Non potevano resistere le “roccaforti rosse”. Non erano più “rosse”. È il Pd che le ha consegnate nelle mani del centrodestra con l’aiuto di M5S. Gli errori di una sinistra che smarrisce origini e storia ed ha “paura” dei migranti

Non potevano resistere le “roccaforti rosse”. Non erano più “rosse”. È il Pd che le ha consegnate nelle mani del centrodestra con l’aiuto di M5S. Gli errori di una sinistra che smarrisce origini e storia ed ha “paura” dei migranti

Perché mai avrebbero dovuto resistere le “roccaforti rosse” all’ondata gialloverde che sta invadendo il nostro paese e lo colloca fra quelli più vicini alla peggiore destra europea? Si sperava, o meglio loro, quelli del Pd contavano sul fatto che il voto amministrativo avrebbe riavvicinato elettori che se ne erano andati, magari verso le sponde dei grillini o che le sconfitte subite dal Pd, referendum costituzionale, batosta del 4 marzo, fossero addirittura un incentivo per mobilitare i militanti e riprendersi subito che quel che era stato perduto. Non solo. Nel corso della intera campagna elettorale, quella del 4 marzo e di seguito il voto amministrativo, il Pd aveva incentrato tutta la impostazione su ipotetiche alleanze di centrosinistra, quando del centrosinistra non c’era neppure l’ombra. Ancora,  nel dibattito, si fa per dire, interno al partito erano comparse voci, vedi Calenda e non solo, per costruire un fronte “repubblicano”, un oggetto misterioso buono per un dibattito interno. Neppure a pensare per esempio ad aprire un discorso autocritico sul perché delle sconfitte a ripetizione, sulla decadenza politica e morale, sì morale, nel senso indicato da Enrico Berlinguer che il renzismo ha eliminato dal suo vocabolario. Neppure un tentativo per riaprire un discorso sulla sinistra, il suo ruolo in Europa, non per far rientrare nel Pd coloro che se ne erano andati, ma per ridare forza politica e dignità culturale a un partito che non può rinunciare alle proprie radici pena la perdita totale di un rapporto con i suoi elettori. Una cosa è l’alleanza fra forze politiche diverse che si incontrano su un programma, altro è un partito di sinistra che delinea un progetto di società, che mette a punto un programma fondamentale, che costruisce su questa base le sue alleanze.

A sinistra del Pd la ricerca di nuove identità, ma senza “spinta propulsiva”

Per questo Pd, le elezioni amministrative sono state solo un momento in cui tentare, invano, di rimettere insieme i cocci, con qualche  approccio  verso Liberi e Uguali, la nuova formazione politica anch’essa dopo un netto insuccesso elettorale, alla ricerca di una sua identità. Una ricerca senza “spinta propulsiva”, tutta centrata sul rapporto fra diverse componenti, Mdp, Sinistra italiana, Possibile, intenti più a leccarsi le ferite e, in qualche modo, a sopravvivere con un piccolo gruppo parlamentare, invece di affrontare in campo aperto un mare in cui navigano piccole imbarcazioni, che rischiano derive e naufragi, ritenendo una vittoria da festeggiare l’aver ottenuto un 3% o poco più alle elezioni politiche. Già, il mare. Ci domandiamo se e quante manifestazioni grandi o piccole non importa, sono state promosse  e organizzate, per denunciare l’operato del governo, a trazione Salvini, segnato da razzismo, odio per il diverso, magari proprio nelle città dove si andava al voto. O  quante iniziative hanno contrastato l’emergere della caccia al negro, al migrante.  Eppure la campagna elettorale della Lega, reale vincitore di questa tornata amministrativa, non è stata centrata sui problemi delle città ma sulle tematiche generali, l’Europa che ci vuol male, i migranti a casa loro, sul libro dei sogni, il “contratto” che ha portato alla costituzione del governo gialloverde, una campagna elettorale che è  stata la prosecuzione di quella che ha portato al voto del 4 marzo. E che ora proseguirà in vista di elezioni in alcune regioni e poi alle Europee.

