A sinistra solo interviste e dichiarazioni. Candidature, primarie, congressi, campi progressisti paralizzano Pd e Leu. L’opposizione che non c’è al governo Salvini-Di Maio

A sinistra solo interviste e dichiarazioni. Candidature, primarie, congressi, campi progressisti paralizzano Pd e Leu. L’opposizione che non c’è al governo Salvini-Di Maio

L’estate entra nel vivo e le interviste si infittiscono. In qualche modo la politica deve sopravvivere. Ci pensano i giornalisti. Quando non ci sono fatti, avvenimenti da raccontare, arrivano le interviste. Una volta quando c’erano i governi balneari, materiale con cui riempire pagine di giornali, notiziari radiofonici e televisivi, non c’era internet e non c’erano i social, non c’erano neppure le fake news, le false notizie, che richiamano altre notizie, le smentite, materiale dicevamo ce n’era a profusione. Non c’era bisogno di tante interviste sotto l’ombrellone, si diceva in gergo. A dire il vero oggi di notizie ce ne sarebbero molte e di grande rilievo, drammatiche, quanto sta accadendo in Europa, dove del diman non c’è certezza, come scriveva il poeta, per non parlare di questo Mediterraneo dove donne, uomini, bambini, neonati, continuano a morire, il mare li inghiotte, diventa una orribile tomba. Ormai quasi non fa notizia morire perché si cercano nuove terre, quelle dell’Europa, perché si tenta la fuga dalle guerre, dalla fame, dalle malattie. E se per caso riesci a raggiungere qualche porto rischi solo di venire internato in qualche campo di concentramento e se sei un migrante per ragioni economiche, leggi fame, povertà, ti rispediscono, come e dove non si sa. Non hai diritto a cercare una nuova vita. Non lo vuole Salvini, il vicepremier, ministro degli Interni il quale si è appropriato anche della titolarità del ministero delle Infrastrutture, che dovrebbe essere competente ad aprire o chiudere i porti. Non lo vogliono i suoi amici di Visegrad, razzisti e xenofobi guidati dall’ungherese Orban, cui Salvini punta a fare le scarpe.

Porti  italiani chiusi, porti italiani aperti, interviste ed articoli sulla pelle della povera gente che fugge dai paesi dell’Africa, dalla Libia. Lunghe riprese televisivi per Salvini e Di Maio. Interviste, si fa per dire, perché non vengono fatte domande. Parlano loro a ruota libera. Non parliamo di come raccontano quanto sta avvenendo giornalacci delle destre. C’è solo da vergognarsi che facciano parte dell’Ordine del giornalisti.

Tanti medici al capezzale del Pd in attesa della prossima Leopolda

In questo panorama, squallido a confronto di come i media di tutto il mondo stanno affrontando le migrazioni, problema del nostro secolo, primeggia il  Salvini con il suo “i migranti e le navi delle ong le nostre coste, i nostri porti, li vedranno solo in cartolina”. Squallore a tutto campo. In questa situazione godono di un privilegio di cui certamente farebbero a meno i dirigenti del Pd. Interviste, dichiarazioni, tanti medici che accorrono al capezzale del partito che fu di Renzi Matteo, noi crediamo lo sia ancora, malgrado cerchi di defilarsi in attesa della prossima Leopolda quando, forse, dara vita ad una forza politica, nel solco del Pd, spostata ancora più al centro.  Interviste, in numero ridotto anche ad alcuni esponenti di Liberi e Uguali in cerca di una via di uscita da una crisi di rappresentanza che le elezioni del 4 marzo e poi anche quelle amministrative, hanno messo a nudo. Insieme alle interviste ci sono anche “suggerimenti” di editorialisti, politologi, scriba specializzati in partecipazione ai dibattiti, si fa  per dire, televisivi. Leggiamo, non serve fare il nome, i consigli al Pd e alla sinistra, di un autorevole direttore di un settimanale, il quale così conclude: “Muoversi senza avere ricette in tasca, anzi nessuna ricetta. Evitando di voler capire bene la gente. Affrontando  il rischio di capirla male e poi ancora male, di sbagliare. Che significa vivere”. Un altro autorevole ex direttore rilanciando l’idea di Calenda, scrive: “non soltanto sua ma di molti altri: una sinistra repubblicana della quale il partito democratico farà parte ma non sarà il tutto. È da inventare – prosegue – un’ampia coalizione repubblicana”. E richiama La Malfa, “un liberale di sinistra che militava nel partito repubblicano”. In realtà ne era il leader. Dice che non raccoglieva il 5-6% dei voti ma il “suo pesava, andava molto al di  là del suo partito, abbracciava l’intera sinistra italiana, liberale e democratica”. Piccola dimenticanza: in quegli anni c’era un forte Pci.

