A DI Maio, Salvini e Tria: la “manina” che cercano possono trovarla al Festival Puccini, Bohème atto primo. Una indegna gazzarra scatenata da pentastellati e leghisti. La vergogna del decreto “dignità”. La sinistra si svegli

A DI Maio, Salvini e Tria: la “manina” che cercano possono trovarla al Festival Puccini, Bohème atto primo. Una indegna gazzarra scatenata da pentastellati e leghisti. La vergogna del decreto “dignità”. La sinistra si svegli

Che gelida manina, se la lasci riscaldar…/Cercar che giova? Al buio non si trova./Ma per fortuna, è una notte di luna/e qui la luna… l’abbiamo vicina.

Un consiglio al vicepremier Luigi Di Maio, al ministro Tria, anche ad esponenti, insospettabili, economisti non  catalogabili fra i barbari che costituiscono la spina dorsale di questo governo di dilettanti allo sbaraglio che per nascondere la loro insipienza, si inventano manine che avrebbero manomesso il “decreto dignità” che noi, che non siamo economisti, riteniamo una vera e propria bufala da respingere senza se e sena ma. Già, il consiglio, lo dimenticavamo. Si rechino a Torre del Lago Puccini, il 27 luglio o, se non possono, ci riferiamo in particolare al Salvini impegnato a fustigare qualche migrante, il 3 agosto. Troveranno la “manina” gelida come narra la storia di Bohème, la splendida opera di Giacomo Puccini, una melodia indimenticabile che ogni anno, se non andiamo errati siamo arrivati alla edizione numero 64, si diffonde, attraversa il Lago di fronte al quale si trova la casa del grande maestro.  Possono trovare la manina, qui la luna illumina il Lago, ascoltare le melodie dell’opera di Puccini che data 1896, primo febbraio, Regio teatro di Torino. Con Musetta, Mimì, Rodolfo che è stato interpretato per tanti anni da Luciano Pavarotti, ricordato all’Arena di Verona. Forse urliamo al vento perché, non si offendano, riteniamo che Di Maio, Tria, Salvini, per non parlare del presidente Conte, non pensino neppure lontanamente alle bellezze che il nostro Paese offre, anche in fatto di grandi spettacoli, musica e cultura, sono generi indigesti per chi è impegnato a chiudere i porti, a tenere prigionieri centinaia di migranti, tanti bambini senza genitori, su navi nate per altri trasporti, non di persone, di umani, a farli “soggiornare” su barconi in mezzo al mare, a cuocersi di  sole e di sale.

La “manina”? Gli stessi ministri. Prevedibile perdita di posti di lavoro. Altro che tendenze keynesiane

Allora dove devono cercare la “manina”?  Non crediamo che devono andare molto lontano. La manina sono loro. Perché quella previsione relativa al fatto che il decreto della vergogna non della dignità, invenzione dei pentastellati per fare argine al Salvini furioso, avrebbe comportato una perdita di posti di lavoro, molto rilevante, lo poteva ipotizzare anche uno studente ai primi anni della facoltà di economia e commercio. Certo, come rilevano, purtroppo, anche esponenti delle opposizioni, gli ottomila posti di lavoro in meno sono stati usati strumentalmente dai padroni non contenti che il decreto introducesse di nuovo i voucher, pronti a battere cassa, a fare la voce grossa.  La sinistra, se c’è ancora, invece di dichiarare, con qualche suo esponente, non scientifiche le previsioni negative che, proprio dal ministero del Lavoro, quello di cui è responsabile, guarda caso, proprio il Di Maio, sono state richieste all’Inps, entrando a far parte del coro governativo, la sinistra, dicevamo, dovrebbe rafforzare la battaglia contro una legge che, comunque, non affronta il problema del lavoro, della dignità del lavoro. Altro che “tendenze keynesiane” di cui abbiamo letto in interviste da sinistra. Non è un caso che la Cgil abbiamo annunciato la mobilitazione, la raccolta di firme per riproporre quel referendum abrogativo che aveva portato a cambiare il jobs act, anche se era stato mantenuto l’articolo 18. Articolo da abolire.

Solo Di Maio vede una Waterloo per il precariato. Il decreto è stato da lui co-firmato

Insomma, come dice l’economista Alfonso Gianni, la “Waterloo per il precariato la vede solo Di Maio”.  Noi  invece pensiamo che la ricerca della “manina” sia una pura invenzione data in pasto ai media, quelli che stanno transitando verso i nuovi padroni, leghisti e grillini. Ci spiace di dover ricorre a Mara Carfagna, deputata di Forza Italia, vicepresidente della Camera e non ad un parlamentare del Pd o di Liberi e Uguali, la quale afferma che “Leggendo il testo del decreto legge Dignità si può facilmente scoprire che la ‘manina’ che avrebbe manomesso la relazione tecnica di accompagnamento del decreto semplicemente non esiste. All’articolo 14 il testo del disegno di legge di conversione del decreto, quello che il ministro Luigi Di Maio ha co-firmato di proprio pugno e presentato a proprio nome al Parlamento per l’approvazione, contiene infatti le stesse indicazioni della famigerata relazione tecnica”. “È l’articolo sulle ‘coperture finanziarie’ – prosegue –  cioè la parte della legge che dice quanto costano le varie misure del decreto e come vengono coperte queste spese. Al comma 2 di questo articolo si dice espressamente che le modifiche ai contratti a tempo determinato e quelle ai contratti di somministrazione (articoli 1 e 2 del decreto) comportano minori entrate per lo Stato. La ragione è sempre quella: ci saranno meno posti di lavoro a causa di quelle norme e dunque meno entrate fiscali per lo Stato. La ‘manina’ dunque non esisteva e non ci interessa più: vorremmo però capire chi ha firmato il testo del decreto al posto del ministro Di Maio o se, invece, lui stesso ha firmato un provvedimento senza leggerlo”.

Il valore delle statistiche messo in dubbio. Ridicolo. Grave attacco agli organi e agli Enti dello Stato

Concludiamo con ancora una considerazione sul valore delle statistiche. Ci riferiamo al ministro Tria che ha definito “antiscientifiche” quelle diffuse da Inps. Proprio ieri ancora una volta le statistiche sull’andamento della nostra economia sono state riviste dal Fondo monetario internazionale. Per il 2018 il Pil crescerebbe dell’1,2%, meno 0,3 rispetto alle previsioni di aprile e per il 2019 sarebbe fermo all’1%. Dovrebbe sapere Tria e chi concorda con le sue affermazioni che le statistiche sono basate su previsioni, usando metodi scientifici. Altrimenti dovremmo mandare a casa, Istat, Ocse, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e via dicendo. Gli scostamenti sono previsti ma non vanno mai troppo lontani dalla previsione. La realtà è un’altra, molto grave. È in atto un attacco molto grave ad organi dello Stato, come la Ragioneria, di cui Di Maio ignorava, o fa finta di ignorare, perfino il ruolo, la bollinatura delle leggi. Così come grave è l’attacco all’Inps da parte del Di Maio e, in particolare di Salvini, che invita il presidente dell’Istituto, Boeri, a dimettersi. Ignorano o fanno finta di ignorare che la Ragioneria dello Stato, l’Inps, sono istituzioni, istituti che rappresentano, nei loro settori di appartenenza, lo Stato, la sua presenza e non  sono servitori del governo e dei ministri. I governi passano, gli enti che devono provvedere al funzionamento dello Stato, nelle sue articolazioni, restano, al servizio della democrazia, del popolo.

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