Vibo. Corteo per la verità sull’omicidio di Soumaila Sacko e la libertà dalla schiavitù dei caporali. I migranti in rivolta: “Siamo qui per lavorare. Trattati come animali”. La Cgil denuncia un clima di odio

Vibo. Corteo per la verità sull’omicidio di Soumaila Sacko e la libertà dalla schiavitù dei caporali. I migranti in rivolta: “Siamo qui per lavorare. Trattati come animali”. La Cgil denuncia un clima di odio

A San Ferdinando, nel giorno della mobilitazione decisa dopo l’omicidio di Soumaila Sacko, migrante maliano di 29 anni, e il ferimento di altri due connazionali sorpresi a raccogliere lamiere in una vecchia fabbrica poco distante, l’area che ospita la vecchia e la nuova tendopoli è presidiata dalle forze di polizia. Un gruppo di una trentina di maliani che vivono nella vecchia tendopoli, si sono messi in marcia ed hanno raggiunto il municipio di San Ferdinando dove hanno incontrato il sindaco della cittadina ed altri rappresentanti delle Istituzioni. Chiusa da un cordone di polizia la vecchia tendopoli è inaccessibile. Dietro le volanti un gruppo di migranti mostra cartelli, grida slogan.

“Se anche Soumayla fosse andato a rubare, e non lo stava facendo, perché quell’uomo non ha chiamato la polizia?”, dice un ragazzo che mostra un cartello ricavato da un pezzo di cartone che chiede giustizia. “Noi – dice un altro, giovanissimo – siamo qui per lavorare. Ma ci ammazzano come animali, ci picchiano, ci maltrattano solo perché siamo africani”. I migranti hanno cercato un rapporto diretto con la stampa, chiedendo che i giornalisti entrino nella tendopoli dove risiedeva Soumaila Sacko. Ma le forze dell’ordine hanno ‘consigliato’: “Per adesso non è sicuro. È meglio di no”. Nella serata di domenica, alcuni cumuli di rifiuti sono stati dati alle fiamme, immediatamente spenti dai Vigili del Fuoco che erano stati allertati dalla polizia. Intanto proseguono senza sosta le indagini dei carabinieri. I militari sin dalla notte tra sabato e domenica stanno eseguendo perquisizioni in tutta l’area alla ricerca della Fiat Panda bianca vecchio modello, a bordo della quale – secondo il racconto dei due feriti – è giunto l’uomo, di carnagione chiara che ha sparato quattro colpi di fucile caricato a pallettoni contro i tre migranti. Gli investigatori, coordinati dalla Procura della Repubblica, avrebbero imboccato una pista precisa per individuare l’autore. I carabinieri hanno anche sentito alcune persone alla ricerca di indizi. Dopo essere stati feriti lievemente dai colpi, i due sopravvissuti hanno dato l’allarme, ma non avendo telefoni cellulari sono tornati a piedi a Rosarno (Reggio Calabria), distante una decina di chilometri da San Calogero, dove si sono recati dai carabinieri. I militari si sono recati quindi sul posto facendo intervenire il 118 che ha soccorso Sacko portandolo nell’ospedale di Reggio Calabria dove però è morto per una ferita alla testa.

