanziale carattere eversivo della proposta di Casaleggio: “da Casaleggio parole eversive sul Parlamento. Obiettivo: trasformare la democrazia rappresentativa in una piattaforma web. Magari direttamente gestita dalla società di cui è titolare. I M5s urlano su conflitti d’interesse altrui, mentre tacciono su quelli del loro vero padrone”. E vogliamo credere a Maurizio Martina, segretario del Pd, che nella sua relazione alla Direzione nazionale, ha avuto parole molto dure su Casaleggio: “quando qualcuno, come Casaleggio, immagina il superamento della democrazia rappresentativa impone a noi una reazione forte”. Martina ha detto che la difesa della democrazia non può esimere il Pd “dall’assumere in pieno il tema della democrazia diretta” e in particolare quella attraverso le nuove tecnologie, che “è sfidante” per il Pd.

La sfida di Martina ai 5Stelle nella sua prima relazione in una Direzione nazionale

E a proposito della Direzione nazionale del Pd, la relazione di Martina è stata sostanzialmente una sfida al Movimento 5Stelle. “Ribadiamo da qui la sfida a questo governo sulle politiche per la lotta alla precarietà. Hanno annunciato rivoluzioni e creano danni incalcolabili. C’è una distanza siderale tra la propaganda utilizzata da Di Maio nel raccontare questo decreto e gli effetti che questo rischia di generare. Voglio lanciare la sfida a Di Maio: esci dai tuoi monologhi. Prova a misurarti con i limiti che stanno dentro l’impostazione di questo decreto. Si capirà e c’è un disegno complessivo di proposta che viene dall’opposizione che è molto piu’ utile per il Paese”, ha detto il segretario del Pd Maurizio Martina alla Direzione del partito.  “Noi – ha insistito Martina – vogliamo sfidare la maggioranza su alcuni punti particolari”: innanzi tutto “Il taglio permanente del costo del lavoro a tempo indeterminato che è il vero tema. Se sono intenzionati a tagliare il costo del lavoro stabile, noi ci siamo. Discutiamo di come coprire questo intervento”; poi “vogliono davvero la logica delle tutele crescenti? Discutiamone, in particolare con misure che possano dare più forza al lavoratore. Vogliono innovare il mercato del lavoro, introducendo il salario minimo per chi non è coperto dalla contrattazione nazionale? Se davvero lo vogliono possiamo discutere insieme, collaborando con le sigle sindacali. Ma non cantatevela e suonatevela da soli che è solo un rischio pericoloso”. Ma da chi predica la fine del Parlamento non c’è molto da aspettarsi.

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