A segnare la strada dei campi libici è stato un  ministro del centrosinistra

E a sinistra? Come è stato speso questo tempo? Dal momento in cui Renzi Matteo se ne è andato, il  Pd è diventato sempre più una forza politica di centro che guarda a destra. Per dirne una, a segnare la strada dei migranti, quella dei campi di concentramento in Libia è stato un ministro del governo di centrosinistra, presidente Gentiloni, leggi Minniti. Salvini  ne ha seguito le orme ed è andato oltre. In questa fase cosa ha proposto il Pd nei giorni della campagna elettorale, in questi ultimi giorni, proprio alla chiusura, quando Salvini bloccava le navi delle Ong, quando parlava di “crociere”, di “passeggiate”? Navi ancora bloccate nei porti in spregio alle convenzioni relative ai soccorsi in mare, ignorate non solo da Salvini, vicepremier e ministro, ma anche dai ministri Toninelli  e Trenta, quella siglata ad Amburgo nel 1979 e quella che porta la firma dell’Onu sul diritto del mare firmata del 1982.  Costoro hanno umiliato anche la Guardia costiera italiana che ha sempre operato in mare salvando migliaia di persone, non guardando al colore della loro pelle, alla nazionalità delle Ong, alla “ territorialità” delle acque, ma  alla sicurezza di migliaia di persone, “non carne umana, ma persone”, come l’invito a Salvini ad andare a bordo della Lifeline. Perché insistiamo su questi problemi che avrebbero dovuto essere sostanza fondamentale per le forze di sinistra? C’è stato timore, paura che a portare il problema dei migranti, della ospitalità da parte delle nostre città, se ne avvantaggiassero forze  xenofobe, la Lega in primo luogo. In realtà, la sinistra o le sinistre, o meglio le forze democratiche, hanno perso una grande occasione.

La paura delle sinistre ad affrontare le migrazioni, il problema del secolo

Perché il problema non è solo quello di trovare un porto dove far attraccare una nave ma è quello di affrontare una grande questione come quella della migrazione, un fenomeno destinato a non arrestarsi, un esodo biblico se così si può dire. La sinistra, le forze democratiche lo devono assumere come la “questione” di questo secolo, lo devono incorporare nella loro cultura, nei loro programmi. Perché questo “fenomeno” significa “liberta e uguaglianza” per milioni di esseri umani e anche per noi.

Da Siena a Pisa a Massa, a Imola, la lunga marcia della sconfitta

Ripensiamo, invece, ai giorni della campagna elettorale mentre migliaia di uomini, donne, bambini, vivevano giorni di tragedia. A Siena addirittura, tanto per dirne una, si erano candidati due esponenti del Pd, uno il sindaco uscente, Valentini, l’altro uno che era stato sindaco, nel 1997, Pier Luigi Piccini. C’è voluta una mediazione con interventi di esponenti del Pd ad alto livello come Veltroni e Liberi e Uguali come D’Alema per indicare il candidato unico, il sindaco uscente Bruno Valentini, che è rimasto sconfitto. Ha vinto un leghista candidato di tutto il centrodestra con i voti aggiunti dei pentastellati. A Siena hanno votato poco più di 24 mila elettori, il 56%, tanti quanti i voti che aveva preso Piccini. A Pisa l’operazione relativa alla candidatura a sindaco non è stata “tranquilla”. Anzi. Il sindaco uscente aveva  terminato il secondo mandato. La ricerca di un nuovo esponente del Pd aveva suscitato forti malumori. Dice un consigliere regionale: “Abbiamo perso perché abbiamo smesso di ascoltare”. Cosi, forse, anche la sconfitta a Massa dove gli elettori sono calati di ben il 10%. Poi il “caso” Imola dove il Pd dava per certa la  vittoria della civica di centrosinistra Carmen Capello che aveva primeggiato nella prima  tornata. Ma nella città che per 73 anni era stata amministrata dalla sinistra avevano fatto male i conti. Speravano che sulla candidata pentastellata, Manuela Sangiorgi, non confluissero i voti di tutto il centrodestra. Così non è stato. Centrodestra e Cinquestelle hanno marciato divisi per colpire uniti, come dicevano alcuni politici del passato. Conclusione: potevano riparare i danni Pd e alleati di centrosinistra? Poteva dar segni di una ritrovata vitalità Liberi e Uguali?  Pensiamo di no. Ma la speranza, come si dice, è l’ultima a morire, dando immediati segnali di un cambio di rotta. Tornando in primo luogo a ritrovare le radici di una sinistra socialista, del lavoro, ecologista. Una sinistra umana.

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