Raggi & C. ‘cancellano’ la Casa delle Donne. L’ira di Associazioni e opposizioni

Raggi & C. ‘cancellano’ la Casa delle Donne. L’ira di Associazioni e opposizioni

Una nota tecnica del Campidoglio, ha praticamente messo la parola fine alla storica esperienza della Casa delle Donne di Roma. La decisione è stata presa, dopo un lungo, durissimo braccio di ferro tra le associazioni che hanno a cuore da decine di anni questa struttura, supportate dalle opposizioni del centrosinistra e l’Amministrazione Raggi. Singolare che sia proprio una Sindaca a prendere questa decisione. Ma ecco le motivazioni che hanno portato, secondo il Campidoglio, alla fine di questa esperienza che negli anni ha coinvolto direttamente ed indirettamente milioni di donne e non solo: “Dopo un attento esame della documentazione di spesa fornita dal Consorzio ‘Casa Internazionale delle Donne’, è emerso che le fatture per i lavori di manutenzione dell’immobile del complesso del Buon Pastore di proprietà di Roma Capitale si riferiscono ad una serie di spese, complessivamente pari a circa 300 mila euro, che gli uffici del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale hanno valutato come non pertinenti ai fini di scomputo del debito. L’esito è stato al centro di un incontro svoltosi tra gli Assessorati di Roma Capitale al Patrimonio e Politiche Abitative, alla Persona, Scuola e Comunità Solidale e a Roma Semplice e le rappresentanti del Consorzio ‘Casa Internazionale delle Donne’, moroso di quasi 900 mila euro nei confronti del Comune. La soluzione della rimodulazione del canone al ribasso, richiesta dal Consorzio, non può trovare accoglimento, dal momento che il Consorzio gode di un canone abbattuto già del 90% rispetto al valore di mercato. Tale forte investimento da parte del Comune, traducibile in un contributo al progetto di 790 mila euro all’anno, non trova casi analoghi nella città. Lo sconto per le altre realtà concessionarie è infatti pari all’80%. L’Amministrazione ha presentato al Consorzio una serie di soluzioni fattive e legalmente percorribili, fra cui quella di una garanzia bancaria per il rientro del debito e lo spostamento di alcuni servizi erogati nelle periferie. Il Consorzio ha però bocciato queste proposte – prosegue il Campidoglio – In mancanza di soluzioni alternative e a causa dell’impossibilità del Consorzio di far fronte alle spese e al saldo delle precedenti rateizzazioni del debito, la concessione sarà revocata d’ufficio. Roma Capitale resta comunque in attesa che il consorzio formuli e invii una proposta di transazione. In linea con quanto previsto dalla mozione votata dall’Assemblea Capitolina, l’Amministrazione si impegna a tutelare e rilanciare del progetto della ‘Casa Internazionale della Donna’, che continuerà ad essere un punto di riferimento importante per la città fino alle periferie, avvalendosi anche della lunga ed importante esperienza svolta nel complesso del Buon Pastore fino ad oggi. L’obiettivo è configurare un polo multifunzionale a beneficio di tutte le donne”. Immediata la reazione delle opposizioni che annunciano battaglia.

Di Biase: “Ora opposizione senza sconti”

“La giunta capitolina porta a compimento il peggiore degli attacchi alle donne e alla vita associata di Roma. Lo dichiara in una nota Michela Di Biase, consigliera Pd alla Regione Lazio in merito alla revoca della Convenzione da parte del Campidoglio alla Casa Internazionale delle donne di Trastevere. La nostra opposizione alla revoca sarà dura e non farà sconti perché è necessario mantenere un presidio di difesa gestito direttamente dalle donne. Nessuno può cancellare la Casa Internazionale perché #lacasasiamotutte”, conclude Di Biase.

Giulia Tempesta: “Revocata convezione, da Raggi ennesima menzogna”

“Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Sembra che la Giunta Raggi si stia specializzando in questo e nell’esercizio della presa in giro. “Nessuno vuole chiudere la Casa Internazionale delle Donne”, ci dicevano. E per fortuna nessuna di noi ha creduto a questi bugiardi di professione. Non sono bastate centinaia di proteste, raccolte firme, interventi di personalità di spicco del mondo della cultura, dello spettacolo e della politica che si sono spese per questa realtà, migliaia di donne scese in Piazza del Campidoglio, la prima grande manifestazione contro la prima sindaca donna di Roma. E puntuale come un orologio svizzero, ieri è arrivato l’annuncio della revoca immediata della convenzione. Una follia, voluta e perpetuata da chi non ha alcuna idea di quale siano le priorità di questa città. Benissimo quindi l’iniziativa politica della Regione Lazio di oggi di riconoscere la Casa Internazionale delle Donne quale luogo di rilevante valore storico e culturale. I servizi che da anni sono messi a disposizione delle donne di questa città sono un patrimonio, non possono essere considerati un peso. Ci opporremo in ogni modo alla chiusura della Casa Internazionale delle Donne, la Sindaca Raggi e tutta la sua maggioranza se ne facciamo una ragione”.