Quasi nessuna parla di come organizzare una grande, popolare, opposizione

 Veniamo così alle interviste ad esponenti di primo piano del Pd, di Liberi e Uguali. Quasi nessuno parla di come organizzare una grande, forte opposizione, di piazza si diceva una volta, ad un governo che sta portando il nostro paese al disastro. Nel Pd tutto si concentra su quando tenere il congresso, se Martina sarà il segretario che deve traghettare il partito verso il congresso. Interviste in cui si annunciano candidature, primarie. Scende in campo Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, molto ricercato dai giornalisti. Fa notizia in particolare perché è il fratello di Luca, il commissario Montalbano.Interviste, dichiarazioni interessanti. Ma oggi come ritrovare un rapporto con gli elettori che ti hanno abbandonato? Come aprire un fronte di lotta contro il governo gialloverde, ora si dice giallo-blu, visto il nuovo colore comparso a Pontida? Ancora, come costruire, qui e subito, una grande coalizione di forze politiche, sociali, come scendere in piazza, rimotivare e mobilitare i cittadini. Quale rapporto con i sindacati, con la Cgil in particolare, rispettando le reciproche autonomie. Come, da subito, dar vita ad iniziative che facciano uscire dall’immobilismo il Parlamento, bloccato da un governo che non produce alcun provvedimento e blocca il lavoro delle Commissioni. Possibile che non venga organizzata una campagna di iniziative, magari anche un semplice volantinaggio, un milione di volantini con cui rivolgersi ai cittadini, indicare problemi e soluzioni per quanto riguarda il lavoro, il fisco, le pensioni, i diritti civili, insieme a quelli sociali, le migrazioni, l’uguaglianza. Possibile che i dati sulla povertà, sulla precarietà, sulla sanità non diventano problemi sui quali promuovere iniziative di massa?

Importante la comunicazione politica, usando un linguaggio mobilitante

Possibile che  la comunicazione politica del Pd, di Liberi e uguali, non sia capace di usare altro che parole come “sovranismo”, “populismo”, invece di usare un linguaggio comprensibile, mobilitante. In una intervista  di un autorevole esponente di Liberi e uguali per ben 18 volte viene evocata la parola “sovranismo”. Ancora, ci domandiamo se è il caso, ci riferiamo a Liberi e Uguali, di continuare a nominare comitati di coordinamento, non si conosce bene chi abbia deciso e in base a quali considerazioni. Ancora: comitati per fare che? Non si parla di iniziative che ti rimettano in sintonia con i possibili elettori, di manifestazioni, assemblee popolari. La parola opposizione sembra non far parte del vocabolario della sinistra o meglio, delle sinistre. Perlomeno noi, non ci accorgiamo di iniziative di opposizione. Addirittura abbiamo letto, con sconcerto, in una nota di Leu che in occasione di assemblee ci si può iscrivere e, udite udite, anche inviare proposte, riflessioni, utili per mettere a punto programmi  per strutturare Leu. Devono essere firmate almeno da cinquanta iscritti. Pensiamo di aver letto male. Infine sia nel Pd che in Leu vanno di moda i “manifesti”, diciamo programmatici. Calenda sembra faccia strada. Certo un “manifesto” non fa male a nessuno. Ma si rischia solo che questi di Cinquestelle e della Lega, al governo ci restino per un bel po’ di tempo. Indisturbati. Solo se litigano fra di loro se ne andranno. Previsione che non vogliamo neppure prendere in considerazione tanto da fare gli scongiuri del caso.

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