E’ ormai quasi certo che si tratti di un atto di vendetta, probabilmente proprio nei confronti della vittima, che da tempo aveva un rapporto con i sindacati che rappresentano i poveri braccianti. Sacko, iscritto all’Usb, viveva, come detto, nella baraccopoli di San Ferdinando. Si batteva per i diritti dei braccianti sfruttati nella piana di Gioia Tauro. Qui, nel 2010, il ferimento di un immigrato innescò una rivolta sedata a fatica dalle forze di polizia, mentre nel gennaio scorso una giovane donna morì in un rogo nella tendopoli. Da registrare, poi la presa di posizione della Cgil, che si unisce a quelle di molte altre organizzazioni sindacali. “Quanto avvenuto è sconcertante. Ribadiamo la nostra condanna verso tali gesti e manifestiamo serie preoccupazioni per l’aumento di violenze inaudite, alimentate da un clima esasperato sempre più dedito all’odio”. Questa la durissima presa di posizione del segretario generale della Cgil Calabria Angelo Sposato e della segretaria generale della Cgil Gioia Tauro Celeste Logiacco, in relazione all’omicidio di Sacko. “Da troppo tempo – continua la nota- denunciamo le condizioni di vita e di lavoro alle quali sono costretti a sottostare ancora oggi, malgrado gli importanti risultati legislativi ottenuti e l’allestimento della nuova tendopoli, uomini e donne che di anno in anno durante la stagione di raccolta ritornano nella piana di Gioia Tauro”, spiegano i due esponenti sindacali. Quanto accaduto, aggiungono Sposato e Logiacco, oltre a “dimostrare drammaticamente quali possano essere le conseguenze della mancata accoglienza e dell’inesistente integrazione, impone ancora una volta l’intervento immediato e non rinviabile dello Stato per il superamento definitivo dell’ormai nota situazione alloggiativa in cui sopravvivono da troppo tempo uomini, donne e bambini”. Per la Cgil regionale e quella provinciale “vanno messe definitivamente in atto tutte le azioni necessarie per favorire la fuoriuscita dall’ancora attuale condizione di degrado e precarietà che caratterizza l’intero territorio della Piana di Gioia Tauro, per ridare dignità al lavoro agricolo garantendo il rispetto dei contratti e individuando fin da subito idonee strutture alternative alle baracche, ai capannoni e ai casolari, serviti in questi anni, e mai come adesso, a coprire il fabbisogno di posti letto e quanto necessario”. In conclusione, Angelo Sposato e Celeste Logiacco rilevano che “un’accoglienza dignitosa è il primo passo per arginare gravi abusi quali lo sfruttamento lavorativo: negare un’accoglienza degna di un paese civile a questi lavoratori vuol dire necessariamente consegnarli a caporali e sfruttatori”.

Di “un’aggressione vile e piena di odio” parla Bruno Costa, segretario generale della Flai Cgil Calabria. “E’ un fatto che nella sua ferocia colpisce, nel mentre in questo paese un vento gelido di revanscismo e sciovinismo nervoso, che qualcuno pericolosamente alimenta, sta eccitando le coscienze poco critiche di quanti ignorano le pene, le difficoltà, lo sfruttamento, le condizioni di vita e di lavoro che i migranti devono sopportare, per assicurarsi un’esistenza dignitosa lontano da guerre, fame e malattie”. La Flai Cgil calabrese, dunque, chiama “a responsabilità la società civile, la politica e le istituzioni tutte a riflettere e agire immediatamente, e senza tentennamenti, per l’aumento di questo genere di violenze razziali”. Poi la nota congiunta dei segretari generali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, Onofrio Rota, Ivana Galli e Stefano Mantegazza. “Questo fatto gravissimo deve suscitare preoccupazione e mantenere acceso il faro sulla condizione in cui vivono migliaia di lavoratori stranieri impiegati per lo più nel lavoro nei campi in condizioni disumane e di grave sfruttamento. Nel ribadire la condanna per quanto avvenuto, confidando che quanto prima siano consegnati alla giustizia i responsabili dell’aggressione e dell’omicidio, esprimiamo forte preoccupazione e invitiamo le istituzioni tutte a vigilare e arginare qualsiasi ulteriore forma di intolleranza e aggressione ai danni dei migranti. Paghe di pochi euro l’ora, assenza di contratti, lavoro nero, ricatti, a questo si aggiunga la mancanza di politiche di accoglienza e di integrazione realmente efficaci. Tutto questo non è più tollerabile. Crediamo che dal lavoro, da una giusta e legale retribuzione e da condizioni umane di accoglienza sia necessario partire per dare risposte reali ai bisogni di tutti”, continuano i sindacati. “È indispensabile che le istituzioni provvedano al più presto a istituire in Calabria la Cabina di regia della Rete del lavoro di qualità, attivando le sezioni territoriali, secondo il percorso avviato a Foggia, con le parti sociali affinché, oltre al contrasto del lavoro nero, vengano assunte le decisioni più opportune. Ci auguriamo inoltre – concludono i segretari generali – che, in seguito a questi accadimenti, tutte le parti negoziali siano richiamate a una maggiore responsabilità per un rapido rinnovo del contratto degli operai agricoli”.

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