Associazione a Sud: “Ora opposizione a tutto campo”

“L’amministrazione di Roma ha detto basta: la memoria consegnata dalla Casa Internazionale delle Donne, il tentativo del direttivo di trovare una soluzione che andasse incontro alle esigenze di tutte le parti in causa, di rinegoziare e ridurre il debito, sono state respinte in toto e la Convenzione che regola il rapporto tra la Casa e Roma Capitale è revocata con effetto immediato. Niente Casa Internazionale delle Donne, dunque. Niente valore all’esperienza che ha fatto la storia della cultura di Roma, niente margine di mediazione. Ai conti e al legalitarismo non bastano il valore qualitativo e l’incidenza reale sulla crescita della città”. Così una nota dell’associazione A Sud.
“L’annuncio, per altro – aggiunge il comunicato – fa corrispondere a una memoria consegnata a gennaio una risposta a ridosso di agosto, come nelle peggiori tradizioni della gestione delle criticità in questo Paese: intervenire in sordina, quando nessuno guarda e ascolta, per evitare troppo clamore. Il governo (della città) del cambiamento non ha poi in mente un modello così diverso da quello che produceva ogni giorno la classe politica che era il problema, che era da spazzare via e che era lontana dalle esigenze di vita dei cittadini. Cosa ce ne faremo, poi, di una città senza Casa Internazionale delle Donne, senza spazi di aggregazione e socialità che esulino dall’istituzionalità diretta? A chi giova, chi la vuole una città in cui viene sgomberata una realtà sociale al giorno, in cui non ha alcun valore la produzione di cultura e dove sono ritenute nulla le esperienze di mutualismo, di cultura, di costruzione dal basso di modelli virtuosi? Niente più Casa, niente più Rialto, niente più Baobab, niente più Angelo Mai, da stamattina lo sgombero a sorpresa al Camping River, nonostante la sospensione del provvedimento da parte della Corte Europea, e addio a molte altre – troppe – esperienze fondamentali per Roma. Niente più occupazioni abitative, possibilmente strade vuote e pulite, niente birrette e poca, residuale, socialità. In una città in cui il razzismo e il fascismo avanzano, in una città in cui si spara alle bambine per diletto e si organizzano pogrom nei e dai quartieri popolari: il modello di città della giunta Raggi ci pare chiaro, cristallino, e lo bocciamo su tutta la linea, accodandoci alla richiesta del direttivo della Casa Internazionale delle Donne di continuare a sostenere la campagna di solidarietà e mobilitazione, per opporre un modello altro di fare la città”.

La Regione corre in soccorso della struttura: “In Giunta atto per riconoscere valore storico e culturale”

“La revoca immediata e unilaterale della Convenzione in essere con la Casa Internazionale delle Donne da parte del Comune di Roma – al termine di mesi di silenzio – arriva come una sconcertante chiusura nei confronti di una delle esperienze più importanti del Femminismo romano, nazionale e internazionale. La Casa delle donne è per la città di Roma non solo un punto di riferimento, ma una vera e propria risorsa in termini di elaborazione politica libera, di offerta culturale e di servizi rivolti alle donne in difficoltà. Sono circa 30.000 le donne che ogni anno trovano sostegno alla Casa delle donne, in forma del tutto gratuita. Sappiamo che nella città di Roma il fenomeno della violenza raggiunge picchi di notevole intensità. I luoghi delle donne non vanno chiusi, ma aperti; non vanno ridotti, ma ampliati. Per questo ieri abbiamo festeggiato l’apertura del nuovo centro antiviolenza di Fiumicino, finanziato dalla Regione Lazio. E con gesti concreti come questo intendiamo procedere. Per questo nei prossimi giorni porteremo in Giunta con il Presidente Zingaretti un atto che attesti pubblicamente il riconoscimento che la Casa Internazionale delle donne merita, quale luogo di rilevante valore storico e culturale per la città e l’avvio di uno studio che possa misurare scientificamente l’impatto delle prestazioni rese gratuitamente dalla Casa internazionale delle Donne alla città”.

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